Con la tassa sugli affitti brevi arriva la svolta che piace al settore: "Semplicità e trasparenza"

di Michele Chicco - 19 aprile 2017

Servirà a racimolare qualche risorsa in più per le casse pubbliche e anche se non sposterà gli equilibri di bilancio la cedolare secca al 21% per gli affitti brevi segna un punto di svolta nel rapporto tra lo Stato e le aziende che sfruttano le abilità del web per offrire servizi terreni. La norma è contenuta nel Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana e prevede due importanti cambiamenti: primo, chi mette a disposizione dei turisti la propria casa per le vacanze potrà beneficiare dal primo maggio della cedolare secca al 21% per saldare i propri conti con il fisco; secondo, saranno le stesse piattaforme Internet, ad esempio Airbnb, a comportarsi da sostituti di imposta girando oltre un quinto dell'incasso allo Stato e non al padrone di casa. Insomma, rispetto ad ora un cambiamento radicale che punta di fatto a impedire agli oste fai-da-te di nascondere i propri guadagni all'Erario, sfruttando le piattaforme 2.0. Le società di intermediazione saranno chiamate a versare l'obolo senza tentennamenti perché a non seguire le nuove regole si rischiano salate multe che possono variare dai 200 ai 2mila euro per ogni transazione elusa. 

L'obiettivo non dichiarato del governo è generare un aumento del gettito fiscale di 40 milioni di euro all'anno, soprattutto grazie agli affitti mordi e fuggi fino ad ora rimasti nell'ombra per volontà degli host italiani. E la norma a chi gestisce le piattaforme informatiche non dispiace, anche se imporrà un carico burocratico maggiore per le aziende che di mestiere hanno il compito di far incontrare domanda e offerta turistica. "La flat tax per gli affitti brevi al 21% prevista dal Def sarà un vantaggio per tutta la filiera", assicura in uno studio Halldis, società italiana del settore con un portafoglio di 1.600 proprietà in 25 località europee. Secondo l'analisi, la scelta del governo di aprire alla cedolare secca "farà emergere il nero del settore che oggi è stimato al 75% e libererà per lo Stato un fatturato potenziale di 3,5 miliardi di euro. Il provvedimento - viene spiegato - riguarderà il mezzo milione di proprietà che si ritiene siano affittate a uso turistico ogni anno nel nostro Paese". 

Fino ad oggi gli incassi generati dagli affitti brevi andavano a rimpolpare il reddito dei proprietari di casa, con un impatto decisamente più gravoso sul conto finale da pagare. Dal primo maggio in poi, con la cedolare secca slegata dall'imponibile complessivo, ha sottolineato Vincenzo Cella, consigliere delegato di Halldis, "i proprietari avranno notevoli vantaggi", grazie all'abbattimento delle imposte, alla trasparenza e alla semplificazione scatenata dalla norma. Secondo Cella, tra l'altro, la scelta di obbligare gli intermediari a farsi sostituti di imposta "porterà gettito allo Stato, eviterà ogni ambiguità ai turisti sulla modalità di pagamento" e permetterà ai proprietari di non doversi più preoccupare "dell'adempimento fiscale". A guadagnarne, in soldoni, "sarà tutto il sistema" che ogni anno cresce sempre di più. Alberto Melgrati, amministratore delegato di Halldis, ha evidenziato come fino ad oggi "il vuoto legislativo aveva promosso fenomeni per certi aspetti positivi, come la disintermediazione, ma aveva anche determinato una non sana competizione con gli alberghi e favorito il nero". La norma contenuta nel Def, invece, punta a rimettere ordine per evitare le storture e stabilire i diversi campi d'azione rispetto alle strutture tradizionali. "La questione fiscale - ha spiegato Melgrati - è decisiva: il provvedimento permetterà al settore di svilupparsi in trasparenza e con regole certe e sarà un importante volano per il turismo".

Va da sé che a beneficiarne sarà "l'economia del Paese" che in parte si regge proprio sulle vacanze. Con il giro d'affari attuale, il gettito fiscale aggiuntivo che andrà a rimpolpare le casse dello Stato non sarà straordinario; ma il poter sfruttare delle norme fiscali più semplici e agili, come è stato sottolineato, potrebbe aiutare lo sviluppo del settore e far aumentare via via il numero delle case a disposizione dei vacanzieri italiani e stranieri. Per dirla brutalmente, chi oggi aveva evitato di aprire le porte dei propri appartamenti ai turisti per non far salire troppo il proprio reddito complessivo potrà ricredersi: la cedolare secca al 21%, come avviene per gli affitti tradizionali, non si andrà a sommare con il reddito complessivo e in cambio di un quinto dell'incasso per transazione, diciamo così, si potrà difendere la propria aliquota Irpef. 

Se piace a chi offre un posto letto, la norma non dispiace nemmeno agli albergatori che a lungo hanno accusato le piattaforme Internet di concorrenza sleale: "Pensiamo sia importante aver considerato nella 'manovrina di primavera' l'introduzione di un meccanismo che consentirà la tassazione anche a chi offre alloggi turistici attraverso Airbnb", ha detto Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi. Secondo l'associazione, "è innegabile che il mercato si stia arricchendo di forme alternative di accoglienza ed è impensabile voler arrestare un fenomeno così importante e contemporaneo legato alla share economy turistica". Ma un argine andava messo e la scelta dell'esecutivo, che ci si augura "superi gli step successivi", rappresenta un giusto compromesso. Anche Francesco Boccia, deputato del Pd e sostenitore della web tax, mostra una certa soddisfazione, anche se non rinuncia al vero obiettivo: giusto che a pagare le tasse siano i proprietari di casa, ma anche gli stessi colossi dell'etere dovrebbero fare la loro parte. "La quota che Airbnb prende sia dai proprietari che dagli affittuari non è fatturata in Italia, ma all’estero", ha ricordato Boccia. 

Michele Chicco

@mchicco

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