Start up, costituzione senza notaio

di Andrea Arrigo Panato - 26 ottobre 2015

Secondo alcune indiscrezioni sarebbe allo studio del Ministero per lo Sviluppo Economico la predisposizione di un modello standard per la costituzione e la modifica dell’atto costitutivo di start-up innovative senza l’intervento del notaio. I Soci stessi, direttamente, dovrebbero essere in grado di poter compilare e firmare digitalmente il modello e quindi di trasmetterlo al competente ufficio del registro delle imprese senza l’intervento di alcun intermediario. Il ruolo del notaio resterebbe esclusivamente in caso di modifiche all’atto costituitivo standard seguendo in qualche modo la falsa riga della riforma delle Srl semplificate.

 

IL RUOLO DEL NOTARIATO

Non è certo il primo tentativo da parte del Mise di provare a modificare il diritto italiano ridimensionando il ruolo notarile. La stessa costituzione della Srl semplificata in origine non prevedeva l’intervento del pubblico ufficiale, poi reinserito seppur gratuitamente (o quasi). Il notariato fino a oggi è sempre riuscito a disinnescare questi tentativi. Il braccio di ferro pare ormai infinito e alla categoria va tutta la mia invidia e i miei complimenti per come riesce a difendere le proprie prerogative. Del ruolo del notaio ho già scritto più volte (Perché difendo il notariato, meno alcuni notai) e non è quindi opportuno che mi ripeta in questa sede. Mi auguro solo che in questa lotta a farne le spese non sia il diritto e soprattutto la Srl, forma societaria tra le più diffuse, ultimamente soggetta a infinite modifiche legislative, purtroppo non sempre coerenti tra loro.

 

LA CONCORRENZA VA ESERCITATA

Spesso ci si lamenta del costo dei notai, altrettanto spesso (esattamente come per i membri del collegio sindacale) non si seleziona per qualità ma per costo, dimenticando quanto sia assolutamente importante lo Statuto nelle vicende più critiche della vita societaria. Se vogliamo più concorrenza dobbiamo anche imparare a esercitarla scegliendo il professionista che porterà maggior valore con la sua consulenza all’azienda. Molti notai sono ottimi professionisti e forniscono un contributo di grande valore alle imprese che decidono di utilizzare la loro professionalità.

 

L’IPOTESI DELLE COMPETENZE CONCORRENTI

Nel 2010 la commissione Affari costituzionali della Camera approvò un emendamento al disegno di legge sulla semplificazione burocratica che, ampliandone le competenze, avrebbe dovuto dare la possibilità anche ai commercialisti di inviare al registro imprese gli atti di cessione e di affitto d’azienda con l’obiettivo dichiarato di andare incontro alle esigenze delle imprese di snellimento delle procedure burocratiche.

I commercialisti, ampliando le proprie riserve professionali, avrebbero cosi potuto affiancare i notai anche nella trasmissione al registro delle imprese degli atti di cessione e di affitto d’azienda seguendo il modello della cessione di quote di Srl che tanto ha fatto discutere negli ultimi tempi, portando a scontro frontale le due categorie.

 

DA GRANDE FARÒ IL NOTAIO

Non è vero, le due professioni restano distinte e il mio notaio di fiducia resta una risorsa insostituibile per lo Studio. Certamente la tendenza sempre più evidente è che alcuni atti saranno gestiti direttamente dai commercialisti (probabilmente senza esclusiva alcuna).

Già oggi possiamo effettuare sia la liquidazione senza l’intervento del notaio sia la cessione quote di Srl. Se a breve sarà possibile assistere i soci nella costituzione di una startup innovativa sarà interessante osservare gli ulteriori sviluppi. Questa tendenza normativa, condivisibile o meno, potrebbe portarci a rivedere l’organizzazione di studio.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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