Antiriciclaggio, notai, avvocati e commercialisti chiedono di tagliare le sanzioni minime

di Michele Chicco - 29 marzo 2017

Gli ordini professionali fanno blocco e si presentano compatti in Commissione finanze per l'audizione sull'esame del decreto attuativo sull'antiriciclaggio, norma ormai agli ultimi passaggi formali prima dell'entrata in vigore. Notai, avvocati e commercialisti chiedono al legislatore senza troppi fronzoli di tagliare le sanzioni minime, considerate eccessive quando previste per errori puramente formali, e puntano all'estensione dell'oblazione. Inoltre, spiegano in una nota, nel corso dell'audizione in Commissione "è stato fortemente auspicato anche un ripensamento della nozione di 'segnalazione tardiva', ritenuta penalizzante per tutti i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio". Insomma, l'auspicio è puntellare il decreto attuativo e tra le richieste è stata rinnovata quella "di una più puntuale delimitazione dell’ambito oggettivo di applicazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela".

Nelle "proposte emendative all’Atto del Governo" presente in maniera congiunta dai tre ordini professionali la richiesta è di tagliare da 3mila a mille euro la sanzione pecuniaria sia per "inosservanza degli obblighi di adeguata verifica e dell’obbligo di astensione" che per gli "obblighi di conservazione". Per quanto riguarda l'omessa segnalazione di un'operazione sospetta, si legge nel documento presentato a Montecitorio, la proposta è di applicare, "se l’importo dell’operazione è inferiore ad euro 300.000, la sanzione amministrativa pecuniaria dall'1 al 40 per cento del valore dell'operazione non segnalata ovvero tardivamente segnalata fino ad una sanzione amministrativa pecuniaria massima di euro 60.000; se l’importo dell’operazione è pari o superiore ad euro 300.000 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 ad euro 100.000". Secondo quanto sostenuto dagli ordini, la modifica dei minimi edittali sarebbe in linea anche con le linee guida dell'Unione europea che prevedevano per le sanzioni amministrative pecuniarie un minimo "non inferiore a 2.500 euro", ma solo "in caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche". In assenza di questi elementi di continuità, allora, ecco che "si ritiene in linea una riduzione dell'importo minimo della sanzione". 

La toppa la trovano poi gli stessi ordini che prevedono tra i 'criteri per l’applicazione delle sanzioni' l'introduzione del comma 3-bis per punire con più fermezza chi reitera i comportamenti contro le norme antiriciclaggio: "Chi, con più azioni o omissioni esecutive di un medesimo disegno, commette, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse disposizioni indicate nel presente Titolo - si legge - soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo". 

Ma a mettere nel mirino le sanzioni del decreto legislativo non sono solo i professionisti. Nella stessa cornice parlamentare, anche il direttore generale dell'Associazione delle banche italiane, Giovanni Sabatini, ha espresso più di una perplessità sul regime sanzionatorio previsto dalla norma in approvazione. Il dg ha spiegato di ritenere "disorganico" l'intervento sul complesso delle sanzioni previste dal decreto e ha sostanzialmente chiesto, per tutelare i bancari, di eliminare o almeno alleggerire "la responsabilità dei dipendenti che potrebbero diversamente essere soggetti a sanzioni assolutamente sproporzionate e non sostenibili". C'è poi un altro elemento sollevato dal dg dell'Abi: l'entrata in vigore del decreto, da ancorare, per come la vede Sabatini, "all'avvenuta emanazione delle relative disposizioni attuative previste nei diversi articoli del decreto", cioè in un termine che non può essere inferiore ai "sei mesi". 

Sabatini, in linea con il menu di modifiche presentato dagli ordini, ha anche fortemente chiesto la cancellazione della violazione per "segnalazione tardiva" che scatta, secondo l'attuale disposizione del decreto, dopo 30 giorni dalla conoscenza del fatto. Su questo punto concordano con l'Abi anche l'Ania, che rappresenta le assicurazioni, e l'Uif, l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia: "Risulta assolutamente in contrasto con l'efficacia del sistema prevedere sanzioni per segnalazioni definite tardive sulla base di criteri meccanicisti, che finirebbero per scoraggiare i soggetti obbligati dall'effettuare una corretta valutazione del caso sospetto", ha evidenziato non a torto Claudio Clemente, direttore dell'Uif. Sulla stessa lunghezza d'onda anche le assicurazioni che hanno spiegato come "la scelta di non sanzionare le segnalazioni tardive sarebbe opportuna'', poiché risulta ''estremamente difficoltoso e potenzialmente arbitrario'' fissare il termine di inizio dell'operazione sospetta.

Michele Chicco

@mchicco

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