Chiediamo una tregua fiscale

di Andrea Arrigo Panato - 6 ottobre 2014

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha recentemente dichiarato, con l’evidente obiettivo di rassicurare gli investitori, che "Il quadro macroeconomico è molto deteriorato rispetto al Def di aprile sia in termini di crescita, che è negativa, che in termini di occupazione".

In tutto questo non accennano a diminuire i segnali di una politica restrittiva nei prossimi anni.

Diciamocelo francamente, il diritto tributario in questo Paese non è mai stato un diritto nobile al pari di quello societario. Ogni anno, ultimamente con maggior frequenza, arriva puntuale l’ennesima manovra che lungi dal modificare e integrare un sistema organico non fa altro che rimodulare un prelievo sempre più aggressivo vedendo nel contribuente qualcosa di molto simile a un bancomat.

All’orizzonte gli scenari si fanno cupi, nulla è definito ma, al di là dei soliti progetti roboanti, quello a cui si assiste è lo studio sistematico di impoverimento delle imprese e dei professionisti a favore di uno Stato che non accenna minimamente a ridurre il proprio perimetro di burocrazia e di spesa.

 

AUMENTO DELL’ IMPOSTA DI SUCCESSIONE E DONAZIONE

Allo studio un innalzamento delle aliquote e una riduzione delle franchigie per gli eredi. Ai pasdaran liberali di recente conversione che applaudono in nome della meritocrazia e della parità dei punti di partenza ricordo che questo avrebbe senso in caso di riduzione delle imposte sul reddito. Il progressivo aumento di entrambe non fa altro che spingere fuori mercato l’intero sistema paese.

 

REGIME DEI MINIMI, TRIPLICA L’IMPOSTA

Per le nuove partite con un fatturato sotto i 30mila euro l’aliquota del 5% (oggi obiettivamente senza senso rispetto alla tassazione ordinaria) dovrebbe triplicare passando al 15 per cento. Nessuna riforma invece in campo contributivo, il vero problema per queste (e non solo) partite Iva. L’allungamento della durata dell’agevolazione non pare comunque soddisfare le esigenze di un regime agevolativo che pare non trovar pace.

 

IL TFR AI DIPENDENTI, I DEBITI ALLE PMI

Ottima proposta, soprattutto per le casse statali che vedranno aumentare il gettito per le imposte sul Tfr erogato. Suggerisco per una maggiore disamina a livello macroeconomico l’articolo dell’ottimo Mario Seminerio. Mi chiedo gli effetti di una tale soluzione sulla stabilità finanziaria delle Pmi, già messe a dura prova dalla crisi e dalla stretta creditizia. Mi chiedo inoltre come si può pensare che tutto questo possa avere effetti positivi sui consumi in un clima con aspettative costanti di nuove tasse.

 

L’EUROPA CHIEDE UN AUMENTO DELL’IVA (ENTRO IL 2017)

Il Governo pare stia valutando (pur con molte riserve, bisogna dirlo) un ulteriore aumento delle aliquote IVA, di rivedere per esempio il regime agevolato su pompe funebri e prodotti agricoli. Inoltre, si valuta un aumento della percentuale Iva per cinema e alberghi che attualmente è fissata al 10%. Non si esclude un aumento anche per i prodotti che si trovano nella fascia del 4%, oppure la creazione di una nuova aliquota al 7/8 per cento.

Sia chiaro sono voci o poco più e nulla è ancora definitivo, ma chiediamo al Governo di agire sulla spesa e non sulle entrate, di ridurre la spesa corrente a favore di quella per investimenti se si ha paura di effetti recessivi sul mercato, ma di dare segnali positivi anche alle Pmi che da anni si sentono ai margini della politica economica del Paese.

In fondo imprese e professionisti chiedono solo di poter lavorare e… pagare le tasse senza l’ultimo labirinto della riforma degli F24.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

prev
next

0 Commenti :

Commento

Captcha