Ma sulle partite Iva il bello è che non le peggiorano?

di Andrea Arrigo Panato - 23 febbraio 2015

Rubo questo tweet a Luca Bianchetti (@lbianchetti) per farne un titolo e costruirci su qualche riflessione. Pare che il governo Renzi abbia messo una toppa all’aumento di tasse e contributi sulle Partite Iva.

In realtà ha solo congelato un provvedimento senza provare a ripensare correttamente la materia.

Inserito nel “Mille proroghe” lo stop all’aumento dei contributi per le partite Iva senza cassa, è stato previsto per quest’anno il ritorno al regime dei minimi pre legge di Stabilità 2015.

L’aliquota contributiva sembrerebbe restare per i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps del 27% anche per il 2015, e l’aumento sarà graduale del 28% per il 2016 e del 29% per il 2017.

Non dubito che questo possa rappresentare un successo per le recenti sigle sindacali sorte a tutela delle partite Iva.

Quello che come sempre mi lascia perplesso è:

  • una riforma voluta, sostenuta e subito ritirata;
  • un legislatore frettoloso a dimostrare finto dinamismo salvo poi mettere toppa su toppa;
  • una contro riforma a tempo che congela ma non ridisegna le precedenti novità normative;
  • un regime che dovrebbe essere semplice da applicare diventato ormai cosi complesso da perdere parte dei suoi vantaggi.

Non dubito che alla fine uscirà un regime più ragionevole e accettabile. Resta però il fatto che ancora una volta abbiamo perso di vista l’obiettivo della semplificazione e soprattutto si è persa la volontà di procedere ad una riforma organica e condivisa del sistema fiscale italiano.

Le partite Iva (non parliamo di imprenditori perché non sempre di questo si parla) non riescono a vedere una riforma stabile nel tempo, intuitiva, facilmente applicabile.

Proseguiamo nell’ennesima riforma per la tribù per consentire al politico di turno la sua piccola riserva di voti.

Mi rendo conto di sfidare l’impopolarità, ma è evidente che un regime al 5% è tremendamente distorsivo della concorrenza, distorsione compensata da una forte penalizzazione in ambito contributivo.

Mi chiedo quindi tra 80 euro qui e 5% lì se non sia semplicemente più opportuno rimodulare le aliquote fiscali al fine di parificare e rendere omogenea la situazione, ben comprendendo il rischio per l’erario di agire oggi a favore di redditi non considerati “premiabili”.

Del resto però il legislatore deve anche iniziare a chiarire il suo rapporto con la nostra Costituzione che enuncia dei principi troppo spesso disattesi.

In questi giorni è tutto un susseguirsi di notizie allarmanti per un liberale:

  • imposte incostituzionali non restituite ai contribuenti per puri motivi legati al gettito;
  • preoccupazioni del Garante della Privacy in merito all’elevato numero di dati di cui a breve potrà disporre il fisco per contrastare l’evasione, potere attualmente non bilanciato da pari tutele per la riservatezza dei dati;
  • ipotesi di imposte sui versamenti bancari in contanti sopra ai 200 euro.

L’elenco può certamente continuare ma mi fermo qui per carità di Patria.

L’assenza di semplificazione e stabilità normativa rappresentano oggi il più grande ostacolo a chi voglia fare impresa o intraprendere attività di lavoro autonomo.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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