Nella fuga dei praticanti, il ritorno al futuro di una professione antica

di Andrea Arrigo Panato - 8 giugno 2015

Quali effetti avrà in futuro l’attuale scarsa attrattività della professione? Ha fatto molto riflettere l’articolo Commercialisti, giovani in fuga dalla professionesia per il contenuto del rapporto 2015 della Fondazione nazionale dei commercialisti sia per il dibattito che si è aperto sui social network.

“Dal 2009 gli iscritti sotto i 40 anni sono calati di oltre il 20%. Mentre il numero di praticanti è crollato, negli ultimi sei anni, di quasi 10 mila unità. A scattare la fotografia sulla professione di dottore commercialista ed esperto contabile è il rapporto 2015 della Fondazione nazionale dei commercialisti, giunto alla sua ottava edizione. E se da un lato gli iscritti all’albo sono complessivamente cresciuti, così come anche le donne commercialiste, dall’altro sono i giovani a dare sempre meno linfa alla professione…”

MySolution Post questa settimana ospita un intervento dell’ottimo Alessandro Lini “Fare il professionista è ancora una professione?” in cui si sofferma sul ruolo del Dominus e sul percorso formativo probabilmente da rivedere.

Il dato ha colpito anche me, è forse la prima volta che in un periodo di crisi la nostra non sia considerata come una professione rifugio.

Leggo i dati della ricerca come una ulteriore accellerazione verso una professione nuova o forse nel ritorno al futuro di una professione antica. A una struttura più organizzata e informatizzata farà da contraltare una professione che ritroverà nello studio e nella deontologia i suoi caratteri fondativi.

In questo mi riallaccio, in un dialogo a distanza, all’intuizione di Alessandro Lini che giustamente ci richiama alla riscoperta di valori antichi e più che mai attuali.

Il mercato sta cambiando e con esso la nostra professione che soffre di un estenuante stop and go a causa di norme vecchie e confuse che non fanno altro che frenare l’innovazione anche tecnologica.

La sofferenza che viviamo oggi è tutta lì credo, mentre all’orizzonte già si profilano strutture più organizzate e con professionisti maggiormente specializzati.

L’estrema difficoltà a intraprendere la libera professione, il praticantato giustamente retribuito e i forti investimenti in tecnologia che dovremo affrontare nei prossimi anni non fanno altro che ridisegnare la struttura dei costi dei nostri studi e con essa, per conseguenza, l’offerta dei servizi che andremo a offrire in un futuro prossimo che in molti casi è già presente.

Sarà interessante imparare la lezione dagli studi legali che prima di noi hanno affrontato problemi e opportunità di una ormai inevitabile crescita dimensionale.

Quale sarà la dimensione giusta? Dipenderà da ciascuno di noi e dal modo di intendere la professione. Probabilmente, come per le imprese nostre clienti, bisognerà crescere ma più che diventar grandi bisognerà pensare come i grandi.

La dimensione non sarà in questa prima fase niente altro che la dimensione minima per poter internalizzare funzioni e competenze utili al nostro progetto professionale, al resto penserà un network più strutturato degli attuali senza per questo cadere nei rischi di ricreare una pesante struttura burocratica.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

1 Commenti :

Inviato da Salvatore Satta il 13 giugno 2015 alle 8:43

Ho letto con attenzione. L'accesso alla professione è scoraggiato dalle difficoltà oggettive di un lavoro difficile e alla persistenza di due TOTEM SACRI: la confusione normativa e l'insopportabile burocratizzazione di qualsiasi lavoro che ricada nella nostra professione. Il tutto è aggravato poi dall'incessante evoluzione informatica, complicata oltre ogni limite, dall'aperta ostilità e all'incapacità dei nostri interlocutori a raffrontarsi in un normale rapporto dialettico e personale personale (pochi sanno ormai trattare a viso aperto anche problemi semplici e si fa sempre meno ricorso all'autotutela, uno dei pochi veri rimedi alla complicazione e al contenzioso. Non si riesce più,e questo vale in primis per chi ha una lunga esperienza, a dedicarsi allo studio serio dei problemi perchè si perde troppo tempo ad inseguire l'informatica e la telematica. Manca la volontà di semplificare. Come dunque ci si può aspettare l'entusiamo dei giovani quando anche i meno giovani stentano a proporsi con serietà di studi e dedizione al lavoro?

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