L'Antitrust boccia il ddl sugli Home Restaurant: favorisce i vecchi operatori ed è anticostituzionale

di Michele Chicco - 12 aprile 2017

Arriva dall'Antitrust un duro colpo al disegno di legge sugli Home Restaurant: secondo l'Autorità, in estrema sintesi, la norma sarebbe limitativa della libertà di utenti e operatori, oltre a essere in contrasto con la Costituzione italiana e le direttive europee. Insomma, il testo in discussione in Parlamento è da rivedere per evitare che futuri stop possano bloccarne la messa in pratica. Il parere dell'Antitrust, a firma del suo presidente, Giovanni Pitruzzella, è stato inviato congiuntamente al Ministero dello Sviluppo economico, a quello dell'Economia, oltre che a Camera e Senato: non si potrà sfuggirne anche perché il deputato Ivan Catalano ha già manifestato la volontà di presentare una interrogazione parlamentare urgente al governo "per capire come intenda recepirne il contenuto". Come scrive nero su bianco l'Antitrust, si ritiene che la norma introduca "limitazioni all'esercizio dell'attività di Home Restaurant che non appaiono giustificate". 

Nelle sei pagine di agile parere vengono ripassati in rassegna i paletti che la norma in discussione vorrebbe porre per la regolamentazione dei ristoranti domestici – come la Crusca preferisce si definiscano gli home restaurant. Il disegno di legge, come avevamo raccontato, impone severi obblighi per i gestori e delimita i confini nei quali i padroni di casa possono agire: 5mila euro lordi di fatturato, 500 coperti all’anno e incassi solo in digitale, solo per fare alcuni esempi. Secondo l'Autorità sarebbe troppo anche perché così si rischierebbe di minare la crescita nel Paese di uno dei settori trainanti della sharing economy e si andrebbe in una direzione contraria rispetto a quella delle altre legislazioni dell'Unione Europea. "La Commissione - scrive l'Antitrust - ha invitato gli Stati membri a favorire lo sviluppo dell'economia della condivisione capace di creare nuove opportunità sia per i consumatori sia per i nuovi operatori, agevolati da forme di lavoro flessibile e da nuove fonti di reddito". 

Quello che invece viene proposto in Italia, a partire dal limite di fatturato da 5mila euro all'anno, ovvero poco più di 400 euro al mese, rischia di essere tutt'altro rispetto a una nuova forma di reddito. "Del tutto ingiustificata - scrive nel suo parere l'Authority - appare la quantificazione normativa del numero massimo di coperti che possono essere allestiti e del reddito annuo che l'attività in esame può generare". Entrambe le disposizioni, infatti, sono in contrasto con le i principi di liberalizzazione che sono stati sanciti nel 2010 e anche dalla Costituzione che, viene ricordato, tutela la libertà di iniziativa economica degli italiani con l'articolo 41 della Carta: "Queste stesse perplessità - ricorda poi l'Antitrust - sono state espresse dalla I Commissione delle Camera" che non si ha perso l'occasione di formulare delle osservazioni nonostante il complessivo parere favorevole al disegno di legge. Anche l'esclusione dei B&B, snodo centrale del disegno di legge, "appare ugualmente priva di motivazioni e ingiustificatamente restrittiva", sancisce l'Antitrust.

Più in generale, l'Autorità guidata da Pitruzzella mette nel mirino tutti i paletti che vengono fissati con la proposta di legge e "l'insieme dei vincoli e delle limitazioni" si pone "fuori dal quadro tracciato dai principi europei della concorrenza". Per questo, tutta la legge presentata alla Camera e che spedita è sbarcata in Senato "appare nel suo complesso idonea a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa al servizio di ristorazione". Ma non solo perché la legge che nell'idea dei parlamentari dovrebbe tutelare la salute dei consumatori e la concorrenza tra operatori fallisce miseramente il suo secondo obiettivo: "Nella misura in cui prevede obblighi che normalmente non sono posti a carico degli operatori tradizionali - bacchetta l'Antitrust - risulta discriminare gli operatori di home restaurant a favore dei primi senza rispettare il test di proporzionalità, neccessarietà delle misure restrittive rispetto al perseguimento di specifici obiettivi imperativi di interesse generale". 

Adesso la palla passa alla politica che può solo incassare il giudizio negativo dell'Autorità e modificare quel tanto che basta il testo per farlo rientrare nei confini della corretta concorrenza tra operatori. Certo, ignorare quello che l'Authority ha stabilito è una possibilità; tuttavia, forte di un parere pubblico così chiaro, chi si oppone al disegno di legge ha una micidiale arma tra le mani per poter dar vita a una battaglia legale in Tribunale. A spingere i parlamentari verso una possibile riscrittura del disegno di legge dovrebbe essere anche la nemmeno troppo velata accusa di anticostituzionalità del testo portata avanti dagli uffici guidati da Pitruzzella: dopo il parere di un organo indipendente come l'Agcm, infatti, potrebbe arrivare senza troppa difficolta il cartellino rosso della Corte Costituzionale. Sicuramente è meglio non rischiare e correggere il possibile. Per quanto riguarda il parere del governo, qualcosa in più si saprà quando Catalano presenterà la sua interrogazione urgente all'esecutivo. 

 

Michele Chicco

@mchicco

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