Legge di stabilità 2014, rivalutazione… (segue)

di Andrea Arrigo Panato - 27 gennaio 2014

Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni

I soggetti Ires, le società di persone e le imprese individuali, che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio, possono, anche in deroga all'articolo 2426 del codice civile e ad ogni altra disposizione di legge vigente in materia, rivalutare i beni d'impresa e le partecipazioni a esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività di impresa, risultanti dal bilancio dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2012.

La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio 2013 e deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa.

Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, con l'applicazione in capo alla società di un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell'imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali nella misura del 10 per cento.

Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita, mediante il versamento di un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali nella misura del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili.

Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci, di destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, ovvero al consumo personale o familiare dell'imprenditore dei beni rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita, ai fini della determinazione delle plusvalenze o minusvalenze si ha riguardo al costo del bene prima della rivalutazione.

Le imposte sostitutive sono versate in tre rate annuali di pari importo, senza pagamento di interessi, di cui la prima entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d'imposta successivi. Gli importi da versare possono essere compensati ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

È una norma già proposta più volte in passato, oggi ha perso parte del suo fascino vista la riduzione dei prezzi degli immobili. Inoltre è da valutarne con attenzione l’opportunità in caso di imprese in difficoltà.

Andando ad aumentare il patrimonio netto della società l’operazione va effettuata con molta prudenza per evitare responsabilità ad amministratori e sindaci. In caso di perdite consistenti la rivalutazione dei beni potrebbe avere come effetto quello di rimandare gli obblighi relativi alla riduzione del capitale.

 

Rivalutazione terreni e partecipazioni

Le persone fisiche non imprenditori possono adeguare il costo fiscale delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni edificabili e agricoli posseduti all’1 gennaio 2014 sulla base di una perizia giurata, da redigersi entro il 30 giugno 2014.

L'imposta sostitutiva deve essere versata entro il 30 giugno 2014 ed è pari al:

  • 4% per terreni e partecipazioni qualificate;
  • 2% per partecipazioni non qualificate.

Altra norma più volte riproposta dal legislatore, ha il grosso vantaggio del risparmio fiscale che in caso di cessione di partecipazioni può risultare davvero considerevole.

Bisogna però ricordare che l’imposta sostitutiva deve applicarsi all’intero valore periziato e non solo alla plusvalenza (a differenza della tassazione ordinaria). Ricordiamo inoltre che vi sono limiti di applicabilità in caso di recesso del socio che andranno adeguatamente approfonditi

 

Perdite su crediti

Gli elementi certi e precisi necessari per la deducibilità delle perdite sussistono anche in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio operata in applicazione dei principi contabili.

La disposizione si applica a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013.

La disposizione è certamente a favore del contribuente anche se presenta ancora degli aspetti da chiarire. In questo periodo dell’anno (ove non sia già stato fatto) conviene cogliere l’occasione e monitorare con attenzione la bontà dei crediti. L’azienda deve attivarsi per tempo nell’attività di sollecito e recupero.

 

Compensazioni imposte dirette e Irap

Analogamente a quanto prescritto ai fini Iva, l'utilizzo in compensazione, con il Modello di Delega «F24», dei crediti Irpef, Ires, Irap, ritenute alla fonte e imposte sostitutive, per importi superiori a euro 15mila annui, necessita dell'apposizione del visto di conformità in sede dichiarativa; limite da considerarsi autonomamente per ogni tipologia di credito d'imposta.

Ulteriori limiti al diritto di compensazione dei crediti di imposta. Le semplificazioni restano un miraggio lontano. Il nuovo adempimento dovrà essere illustrato, sanzioni comprese, ai responsabili amministrativi delle Pmi.

 

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Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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