Siamo attraenti?

di Andrea Arrigo Panato - 19 ottobre 2015

È da poco terminato il Congresso Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e il tema dell’evento “Semplificare per crescere” si somma ad altre sollecitazioni provenienti dalla stampa specializzata (Il grande Risiko delle law firm italiane) facendoci tornare a riflettere sul futuro della professione.

Molteplici gli spunti di questi giorni:

  • semplificare consente di crescere o, se vogliamo dirla più correttamente ribaltando lo slogan del congresso di Milano: la mancata semplificazione impedisce la crescita del Paese, delle imprese e non ultima la crescita degli studi professionali italiani;
  • quel po’ di ripresa economica deriva prevalentemente non da riforme interne ma da cause esogene favorevoli (cambi, petrolio, liquidità, ecc.). L’assenza di tagli consistenti della spesa pubblica, qualche riduzione di imposta finanziata con nuovo debito e la mancanza di politiche coerenti di sviluppo non fanno altro che rafforzare un’incertezza che permane e non aiuta a stimolare la crescita;
  • rendere più efficiente la burocrazia pubblica è l’unico modo per rendere più efficiente la burocrazia privata. Nel nostro Paese burocrazia pubblica (lo Stato) e burocrazia privata (quella parte di servizi forniti dai professionisti per sopperire alla cattiva gestione pubblica ma che non forniscono reale valore aggiunto alle imprese e ai cittadini) sono entrati in un circolo vizioso e mal si sopportano. Ne sono un esempio le reazioni dei consulenti del lavoro alle poco prudenti (ma non del tutto infondate) dichiarazioni di Boeri che pone all’Inps l’obiettivo ambizioso di: “…utilizzare al massimo le opportunità che ci offre la digitalizzazione, la comunicazione via telematica per stabilire un rapporto diretto con il mondo delle imprese, disintermediare questo rapporto. Le imprese non devono più necessariamente dover ricorrere a degli intermediari, a dei consulenti del lavoro e consulenti fiscali celebrati nello sketch di prima, devono interagire direttamente con noi, questo riduce i costi per le imprese”.

Non voglio entrare in polemica ma la realtà sta da entrambe le parti: l’Inps è un carrozzone inefficiente con cui è difficilissimo dialogare e i professionisti non sempre nella loro storia hanno puntato sulle semplificazioni quando queste rischiavano di ridurre il fatturato degli iscritti. Ciò detto è importante non confondere cause ed effetti e qui purtroppo Boeri ha fatto confusione e doveva essere più chiaro.

In questo orizzonte nebuloso si percepisce comunque la voglia di provare a cambiare (non a parole ma nel concreto) e alcuni segnali (a volte contrastanti in verità) si vedono sia nelle dinamiche dei grossi studi legali (anticipano in qualche modo ciò che accadrà nel mondo professionale nel suo complesso) sia in questa tendenza alla specializzazione delle professioni non più osteggiata ma cavalcata (forse goffamente) dagli ordini professionali.

Abbiamo davanti a noi un paio d’anni in cui la rotta non sarà facile da definire ma, riscoprendo i valori fondanti delle libere professioni (spesso dimenticati sotto montagne di adempimenti indotti o autoindotti), dovremo rimboccarci le maniche e provare con umiltà a ridisegnare la struttura organizzativa dei nostri Studi.

Cosa vedo all’orizzonte?

  • la fatturazione elettronica e altre innovazioni porteranno a una elaborazione dei dati sempre più automatizzata, garantendo meno margini e occupazione nel settore;
  • una sempre maggiore importanza per l’organizzazione di Studio;
  • le scuole di specializzazione rappresenteranno comunque una sfida a cui far fronte, per i professionisti e per le Fondazioni che si troveranno a costituirle;
  • una crescita dimensionale degli Studi o dei network professionali di cui facciamo parte per offrire un servizio sempre più integrato e di qualità.

Le domande che mi sto ponendo in questi giorni sono:

  • il mio Studio è facilmente integrabile con altri?
  • Il nostro modo di lavorare è facilmente assimilabile anche dai nuovi membri del network?
  • Siamo attraenti per clienti, per collaboratori o addirittura per nuovi Studi con cui integrarsi?

Non so voi, a me toccherà fare un po’ di sano esercizio fisico anche se ancora non mi è chiaro se dovrò allenarmi per la maratona o per la corsa veloce.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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