CNDCEC e Giustizia Tributaria rinnovano la partnership: "Collaborazione è determinante"

di Michele Chicco - 23 marzo 2017

Il calo delle liti fiscali nel 2016 del 10% certificato dal ministero dell'Economia in settimana ha fatto da apripista alla partnership rinnovata tra il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e il Consiglio di Presidenza di Giustizia Tributaria: il protocollo d'intesa siglato nel 2015 è stato rinnovato e rafforzato, ma sono state anche individuate "nuove opportunità di collaborazione", è stato spiegato in una nota congiunta. “Vogliamo rafforzare il dialogo e rilanciare i temi del Protocollo d’intesa per contribuire a realizzare attività di pubblico interesse", hanno spiegato Davide Di Russo e Achille Coppola, in rappresentanza del CNDCEC. Tra gli obiettivi della partnership c'è quello di "conoscere gli orientamenti delle commissioni di merito in modo sistemico rappresenta proprio un’attività di interesse pubblico. La collaborazione tra le nostre due realtà è determinante per il buon funzionamento del sistema tributario italiano. L’intento che ci prefiggiamo è quello di far scaturire da questo confronto, nel rispetto dei rispettivi ruoli, idee e suggerimenti per una giustizia tributaria sempre più efficace”.

Del resto, l'obiettivo è condiviso da tutti i protagonisti sulla scena, da un lato gli unici attori laici, i commercialisti, dall'altro le istituzioni, come governo e Agenzia delle Entrare, e i componenti della giustizia tributaria italiana. E proprio il presidente CPGT, Mario Cavallaro, si è mostrato molto soddisfatto del protocollo d'intesa rinnovato e nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di questa “collaborazione tra due componenti essenziali della giustizia tributaria. Uno scambio di idee e di progetti continuo, anche per quello che riguarda la formazione, nell’attesa di una riforma organica di questo settore che sia anche in grado di valorizzare le competenze attuali”.

Il riferimento casca sempre lì, alla riforma della giustizia tributaria promessa a più riprese dalla politica negli ultimi anni e che adesso sembra essere entrate nell'agenda delle priorità, anche se la legislatura è ballerina e al massimo potrà durare fino a febbraio. Così, oggi si può intavolare un discorso che difficilmente potrà arrivare a conclusione in pochi mesi e la soluzione organica alla quale si aspira per modificare l'assetto corrente della giustizia tributaria italiana dovrebbe slittare nella legislatura al via nei primi mesi del 2018. Eppure un po' di lavoro è stato fatto e sul tavolo ce ne sono di proposte che mirano ad aggiustare il tiro e che puntano ad alleggerire il pesante carico delle liti tributarie residue. A lanciare l'allarme per primo per quanto riguarda le cause arrivate in Cassazione era stato il presidente della Suprema Corte Giovanni Canzio che aveva trovato una sponda nel viceministro dell'Economia Luigi Casero pronto a riformare il sistema partendo dalla rottamazione delle liti

In attesa delle riforme necessarie, però, chi ha a che fare con la giustizia tributaria può incassare i risultati positivi registrati nel 2016. Come si evince dai dati resi noti dal MEF, nel periodo gennaio-dicembre 2016 le liti tributarie sfiorano il 10% in meno rispetto all'anno precedente. Scrive via XX Settembre: "Il volume complessivo delle nuove controversie presentate nell’anno 2016 mostra una riduzione del 9,85% rispetto al 2015; nello stesso periodo le controversie definite diminuiscono dell’1,60%". Le controversie complessivamente pendenti al 31 dicembre sono pari invece 469.048, un numero in calo dell’11,61% (-61.598 in assoluto) rispetto alla fine dell'anno del 2015. Come sostiene il MEF, questo dato conferma "il trend in diminuzione rappresentato nei rapporti precedenti". 

Quanto valgono per le casse pubbliche le liti tributarie? Il MEF spiega che nel solo trimestre ottobre-dicembre la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore nelle commissioni tributarie provinciali è stata di circa il 45% - quindi meno della metà - per un valore complessivo di 3.116,74 milioni di euro; la quota dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 31%, per un valore di 1.242,26 milioni di euro di euro. Calcolatrice alla mano, la percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata di circa il 12%, per un valore complessivo di 555,78 milioni di euro. Per le commissioni tributarie regionali, invece, la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore è stata di circa il 47%, per un valore complessivo di 1.511,00 milioni di euro; la quota dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 37%, per un valore complessivo di 988,38 milioni di euro. 

Michele Chicco

@mchicco

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