Abbiamo il coraggio di fare una bella battaglia?

di Andrea Arrigo Panato - 2 febbraio 2015

Si fa sempre più complicato il ruolo dei professionisti , dei commercialisti in particolare, in questo Paese. Recentemente il commissario dell’anticorruzione Raffaele Cantone intervenuto, con un collegamento telefonico, a un convegno promosso dall’associazione dei commercialisti su “Etica e legalità” ha richiamato gli ordini professionali a «…svolgere un ruolo determinante per mutare la mentalità, ma –  ha aggiunto – purtroppo in questi anni non hanno dimostrato un impegno particolare, non si sono dati regole deontologiche molto significative».

Riferendosi in particolare al ruolo dei commercialisti, Cantone ha affermato che potrebbero svolgere un compito importante per quanto riguarda «l’educazione al pagamento delle tasse contribuendo così al contrasto all’evasione fiscale e al rispetto delle regole».

Pur potendo comprendere lo spirito dell’intervento di Cantone, temo che si stia sottovalutando lo sforzo della categoria nel riuscire ad applicare una normativa in continua evoluzione, spesso mal coordinata e ben lontana dalle semplificazioni promesse.

Decisamente apprezzabile il contributo alla discussione offerto dal Prof. Raffaello Lupi nel suo articolo, che vi invito a leggere: Il ruolo dei commercialisti contro l’evasione? C’è già.

Il Professore da anni porta avanti una importante opera di divulgazione di temi spesso ostici anche agli stessi addetti ai lavori. Sganciarsi dall’urgenza tributaria per il professionista non è facile ma ci piacerebbe, nello spirito di MySolution Post, diffonderne gli stimoli e gli spunti critici, soprattutto quelli fuori dal coro, utilissimi per sviluppare il dialogo.

Nell’articolo citato forse viene un po’ sottovalutato il ruolo delle associazioni di categoria che un contributo al dibattito sul rapporto Stato/Cittadino possono darlo in maniera intelligente e credo utile.

Recentemente l’Aidc con l’ottimo Alessandro Savorana insieme a Gianni Marongiu, docente di diritto tributario all’Università di Genova, ha presentato una  riscrittura dello Statuto dei diritti del Contribuente per sollecitare il legislatore a un nuovo rapporto tra Stato e contribuente.

Alla figura di Marongiu sono legato per due motivi.

Il primo è che ne fui allievo stupito quando iniziò il corso di tributario in Bocconi (il libro di testo era il manuale del Prof. Lupi, nomi che si rincorrono in questo articolo) ricordandoci (a noi che ci aspettavamo di sentir parlare di aliquote e ritenute…) che la proprietà privata è usbergo delle libertà dei cittadini proseguendo con una meravigliosa lezione di diritto costituzionale ricordandoci che tutto parte da lì e dalla lotta dei nobili inglesi contro le pretese del Sovrano. Il chè la dice lunga su come bisognerebbe tornare a impostare il dibattito nei confronti della riforma del diritto tributario.

Il secondo è che lo ritrovai mesi dopo tra gli autori della Voce di Montanelli di cui ero giovane sostenitore (uno dei ragazzi di controcorrente voce che bazzicavano in via Dante a testimoniare il sostegno al direttore).

È una bella battaglia quella sulla rivalutazione dello Statuto del Contribuente, io credo, e il tema mi appassiona molto e ne ho anche già scritto su queste pagine: i ribelli silenziosi alzeranno la voce.

Una battaglia da rilanciare con forza facendola diventare una battaglia della categoria e non solo, perché è una battaglia a favore dei contribuenti, meglio, dei cittadini.

L’iniziativa avrebbe potuto provare a coinvolgere maggiormente le altre componenti della categoria come suggerisce Francesco Renne (Consigliere della Fondazione)? Forse, non saprei, ma spero che questo non vada a minare in alcun modo una iniziativa che anche lo stesso Renne considera, nel merito se non nel metodo, lodevole.

Per questo rilancio invece dicendo che forse bisognerebbe uscire dagli steccati della categoria perché questa deve essere una battaglia non a favore dei commercialisti o dei consulenti del lavoro ma a favore del contribuente, sia esso impresa o privato cittadino.

Sempre Renne suggerisce di aggiungere al tema Statuto una proposta già a suo tempo sollevata e che credo meriti di essere discussa e qui riproposta, ovvero quella “…che consiste nel sottrarre all’Agenzia delle Entrate il potere di interpretazione delle norme (circolari interpretative e interpello) e di coordinamento dei garanti del contribuente, affidandolo a una authority terza (formata metà da esponenti ministeriali e metà da esponenti della professione) che possa fungere da “guardiano” dello statuto (stile Consob o, meglio, garante concorrenza). Questo impianto costituirebbe un valido presidio (agendo come deterrente preventivo) al rispetto del rango costituzionale dello statuto, qualora lo si ottenesse, ma ben potrebbe trovare valida applicazione anche in caso di eventuale mancata modifica costituzionale.”

Ci concentriamo troppo sulla sovrastruttura senza concentrarci sul cambio di mentalità necessario da parte di tutti gli operatori del diritto (Agenzia delle Entrate, professionisti, ecc.)? Basterebbe produrre dottrina più autorevole?

La priorità io credo è tornare a parlarne e riportare con urgenza al centro del dibattito il rapporto Stato/cittadino.

Proviamoci.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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