Fattura elettronica: una rivoluzione solo abbozzata

di Andrea Arrigo Panato - 30 giugno 2014

Stiamo vivendo, in qualità di professionisti, una situazione paradossale. Sentiamo forti spinte, provenienti dal mercato e dall’innovazione tecnologica, premere per una evoluzione del modo di fare e di concepire la professione ma nello stesso tempo subiamo una forza uguale e contraria che ci tiene fermi.

Le spinte a cambiare sono molteplici:

  • crisi economica;
  • ordini e categorie tradizionali non più in grado di governare il cambiamento;
  • ruoli professionali tendenzialmente sempre meno definiti e competenze sempre più concorrenti;
  • percorso verso un fisco europeo uniforme e semplificato (meno adempimenti, meno lavoro per il commercialista tradizionale);
  • aumento della dimensione media aziendale ed internalizzazione di contabilità, bilancio, eccetera;
  • internazionalizzazione;
  • difficoltà per il singolo professionista a reggere il cambiamento;
  • tecnologia che tra fattura elettronica, conservazione sostitutiva eccetera, in prospettiva dovrebbe rendere la contabilità un automatismo.

Rimanere fermi è impossibile ma in quale direzione muoversi? La PA ed il sistema normativo rappresentano un freno enorme per i professionisti e le imprese più dinamiche.

La crisi, invece di scardinare vecchi equilibri e liberare energie, a causa di uno stato refrattario ad ogni cambiamento, costringe le categorie ad una strenue quanto inutile difesa di vecchi privilegi.

Si parla di dichiarazioni precompilate e subito dopo arrivano incertezze, complicazioni burocratiche e nuove responsabilità per i professionisti accompagnate da pesanti sanzioni.

Non vedo rivoluzioni, non vedo una visione differente. Continua a mancare un progetto coordinato di riforma che vada ad incidere sia su come vengono scritte le leggi (oggi opache e confuse) sia su come vengono applicate. Soprattutto la sfida è sulla riforma di una burocrazia che ha la grande opportunità di semplificarsi e semplificare la vita utilizzando tecnologie ormai banali e diffuse.

Le norme su digitalizzazione e fattura elettronicase gestite in modo macchinoso, potrebbero trasformarsi semplicemente in un ulteriore adempimento burocratico.

Oggi finalmente è stato chiarito che fornitore e cliente possono scegliere la smaterializzazione del documento o la tenuta cartacea, senza che questo incida sul comportamento dell’altro. Al destinatario che preferisce la procedura tradizionale non resta che materializzare il documento elettronico e conservarlo nel modo che gli è più convenzionale, mentre chi lo ha emesso continua con il processo informatico anche se l’altro non l’ha accettato.

Il rischio però è che la burocrazia prenda il sopravvento e che vengano realizzate infrastrutture informatiche non in grado di interagire fra loro, con l'ovvia conseguenza di complicare le normali procedure senza riuscire a trarre un valore aggiunto che porti benefici alla PA e a imprese e cittadini.

Si pensi invece ai vantaggi derivanti dalla tracciabilità di una piattaforma in grado di integrare i dati dei sistemi di fatturazione elettronica con le informazioni bancarie relative alle disposizioni di pagamento. L'emissione di una fattura elettronica che indica le coordinate bancarie per il pagamento potrebbe essere acquisita con immediatezza a livello bancario e interbancario, e così pure le informazioni legate al pagamento di tale fattura. E laddove i sistemi di tesoreria delle aziende, che procedono all'elaborazione degli estratti conto bancari, fossero in grado di scambiare informazioni con le piattaforme gestionali, si potrebbe avere un'automatizzazione molto spinta delle registrazioni contabili.

Le registrazioni potrebbero così essere effettuate dai sistemi, mentre le aziende e gli studi professionali - dopo aver effettuato i controlli necessari - potrebbero investire il proprio tempo e le proprie risorse in attività a maggior valore aggiunto. Anche le verifiche da parte dell'Agenzia delle Entrate si potrebbero svolgere in modo più agevole. 

Per far tutto ciò però diritto ed informatica devono imparare a parlarsi in maniera più completa e molto più velocemente rispetto a quanto avviene oggi. Competenze ed infrastrutture sono necessarie ed urgenti per impedire che la PA continui a rappresentare un freno per lo sviluppo del Paese.


Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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