Che lo Stato torni a rispettare la legge!

di Andrea Arrigo Panato - 5 ottobre 2015

Rispetto è la parola che più ricorre nelle conversazioni tra colleghi in questi ultimi giorni.

Abbiamo da poco chiuso le scadenze di Unico affrontando il solito balletto di proroghe e rimandi tra studi di settore approvati tardivamente e aggiornamenti software dell’ultima ora. Non entro nell’estenuante rincorsa che si è giocata intorno alla voluntary disclosure con i professionisti che si sono ritrovati a elemosinare quei chiarimenti che, tardivi, hanno poi portato alla proroga dei termini con il solito comunicato stampa che ci racconta di quanto urgente fosse una proroga attesa fin da prima dell’estate.

 

PROROGA PER LA VOLUNTARY DISCLOSURE

“Il termine per l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria per la regolarizzazione dei patrimoni detenuti all’estero viene prorogato dal 30 settembre 2015 al 30 novembre 2015. L’integrazione dell’istanza e la documentazione possono essere presentate entro il 30 dicembre 2015. La proroga, in presenza di un numero molto elevato di richieste di adesione pendenti, risponde all’esigenza di riconoscere più tempo per completare gli adempimenti previsti, tenuto conto delle problematiche di recepimento della necessaria documentazione, anche in ragione del fatto che l’acquisizione richiede il coinvolgimento di soggetti esteri. Inoltre, è previsto anche per coloro che abbiano già presentato l’istanza entro la data di entrata in vigore del presente decreto, la possibilità di produrre i relativi documenti entro il 30 dicembre 2015.

Il decreto conferma che le norme sulla collaborazione volontaria non hanno alcun impatto sull’applicazione dei presidi previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo”.

Nelle molteplici motivazioni della proroga ci si dimentica quella più strutturale, la cronica incapacità del nostro apparato statale di gestire una qualunque scadenza.

In campo fallimentare le cose non vanno poi meglio con decreti pubblicati ed efficaci nel week end senza nemmeno lasciare a professionisti e magistrati qualche giorno di studio prima dell’applicazione. Così urgenti che sono già all’opera le commissioni per apportare le opportune e urgentissime modifiche.

Ormai le nostre giornate sono scandite da riforme fatte male in piena ed immotivata urgenza pronte già ad essere sostituite da altrettante riforme altrettanto urgenti in un balletto infinito di cui ormai si è perso il senso.

Se i nonni si aggiornavano sui libri, i padri sui quotidiani a noi oggi toccano i social network dove, tra un comunicato stampa e un tweet di qualche politico ansioso di ritagliarsi il suo momento di gloria, è possibile rubare qualche anteprima sul futuro (legislativo) del Paese.

Significativa la recente dichiarazione di Alessandro Solidoro, presidente Odcec Milano, in occasione della presentazione del Congresso nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in programma a Milano per il 15 e 16 ottobre e avente come tema “Semplificare per crescere. I commercialisti, energia per lo sviluppo”: “L’Italia non riporta sempre consensi incoraggianti in ambito internazionale. La legislazione è complessa, diffusi i dubbi interpretativi con alto rischio di contenzioso, i costi di compliance sono elevati, i rapporti tra fisco e contribuenti sono spesso basati su principi di reciproca diffidenza. Un quadro che scoraggia le imprese italiane a insediarsi all’estero ma anche le aziende straniere a investire in Italia. Occorre elaborare un nuovo progetto fiscale che permetta al Paese di competere nello scenario internazionale, con vantaggi tangibili tanto per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, quanto nell’insediamento in Italia d’imprenditori stranieri”.

L’unica urgenza vera in Italia è quella che lo Stato torni a rispettare la legge. Perché i professionisti italiani questo chiedono, né scorciatoie né proroghe dettate da pigrizia.

La legge si rispetta, e con essa i cittadini, legiferando poco, affidandosi ad ampi confronti tecnici, lasciando metabolizzare le novità, recependo la migliore giurisprudenza e utilizzando la norma per chiarire e ridurre dubbi e interpretazioni controverse. La legge si rispetta con una prassi indipendente e chiarificratice, soprattutto non punitiva sposando posizioni più severe del Re che servono solo a incrementare contenziosi.

Il metodo utilizzato per la riforma del diritto societario nel 2004 era quello giusto, un anno di dibattiti e approfondimenti prima dell’entrata in vigore di una riforma organica, stabile ed apprezzata. Perché l’abbiamo abbandonato?

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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