Oggi tocca agli avvocati ma domani…

di Andrea Arrigo Panato - 7 settembre 2015

Assistiamo ormai da tempo a forti pressioni per una riforma complessiva del mondo delle professioni. Ci viene chiesto da più parti di evolvere aprendo i nostri Studi al libero mercato, aumentandone le dimensioni per consentire una maggiore efficienza e una maggiore specializzazione. Quest’ultima in particolare vista come sinonimo di qualità. In sostanza ci viene chiesto di crescere per meglio aiutare le imprese a competere in uno scenario sempre più complesso.

Dico subito che non sempre a mio parere specializzazione è sinonimo di qualità (spesso certamente è così ma non amo i dogmi di cui si fanno forti i critici più severi) come non sempre si può accusare i professionisti di non agire all’interno del libero mercato.

Ho spesso l’impressione che nella cruenta lotta fra lobby entrambe le parti creino finti obiettivi per vincere piccole battaglie perdendo di vista il disegno complessivo.

Recentemente si è sviluppato un forte dibattito intorno al DDl Concorrenza che prevede per gli avvocati la possibilità costituire associazioni professionali con tutti altri professionisti “regolamentati” a eccezione dei notai.

Un decreto di mezza estate inoltre introduce e disciplina le specializzazioni forensi in attuazione della legge di riforma dell’ordinamento professionale.

Il Consiglio Nazionale Forense nel comunicato del 13 agosto 2015 sottolinea l’importanza delle specializzazioni come processo di sempre maggior qualificazione della professione di avvocato a garanzia dei cittadini.

Le aree di specializzazione previste per gli avvocati sono 18:

  • diritto delle relazioni familiari, delle persone e dei minori;
  • diritto agrario;
  • diritti reali, di proprietà, delle locazioni e del condominio;
  • diritto dell’ambiente;
  • diritto industriale e delle proprietà intellettuali;
  • diritto commerciale, della concorrenza e societario;
  • diritto successorio;
  • diritto dell’esecuzione forzata;
  • diritto fallimentare e delle procedure concorsuali;
  • diritto bancario e finanziario;
  • diritto tributario, fiscale e doganale;
  • diritto della navigazione e dei trasporti;
  • diritto del lavoro, sindacale, della previdenza e dell’assistenza sociale;
  • diritto dell’Unione europea;
  • diritto internazionale;
  • diritto penale;
  • diritto amministrativo;
  • diritto dell’informatica.

Per ottenere l’attestato bisognerà dimostrare di aver affrontato numerose pratiche nel settore di competenza o di aver svolto particolari corsi di formazione.

Anche i commercialisti, come anticipato da MySolution Post in un precedente articolo, lavorano per introdurre le specializzazioni. La prima tappa di questo percorso è la costituizone delle Scuole di alta formazione (Saf).

Il Consiglio nazionale della categoria ha infatti approvato un progetto finalizzato alla loro costituzione su tutto il territorio nazionale, che coinvolgerà anche la Fondazione Nazionale dei Commercialisti e gli Ordini territoriali.

L’intenzione del Consiglio nazionale è anche quella di avviare il percorso per il riconoscimento a livello legislativo dei titoli di specializzazione. “Lavoreremo affinché nell’ambito del lavoro organico di revisione del nostro ordinamento professionale cui ci dedicheremo nei prossimi mesi – sottolinea il consigliere nazionale delegato all’Università e Tirocinio, Massimo Miani –, venga contemplata la possibilità che le attestazioni rilasciate al professionista all’esito dei corsi organizzati dalle Saf possano essere equiparate ai titoli di specializzazione”.

Se gli obiettivi generali (concorrenza, qualità, specializzazione) sono dai più condivisi, maggiore perplessità suscita in alcuni il metodo e gli strumenti proposti per raggiungerli.

Riporto, sperando di contribuire al dibattito, un breve estratto dell’articolo Avvocati: perché certificare la specializzazione è inutile apparso qualche tempo fa sul blog curato dall’Istituto Bruno Leoni da sempre molto critico nei confronti degli ordini professionali: “Il bisogno di poter distribuire patenti di ogni sorta, di poter dire chi può fare cosa e in che modo. Ancora una volta si adotta un approccio paternalistico, gli individui e quel luogo astratto di incontro tra offerta e domanda chiamato mercato non sono in grado di raggiungere un optimum, devono metterci il becco lo Stato e le sue propaggini che vanno sotto il nome di “ordini (imposti) professionali”. La bozza di regolamento non prevede che con l’entrata in vigore delle specializzazioni venga istituita una riserva professionale, ovvero, anche se un avvocato avrà raggiunto la specializzazione in diritto amministrativo sarà libero di patrocinare una causa per omicidio colposo. A che pro dunque dare la possibilità di specializzarsi?”.

Una sfida così importante e necessaria per il Paese come quella del rinnovamento del mondo dei professionisti merita una attenta riflessione che miri più alla sostanza che alla forma consentendo al merito e non alla burocrazia di trionfare, affrontando, per esempio, con maggior convinzione il tema delle competenze concorrenti.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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