Come imputare a bilancio i costi di ricerca e sviluppo

di Maurizio Maraglino Misciagna - 31 maggio 2016

È tempo di campagna bilanci 2016 e negli studi si comincia a organizzare il lavoro per l’approvazione dei bilanci d’esercizio per le società. Una delle tante novità considerate di rilievo è sicuramente il trattamento contabile dei costi di ricerca e sviluppo alla luce delle novità introdotte con il “Decreto bilanci” (D.Lgs. n. 139/2015). Una tipologia di spese che vede in maniera diretta il coinvolgimento delle start up innovative iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese. Infatti, una società di capitali, per acquisire lo status di start up innovativa come previsto dal D.L. n. 179/2012 deve possedere un dei tre requisiti specifici richiesti dal Mise, e uno di questi è proprio quello di sostenere spese in ricerca e sviluppo uguali o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della startup innovativa.

Il primo passo è capire quali sono i costi di ricerca e sviluppo. Per spese di ricerca e sviluppo rientrano una serie di costi che non sono facilmente attribuibili a uno specifico esercizio contabile, secondo il principio di competenza economica; per questa ragione il legislatore ha definito delle regole ben precise al fine di limitare la discrezionalità nel trattamento di dette poste contabili.

Con l’introduzione del decreto legislativo n. 139/2015 vengono pertanto variate alcune delle norme del codice civile riguardanti la redazione del bilancio d’esercizio a partire dall’anno 2016, tra cui i costi di ricerca e sviluppo. Nello specifico, l’art. 6, comma 4, del suddetto decreto ha modificato le disposizioni dell’art. 2424 del codice civile riguardanti le  spese di ricerca e  sviluppo e di pubblicità.

Il principio contabile Oic 24 in materia di immobilizzazioni immateriali, è stato modificato con lo scopo di renderne più agevole l’utilizzo, ma soprattutto per meglio coordinarsi con le disposizioni degli altri principi contabili nazionali Oic. Il detto principio ha classificato costi di ricerca e sviluppo in tre macro aree:

  • ricerca di base: si tratta di studi, ricerche, esperimenti e indagini che non hanno un obiettivo specifico e che servono ad accrescere le conoscenze generiche delle imprese. Per tali spese si riscontra la mancanza di un collegamento diretto con la produzione di un bene o un servizio;
  • ricerca applicata: si tratta di attività analoghe/similari di quelle rientranti tra le spese per la ricerca di base che hanno tuttavia un preciso obiettivo in termini di produzione di un nuovo prodotto (o di miglioramento di quello già esistente), di un processo o di un servizio;
  • sviluppo: si tratta di attività collegata e conseguente alla ricerca applicata e ha lo scopo di mettere in pratica i risultati dell’attività di studio.

I principali costi di ricerca e sviluppo riguardano i costi del personale impegnato nelle relative attività, costi dei materiali e servizi utilizzati, ammortamenti dei relativi cespiti, costi indiretti (escluse le spese generali e amministrative), oneri finanziari sostenuti direttamente per l’attività di ricerca e sviluppo.

A partire dal bilancio 2016 tutti i costi di ricerca di base e applicata devono essere esposti in maniera omogenea. Pertanto, i costi attribuiti alla ricerca di base, non essendo collegati a uno specifico risultato, devono essere esposti come costi di competenza del periodo in cui vengono sostenuti, mentre i costi di sviluppo possono essere capitalizzati ovvero possono essere imputati a conto economico nell’esercizio in cui vengono sostenuti. Al fine di poter capitalizzare tali spese è necessario che le stesse abbiano utilità pluriennale, in presenza di benefici che si manifestino in più esercizi.

La capitalizzazione delle spese di sviluppo è soggetta al rispetto di tre requisiti specifici:

  • il costo deve essere identificabile e riferito a un processo/prodotto chiaramente definito. Deve esserci quindi una diretta inerenza con il processo/prodotto per cui viene sostenuto;
  • il progetto deve essere realizzabile e la società deve possedere le risorse necessarie per la realizzazione del progetto/prodotto, o quantomeno deve dimostrare di poterle reperire;
  •  recupero dei costi mediante i redditi futuri.

Rispettati tali requisiti, i costi di sviluppo possono essere imputati tra le immobilizzazioni immateriali e assoggettati ad ammortamento per un periodo non superiore a cinque anni (con l’approvazione del collegio sindacale dove esistente). Ulteriore novità riguarda anche l’imputazione delle spese di ricerca applicata, che prima delle modifiche al codice civile erano trattati allo stesso modo delle spese di sviluppo, ma dal 2016 dovranno essere trattati come spese di ricerca di base con la conseguenza di non poter più essere capitalizzati.

La corretta imputazione delle spese di ricerca e sviluppo, nonostante l’applicazione a partire dal bilancio 2016, hanno un impatto fondamentale anche sul bilancio 2015 nei casi in cui i costi di ricerca dovranno essere esposti in bilancio con regole differenti e ciò potrebbe incidere sul risultato d’esercizio. Infatti, le imprese che presentano in bilancio al 31 dicembre 2015  con costi di ricerca non più capitalizzati, sono obbligate a imputare il residuo del costo non ammortizzato a conto economico quale costo dell’esercizio 2016.

 

Maurizio Maraglino Misciagna

@lospaziodimauri

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