Atti sottoscritti dai dirigenti “illegittimi”: riflessioni sulle sentenze della Cassazione

di Giorgio Infranca - 13 novembre 2015

Come noto, con le sentenze nn. 22800, 22803 e 22810 del 9 novembre scorso, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato la legittimità degli atti sottoscritti dai dirigenti interessati dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 37/2015.

La Corte è arrivata a tali conclusioni affermando che per la sottoscrizione degli atti così come per la delega alla sottoscrizione non è necessario essere dirigenti.

La tesi non mi pare esente da criticità per le seguenti ragioni.

L’art. 42, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973, individua quale soggetto titolato alla sottoscrizione dell’avviso di accertamento il “capo dell’Ufficio” o “altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”.

Chi è chiamato a interpretare oggi la suddetta disposizione non può non tenere conto dell’evoluzione che ha subito l’organizzazione dell’Amministrazione Finanziaria.

E giustamente, la stessa Corte di Cassazione, in una delle sentenze in questione (la n. 22800) ha chiarito chi è oggi, a seguito della creazione delle Agenzie fiscali, il soggetto a cui è delegabile la sottoscrizione dell’atti impositivi ovvero chi è l’”altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”.

La Corte precisa infatti che “a seguito della evoluzione legislativa ed ordinamentale sono oggi “impiegati della carriera direttiva” ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, i “funzionari della terza area” di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005”.

Se ciò mi sembra chiaro e del tutto condivisibile non riesco a comprendere perché invece la figura del “capo ufficio” di cui all’art. 42 non sia allo stesso modo attualizzata ma venga di fatto equiparata a quella del delegato, circostanza che lo stesso legislatore del 1973 ha inteso evitare.

Oggi, la figura del “capo ufficio” di cui all’art. 42 non può che coincidere con quella del direttore provinciale e oggi il direttore provinciale per essere tale deve essere in possesso di una qualifica dirigenziale.

Nel regolamento di organizzazione dell’Agenzia delle Entrate si precisa espressamente che gli avvisi di accertamento sono emessi dalla direzione provinciale e sono sottoscritti dal rispettivo direttore e che le direzioni provinciali sono uffici di livello dirigenziale.

Il regolamento sarà pure fonte di carattere secondario ma non può, come dice la Corte di Cassazione, essere considerato irrilevante.

Se, come giusto fare, si deve interpretare l’art. 42 alla luce delle nuova organizzazione degli uffici non si può escludere la rilevanza, come invece sembra fare la Corte, di quella fonte che tale rinnovata organizzazione individua.

Alla luce di ciò, come ho scritto su Dialoghi Tributari (1/2015) posso concordare sulla legittimità dell’atto nei casi in cui questo fosse stato sottoscritto - su delega di un Direttore Provinciale legittimo - da un funzionario della terza area, decaduto dalla nomina di dirigente. Per essere delegato non serve infatti essere dirigente essendo sufficiente la qualifica di funzionario della terza area.

Ma, a mio avviso, non si può arrivare alla stessa conclusione nei casi in cui l’avviso di accertamento sia stato sottoscritto direttamente da un direttore provinciale decaduto, oppure su delega dello stesso.

Il soggetto legittimato alla sottoscrizione o alla delega della sottoscrizione è, ai sensi dell’art. 42 del D.P.R. n. 600/1973, il “capo ufficio” e oggi il “capo ufficio” va individuato nel direttore provinciale e oggi il direttore provinciale deve essere dirigente.

In conclusione, a mio avviso, la Corte avrebbe dovuto operare dei distinguo invece di affermare la legittimità di tutti gli atti in maniera indiscriminata.

Non tutti gli atti erano illegittimi, ma non tutti erano da ritenersi validi.

 

Giorgio Infranca

@GiorgioInfranca

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