Al via il questionario per i tirocinanti, stretta su attività e compenso economico

di Michele Chicco - 28 marzo 2017

Controlli più stringenti per valorizzare il lavoro dei tirocinanti negli studi di tutta Italia. Il Consiglio nazionale dei commercialisti sceglie la strada del questionario per valutare il rispetto degli obblighi deontologici dei dominus e le attività svolte dai tirocinanti nel corso della loro esperienza professionale. L'obiettivo è individuare chi si pone al di sotto dei limiti e si mira così a punire con le sanzioni previste chi non raggiunge le soglie minime; con sette domande a risposta multipla che si vanno ad aggiungere ai colloqui periodici e alla verifica semestrale del libretto dei tirocinanti: "Il rafforzamento dei controlli sulle modalità di svolgimento del tirocinio e sul rispetto da parte del dominus delle norme deontologiche nasce dalla volontà del Consiglio nazionale di verificare la puntuale applicazione del codice deontologico e di quello delle sanzioni; ma anche dalla necessità, da noi fortemente avvertita, di tutelare sempre più i giovani, futuri colleghi", spiegano i consiglieri nazionali Giorgio Luchetta e Sandro Santi, delegati rispettivamente alla Deontologia e al Tirocinio. 

In "una fase in cui proprio presso le nuove generazioni la nostra professione mostra chiari segni di perdita di appeal", spiegano i consiglieri, i giovani tirocinanti "vanno messi nelle condizioni migliori per conoscere i loro doveri e i loro diritti". E allora, per evitare la proliferazione di comportamenti poco conformi con la deontologia professionale, il CNDCEC stringe i cordoni e affianca alle verifiche già previste il questionario, riconoscendo però una sorta di unicità per il colloquio che "appare indubbiamente lo strumento di controllo più efficace", scrive il Consiglio. Le domande saranno sottoposte a tutti i tirocinanti e serviranno a verificare il rispetto degli articoli 35 e 37 del codice deontologico dei commercialisti: il primo elenca una serie di obblighi del professionista; il secondo determina il "trattamento economico" del rapporto tra commercialista e tirocinante, prevedendo l'obbligo di un rimborso spese forfetario. 

Per questo il questionario che verrà sottoposto a chi lavora negli studi per imparare la professione "oltre a illustrare i contenuti obbligatori del libretto - spiega la Nota informativa che introduce la novità - prevede anche l’acquisizione di informazioni relative ai comportamenti tenuti dal dominus, sia per ciò che riguarda l’aspetto organizzativo del tirocinio, sia per quel che riguarda il suo trattamento economico". Al tirocinante, al di là del rimborso spese, viene chiesto se il dominus consente la partecipazione come uditori alla trattazione delle pratiche con i clienti e se gli è consentito di continuare gli studi universitari specialistici durante il tirocinio. Inoltre, il Consiglio punta a sapere se a ciascun tirocinante vengono affidati solo compiti meramente esecutivi e se gli è consentito di partecipare a convegni e corsi di formazione professionale, se hanno ricevuto copia del codice deontologico e se gli stato è riservato un idoneo ambiente di lavoro. 

Insomma, finisce un po' tutto sotto il controllo del Consiglio, ma il maggior rigore servirà a mantenere alto il livello della categoria professionale e ad aumentare l'attrattività di una professione che nel corso degli ultimi anni ha perso "appeal", come evocato da Lucchetta e Santi. I commercialisti che si si ritroveranno al di sotto dei requisiti minimi avranno un problema in più da risolvere: la stessa Nota informativa specifica che "nel caso emergessero profili di non conformità alle regole deontologiche" le risposte dei tirocinanti dovranno essere riscontrate dal dominus che, diciamo così, potrà esporre la sua versione dei fatti. "Nel caso poi in cui - all’esito della verifica con quest’ultimo - dovessero essere confermate situazioni di criticità, vi sarà la necessità da parte del Consiglio dell’Ordine di trasmettere la segnalazione al Consiglio di Disciplina il quale potrà valutare i comportamenti del dominus anche alla luce del Codice delle sanzioni (in particolare, l’articolo 24), le cui norme sono entrate in vigore lo scorso 1° gennaio". Ripassiamolo insieme: chi non rispetterà i requisiti minimi rischia al massimo una blanda censura dal Consiglio di disciplina, niente di più.  "La violazione dei doveri di cui agli articoli 35 e 37 del Codice deontologico comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura", riporta chiaro l'articolo 24 del nuovo Codice delle sanzioni. A tutto questo si aggiunge, però, una inevitabile brutta figura.

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Michele Chicco

@mchicco

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