Le conseguenze economiche del terremoto di Amatrice

di Mattia Poletti - 23 settembre 2016

Commentare un evento disastroso come il terremoto che ha colpito Amatrice è sempre difficile. Il numero delle vittime fa spavento, soprattutto in rapporto agli abitanti, così come quei cumuli di macerie di edifici completamente distrutti. 

A differenza de L’Aquila, non vi sono state telefonate notturne di imprenditori che gioivano per il lavoro creato dal sisma, le polemiche si sono concentrate su altro: dalla rabbia per edifici comunali nuovi e teoricamente antisismici che si son sbriciolati, all’obsolescenza di case costruite decenni/secoli fa ma mai ristrutturate con misure antisismiche. 

Oltre a tutto ciò, durante “Porta a Porta” è uscita per l’ennesima volta (avvallata anche dal ministro Del Rio) la teoria della maggior crescita economica, ricchezza e lavoro in seguito ad un evento catastrofico. In sintesi, il terremoto aumenterà il Pil italiano.

Fa tristezza come l’intera classe politica e non italiana si sia adirata solo per “l’immoralità” delle dichiarazioni, sicuramente fuori luogo, senza però analizzarle dal punto di vista economico.

È vero che il terremoto di Amatrice aumenterà il Pil italiano? Rispondere a questa domanda non è semplice. Le variabili in gioco sono tante e ogni evento catastrofico è diverso. 

Il sisma che ha colpito l’Emilia nel 2012, ad esempio, è molto diverso rispetto a quello di Amatrice. Prima di tutto, a essere coinvolta è stata una regione altamente produttiva, con industre importanti a livello nazionale, con rapporti commerciali non solo nel loro distretto, ma in tutta Italia. Tanto per fornire un dato, l’incidenza di quell’area sul Pil italiano era di circa il 2%.  Quel terremoto non ha solamente danneggiato una parte di tessuto produttivo emiliano, ma anche molte aziende di regioni limitrofe che lavoravano con/per le imprese romagnole. Il danno economico-produttivo, in quel caso, è stato molto superiore rispetto a quello di poche settimane fa.

Ad Amatrice e nelle altre zone colpite non vi sono grosse industrie e la produzione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella della provincia di Modena (la più colpita 4 anni fa). La provincia di Rieti, per quanto riguarda la parte montana di cui fanno parte i comuni colpiti, è prevalentemente agricola e negli ultimi decenni ha assistito a un costante spopolamento verso il centro più urbano e industrializzato (Amatrice è passato dai 10mila abitanti di inizio ‘900 ai 2500 circa odierni). 

I danni maggiori saranno, probabilmente, al turismo: Amatrice è infatti località turistica, così come le zone limitrofe coinvolte nel sisma. Escludendo i “turisti del dolore”, il danno economico dato dalla mancanza di visitatori italiani e stranieri non sarà trascurabile per il territorio. A differenza poi del capannone industriale, ricostruire da zero o quasi un’intera località turistica impiega tempo e non crea valore aggiunto.

Se l’impresa, una volta ricostruita, può aumentare la produttività grazie a nuove tecnologie, recuperando così in breve tempo la mancata produzione post terremoto, la località turistica sempre quella è. Difficilmente può essere migliorata a tal punto da sopperire alla perdita di turisti durante la ricostruzione (quindi di ricavi) e ai costi della ricostruzione stessa.

Tra l’altro, c’è sempre il pericolo di perdere parte del patrimonio (e fascino) artistico presente prima del sisma, quindi ritrovarsi ad avere addirittura meno visitatori nel medio lungo periodo.

Da non dimenticare poi, le perdite di capitale umano. Le vittime sono state tante, specialmente in rapporto al numero di abitanti. Ogni individuo è una risorsa ed è impossibile stimare la perdita economica data dalla morte della stessa. Cosa sarebbero diventati tutti i bambini e ragazzi morti? Nessuno può saperlo. 

Per quanto riguarda lavoro e ricchezza creati dalla ricostruzione, rientriamo sempre nella Broken Window Fallacy di cui già si era parlato su queste pagine. Vero che le imprese edili avranno introiti, ma essi saranno soldi spesi lì e non altrove. Come il negoziante si ritrova a dover spendere soldi per riparare la finestra rotta, al posto di farsi una vacanza (magari ad Amatrice), così lo Stato dovrà pagare per ricostruire uno o più paesini al posto di investire nella fibra ottica o in ricerca o in altre opere pubbliche (facendo lavorare altre imprese edili). Tra l’altro, a debito, ergo dovrà pagarci gli interessi (altri costi) e forse aumenterà le tasse, danneggiando il potere d’acquisto di tutti.

Come detto, le variabili in gioco sono tante ed è difficile prevedere quali siano gli effetti di un evento catastrofico come questo sul Pil. 

A “Porta a Porta” son sicuri che i guadagni supereranno le perdite. “Uno che spara una diagnosi con tanta sicurezza o è un grande genio, o un grande imbecille” diceva Dr House. A voi la scelta.


Mattia Poletti

@RebelEkonomist

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