I ribelli silenziosi alzeranno la voce?

di Andrea Arrigo Panato - 4 dicembre 2013

I sociologi è cosi che chiamano donne e uomini che non si rassegnano alla decrescita felice e – nonostante le profezie di sventura – ogni giorno intraprendono, inventano, sbagliano, realizzano.

Sono stufo, lo siamo tutti. Acconti ancora incerti sul quantum e sulla scadenza, IMU ancora in gestazione, tasse sugli immobili e varie ed eventuali. Inutile dirlo, non ricordo periodo più travagliato dal punto di vista fiscale.

Le semplificazioni promesse in conferenza stampa a luglio dall’Agenzia delle Entrate sono lettera morta e lo Statuto dei diritti del Contribuente è disatteso nei contenuti e depotenziato nel ruolo dei Garanti. Siamo costantemente frenati da una Pubblica Amministrazione che dovrebbe essere di stimolo all’innovazione.

Lo Statuto dei diritti del contribuente, previsto dalla legge n. 212 del 27 luglio 2000, dovrebbe dare attuazione ai principi di democraticità e trasparenza del sistema impositivo, contribuendo a migliorare il rapporto tra Fisco e cittadini. Ai contribuenti lo Statuto attribuisce strumenti di tutela e di garanzia nei confronti dell'amministrazione finanziaria, sia in materia di conoscibilità del sistema normativo tributario, sia nell'ambito delle attività di accertamento e riscossione esercitate dagli uffici fiscali.

Riporto solo i titoli delle sintesi predisposte dal Ministero delle Finanze, basterebbe applicarlo:

Chiarezza, trasparenza, razionalità delle fonti, semplificazione, tutela della buona fede: oggi sembra una presa in giro.

Mi piace la definizione di ribelli silenziosi, forse però bisognerebbe iniziare ad alzar la voce, a pretendere rispetto, per noi e per i nostri clienti.

Non è stato facile decidere l’argomento dell’editoriale di questa settimana, ho iniziato a buttar giù una sequenza dettagliata e professionale su tutte le difficoltà a cui i professionisti e le imprese si trovano a far fronte ma poi ho detto basta.

Voglio tornare a parlar di impresa e di professione. Voglio provare per un attimo a concedermi il lusso di pianificare, forse sognare un 2014 diverso.

Nei giorni scorsi ho avuto il privilegio di assistere a una lezione riservata di Alberto Grando, Prorettore all’innovazione dell’Università Bocconi. Ha descritto con passione i macro trend dei prossimi anni. Mi sono appuntato alcune osservazioni utili anche per il nostro Studio:

  • Bisognerebbe mappare i settori in cui in italia è possibile crescere e quelli in cui diventa “accanimento terapeutico” fare impresa;
  • Focalizzarsi più che sulla riduzione dei costi (più di cosi è dura) sul ridisegnare il business;
  • Sopravviveranno solo le imprese capaci di cambiare [radicalmente];
  • I giovani sono uno strumento potente per cambiare, una struttura vecchia anagraficamente difficilmente riuscirà a percepire tendenze e stimoli pianificando correttamente il medio periodo.

Mentre parlava mi sono accorto quanto ormai anche nella nostra professione è entrata la strategia di impresa:

Oggi la vera domanda da porsi è come deve evolvere la nostra di strategia, come deve cambiare il nostro studio per meglio affrontare il 2014, come evolvere, provando a non rassegnarci alla decrescita felice e – nonostante le profezie di sventura – continuando a intraprendere, inventare, sbagliare, realizzare.

Ribelli si, ma forse provando a essere meno silenziosi.

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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