La Ryder Cup la devono finanziare i privati. Basta chiedere sempre allo Stato le garanzie

di Beniamino Piccone - 16 febbraio 2017

Settimana scorsa la stampa ha dato ampio spazio all’inserimento nel decreto “Salva Banche” di un emendamento che prevedeva la garanzia di Stato sul prossimo evento romano di golf del 2018, La Ryder Cup. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha meritoriamente fatto escludere la proposta dal testo di legge, visto che c’entrava come i cavoli a merenda.

Proprio cinquant’anni fa, il 9 febbraio 1967 moriva Ernesto Rossi, formidabile bacchettatore – dalle colonne del “Mondo” – della grande industria privata (le PMI pagano e basta), che tende, se nessuno si oppone, a “privatizzare i profitti e pubblicizzare le perdite”.

Chissà cosa avrebbe scritto Ernesto Rossi di coloro che piangono – come Adriano Panatta – la mancata garanzia di Stato per 97 milioni di euro! Il tema da porre sul tavolo è il ruolo dello Stato, il perimetro di attività che spettano allo Stato. Se la spesa corrente deve coprire anche l’organizzazione di una manifestazione sportiva, allora finanziamo qualunque cosa. La degenerazione della gestione del Comune di Roma – che ha accumulato ben 12 miliardi di euro di debito – rientra in queste abitudini.

Nel febbraio 2016 il presidente del Giovani Industriali di Confindustria ha sostenuto che l’Italia necessiti di una politica industriale in grado di “aiutare lo sviluppo di settori ad alta competitività e proteggere quelli momentaneamente in crisi ma strategici per l’impatto di filiera o di territorio”.

Come ha scritto Riccardo Gallo nell’interessante volume “Torniamo a industriarci” (Guida editore, 2016), la tesi è poco convincente per diverse ragioni:

  1. Non esistono settori a competitività alta o bassa; la competitività o è del sistema paese o dell’impresa singola;
  2. Destinare risorse pubbliche alla difesa di settori in difficoltà vanificherebbe il sostegno allo sviluppo degli altri;
  3. Il concetto di “proteggere” è superato dalla storia;
  4. Non è il governo che deve stabilire quali settori siano meritevoli e quali no.

Siamo quindi deficitari di cultura d’impresa e al contempo, chiediamo sempre aiuto allo Stato. Gli stessi soggetti che spingono per il finanziamento della Ryder Cup sono gli stessi che al prossimo convegno si batteranno con impeto per la riduzione della pressione fiscale e grideranno allo Stato spendaccione o a “Roma ladrona”.

Perchè gli imprenditori italiani chiedono sempre il supporto dello Stato, anche in casi manifestatamente arditi? Da un punto di vista storico, il salvataggio delle imprese industriali negli anni ’30 e il successivo acquisto delle aziende decotte tramite IRI ha creato quella cultura distorta per cui lo Stato, e quindi il contribuente, deve sempre intervenire. E intanto la spesa corrente vola, la Commissione Europea giustamente ci invita a rientrare da un debito che nel 1992 – giusto 25 anni fa a Maastricht  – l’allora ministro del Tesoro Guido Carli prometteva di ridurre ad un “ritmo adeguato”.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

Beniamino Piccone

Se vuoi leggere altri articoli di Beniamino Piccone CLICCA QUI

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK CLICCA QUI

seguici su facebook

0 Commenti :

Commento

Captcha