Hanno ucciso l’uomo ragno e anche il fisco italiano non se la passa troppo bene

di Andrea Arrigo Panato - 27 luglio 2015

Sarà sicuramente colpa del caldo di questi giorni ma ogni notizia su fisco e companatico pare rendere più surreale la situazione. Proviamo a fare il punto:

  • 730 in proroga costante;
  • 770 in attesa di proroga, coi soliti ben informati del ministero che la danno per certa;
  • Rientro capitali, spunta il rinvio tecnico (rinvio tecnico?);
  • Prelievi e versamenti al bancomat in ipotesi di evasione (che se solo riuscissi a pagare una multa o un taxi con carta di credito sarebbe già un trionfo);
  • Falsi dirigenti dell'Agenzia Entrate: si cerca la soluzione ponte.

Nel frattempo studi di settore aggiornati dopo la scadenza dei primi versamenti imposte, bufera sull’autotrasporto con agevolazioni ridotte e importi da rivedere a causa di un timido comunicato stampa, una riforma del diritto fallimentare che non pare trovare pace.

Dopo anni siamo ancora qui ad affrontare l’avvincente tema del taglio delle tasse sulla prima casa e le promesse di piani di riduzione di imposte trinennali (si vede che ormai si dà per assodato che i piani quinquiennali dopo il crollo del muro non van più di moda).

Nuove agevolazioni a tutela della rendita e non delle imprese. Decisamente più interessante la proposta Enrico Zanetti di riduzione delle aliquote sul reddito delle persone fisiche. Peccato che non si riesca più a capire chi comanda al Ministero.

In tutto questo il nodo non affrontato però sono i tagli, e questo ormai ce lo ripetiamo tutti da parecchio tempo, ma non solo. Il nodo è soprattutto la burocrazia.

Una informatizzazione spinta della struttura burocratica del Paese, pur faticosa, porterebbe nuovi investimenti, maggiore chiarezza anche legislativa (al di là dei giri di parole in latino bisognerebbe capire dove mettere la crocetta per compilare il modulo e ciò ci costringerebbe a esser più concreti) e incentiverebbe una ulteriore informatizzazione del settore privato.

Soprattutto ridurrebbe la spesa per il personale dipendente. E qui sta il forte limite di questo virtuoso processo.

Che cosa fare degli esuberi? La pubblica amministrazione molto spesso in questo Paese è più portata a distruggere competenze piuttosto che a costruirle (salvo alcune lodevoli eccezioni che pur esistono fortunatamente).

Questo è il vero problema, non solo per la difficoltà di riconvertire il personale in eccesso ma perché rappresenta la prova provata che la burocrazia non funziona.

In tempi non troppo remoti la burocrazia pubblica rappresentava una risorsa anche per le imprese private di maggiori dimensioni. Gli ex generali dell’esercito venivano assunti dalle ferrovie perché in grado di gestirne la complessità.

Oggi tutto ciò non avviene più e soprattutto noi professionisti ci ritroviamo ad affrontare una situazione surreale dove il diritto tributario è diventato poco più che un pettegolezzo.

Non è più tempo di eroi, anche la pazienza è finita.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

Post -master -mysolution -2015-2016

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