Aumenta la tassazione di dividendi e plusvalenze: emendamento per equiparare partecipazioni qualificate e non

di Andrea Arrigo Panato - 26 maggio 2014

Le agenzie stampa minacciano: il Governo sta lavorando su un emendamento per la “equiparazione della tassazione di dividendi e plusvalenze relative alla partecipazioni qualificate e non qualificate” verrà presentato dai relatori al D.L. Irpef.

Se prima del Decreto Renzi la tassazione sulle partecipazioni non qualificate era più bassa rispetto alle qualificate, oggi con l’aumento dell'aliquota dal 20% al 26% assistiamo a un pesante aumento della tassazione su queste partecipazioni, “penalizzandole fiscalmente”.

Si assiste quindi al paradosso che vede i soci di minoranza detentori di partecipazioni non qualificate dover versare nelle casse dello Stato non più una ritenuta del 20% bensì del 26% che in termini di inasprimento della tassazione è pesantissimo.

Il Governo quindi pare voler mettere una pezza in termini di equità ovviamente mediante una equiparazione al rialzo per la tassazione dei dividendi e delle plusvalenze delle partecipazioni qualificate.

La disposizione stabilisce, per i dividendi, il criterio di cassa, e la nuova aliquota dovrà applicarsi ai dividendi percepiti a far data dal 1 luglio 2014.

Se si deliberasse la distribuzione di dividendi prima del 1 luglio 2014 e prima di tale data ci fosse l’effettivo incasso da parte del socio persona fisica, l’aliquota di imposta da applicare ai dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate sarebbe ancora quella vecchia pari al 20%.

Mentre la stampa continua romanticamente a parlare di tassazione delle rendite finanziarie (che nell’immaginario collettivo son prerogativa di arroganti milionari) forse converrà ricordare ai più che spesso si andranno a colpire i soci di piccole Srl che vedono nella distribuzione utili una parte della remunerazione del loro lavoro in azienda (che non a caso nel nostro Paese sconta anche una imposizione ai fini previdenziali).

L'equiparazione della tassazione di dividendi e plusvalenze sulle partecipazioni qualificate e non qualificate proverà a sanare la situazione dal punto di vista dell’equità ma di certo prosegue nel percorso ben poco virtuoso di incremento delle imposte.

Assistiamo quindi per l’ennesima volta ad una situazione estremamente complessa.

In un Paese che stenta a crescere (o meglio indietreggia) la tassazione per le imprese e i loro soci continua non solo ad aumentare in termini di aliquote, ma anche in termini di complessità della stessa. E, non dimentichiamolo, di incertezza.

Pianificare è sempre più difficile a discapito in primis degli investimenti.

E non illudiamoci che questo serva come incentivo a capitalizzare le imprese, a far questo è già più che sufficiente la stretta del credito bancario.

Oggi purtroppo è del tutto inutile sbandierare iniziative come l’ormai famigerato “Destinazione Italia” se si continua a poi a far diminuire la fiducia degli investitori.

Riporto, per semplicità e per agevolarne la lettura, l’indice e i principi su cui si fonda lo Statuto dei diritti del contribuente cosi come riportato dal sito del Ministero delle Finanze:

Tutto questo mentre ancora si cerca di trovare una soluzione all’improvvisa modifica delle scadenze relative al pagamento delle imposte di rivalutazione. Ma questa è un’alta storia.

Abbiamo sempre di più bisogno di una riforma del diritto tributario che vada a rendere più semplice e coerente con il dettato costituzionale (e con il fare impresa) il sistema normativo.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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