Cronache da Nottingham: dichiarazione Iva non più annuale ma mensile

di Andrea Arrigo Panato - 25 luglio 2016

In un recente articolo leggo una breve sintesi delle conclusione del Rapporto Ocse e Fmi sullo stato dell’amministrazione fiscale italiana.

Secondo il Fondo monetario, “l’accumulo di mancati versamenti di tasse dovute è allarmante”. È necessario “passare a un sistema di riscossione mensile”.

In estrema sintesi in Italia oltre a evadere l’Iva (Imposta/Tassa europea) si incassa ben poco di quella dichiarata. Passare quindi dalle dichiarazioni annuali a dichiarazioni mensili probabilmente consentirebbe un più celere intervento dell’esattore che si attiverebbe per saldi mensili e non più successivamente al ricevimento della dichiarazione annuale.

Nulla da dire sulla straordinaria coerenza dei solerti funzionari se non che:

  • l’introduzione della fattura elettronica imporrebbe un ripensamento complessivo della gestione dei flussi informativi necessari per il corretto funzionamento del sistema fiscale. Oggi purtroppo Invece di far dialogare le banche dati insistiamo nel compilare moduli;
  • l’impresa che dichiara correttamente l’Iva ma non la versa nella maggioranza dei casi non sta ingannando l’amministrazione finanziaria ma semplicemente non ha i soldi per versarla (bisognerebbe tenerne conto anche nel sistema sanzionatorio). Il problema è di mancata crescita e di crisi finanziaria diffusa e meriterebbe riflessioni più ampie ed elaborate rispetto a un semplice inasprimento dei meccanismi di riscossione;
  • chi scrive non è contrario a ripristinare la dichiarazione Iva mensile, vede anzi con favore l’uniformarsi delle norme fiscali a livello europeo. Ricordo però che i tempi di rimborso in altri Paesi Ue sono estremamente veloci e le procedure relativamente semplici, cosa che non sempre si può dire di quanto accade in Italia. Sarà sicuramente fuori moda dirlo oggi (e certamente un po’ “furbo”, prendetelo quindi come una semplice provocazione) ma vedrei con entusiasmo l’uniformarsi del nostro sistema fiscale con quello inglese;
  • l’alzata di scudi dei professionisti dipende non tanto dalla pigrizia nell’affrontare l’ennesimo adempimento quanto dal dover far fronte a una somma infinita di adempimenti mal coordinati tra loro con norme spesso di difficile o contraddittoria interpretazione. Lo stesso atteggiamento della pubblica amministrazione nei confronti del contribuente non ci aiuta.

Quello che pare sempre di difficile comprensione è che la complessità del sistema fiscale, la difficile applicabilità di molte norme, il vivere in un regime di perenne attesa della proroga non aiuta il contribuente virtuoso ad adempiere correttamente ai suoi doveri di cittadino, anche perché in non pochi casi è la stessa amministrazione finanziaria a non avere interpretazioni chiare, coerenti e sostenibili nel tempo.

Se a tutto questo poi si vuole aggiungere il livello ormai insostenibile della tassazione e dei contributi previdenziali (a fronte di prestazioni future alquanto aleatorie) si comprende bene la necessità di una riforma complessiva che riduca gli adempimenti, semplifichi la normativa, ridisegni il calendario fiscale.

Tutto questo però è ormai da troppo tempo che ce lo andiamo a ripetere ed è estremamente più facile e comodo fingere che un adempimento in più vada a risollevare le sorti del Paese. Per ora non possiamo fare altro che restare in attesa di vedere se il Mef deciderà di recepire o meno i suggerimenti di Ocse e Fmi.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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