Art bonus, le potenzialità del credito di imposta per le grandi aziende

di Gabriele Ventura - 23 dicembre 2016

Le potenzialità dell’art bonus per le grandi aziende. Ad approfondirle è un documento della Fondazione nazionale dei commercialisti che offre una ricognizione dei tratti caratterizzanti e delle peculiarità dell’art bonus, che consiste in un credito di imposta per incentivare le erogazioni liberali in denaro a sostegno del patrimonio culturale pubblico. In particolare, l’analisi si concentra sui vantaggi del beneficio a distanza di oltre due anni dalla sua introduzione e ad un anno dalla sua trasformazione da misura agevolativa temporanea in strutturale.

L’art bonus è stato introdotto dall’art. 1 del dl 31 maggio 2014, n. 83, come misura agevolativa di carattere temporaneo, ossia limitata ai tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, e con un quantum di beneficio decrescente; la misura dello stesso, infatti, era del 65 per cento delle erogazioni effettuate in ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013 e del 50 per cento delle erogazioni medesime effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015. Con la legge di Stabilità 2016, invece, il legislatore ha reso l’art bonus un’agevolazione fiscale permanente e strutturale con una percentuale di beneficio fissa al 65 per cento delle erogazioni effettuate.

Il documento della Fondazione si rende utile anche perché il numero dei “mecenati" è progressivamente cresciuto, segnatamente da gennaio 2016 a oggi le donazioni sono aumentate da 2.040 circa a 37.715, mentre l’ammontare delle erogazioni liberali effettuate ha superato i 131 milioni di euro, a dimostrazione che lo strumento dell’art bonus ha in sé gli elementi idonei a farlo assurgere a strumento strategico per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale pubblico. L’utilizzo dello strumento, però, per i commercialisti non è ancora pienamente soddisfacente se confrontato al quantum di beneficio fiscale fruibile e al valore e alla consistenza del patrimonio culturale italiano.

Le erogazioni ammissibili, specifica il documento, effettuate tramite sistemi di pagamento che garantiscano la tracciabilità dei movimenti, quali la banca e l’ufficio postale, o carte di credito, debito, prepagate, assegni e così via, sono finalizzate al perseguimento dei seguenti scopi:

  • interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, anche qualora le erogazioni liberali siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi in quanto, non è la natura della gestione (privata ovvero pubblica) dei medesimi a rilevare ai fini della legittimazione a fruire del credito d’imposta, bensì la proprietà, la quale deve essere necessariamente pubblica;
  • sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione. In argomento giova precisare che l’ambito oggettivo di applicazione dell’Art Bonus è stato esteso al “sostegno” delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione ad opera dell’art. 1, comma 11 della L. 23 dicembre 2014, n. 190 con decorrenza dal 1° gennaio 2015;
  • realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.

Quanto alle modalità di determinazione e fruizione del beneficio, sono previsti alcuni limiti quantitativi di spettanza del beneficio. In particolare, ai soggetti persone fisiche non titolari di reddito d’impresa e agli enti non commerciali nell’esercizio della propria attività istituzionale il credito d’imposta è riconosciuto nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile, mentre ai soggetti titolari di redito d’impresa (comprese le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti), ai sensi dell’art. 55 del T.U.I.R., il credito d’imposta è riconosciuto nei limite del 5 per mille dei ricavi, determinati ai sensi dell’art. 85 e 57 del T.U.I.R.. Inoltre, per le erogazioni liberali effettuate dalle società semplici il credito d’imposta spetta ai singoli soci nella stessa proporzione prevista nell’art. 5 del T.U.I.R. ai fini dell’imputazione del reddito, mentre gli imprenditori individuali e gli enti non commerciali che esercitano anche attività commerciali usufruiscono dell’agevolazione con le modalità e i limiti previsti per i titolari di reddito d’impresa se effettuano le erogazioni liberali nell’ambito dell’attività commerciale.

Il credito d’imposta così determinato, continua il documento, deve essere, poi, ripartito in tre quote annuali di pari importo, ognuna delle quali costituisce il limite massimo di fruibilità del credito per ciascun periodo d’imposta e, nell’ipotesi di mancato utilizzo del credito d’imposta in tutto o in parte nel detto limite, questo potrà essere utilizzato nei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale. Per quanto riguarda, invece, le modalità di fruizione, il credito di imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione “orizzontale” a partire dal primo giorno del periodo di imposta successivo a quello di effettuazione dell’erogazione liberale. 

Il documento della Fondazione nazionale commercialisti "Art bonus: caratteristiche e potenzialità del credito d'imposta per il mecenatismo" è disponibile al seguente LINK

Gabriele Ventura

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