Raddoppiare l'incasso da concessioni demaniali, lotta all'evasione e aumento dei prezzi

di Michele Chicco - 20 aprile 2017

Raddoppiare l'incasso da concessioni demaniali marittime per rimpolpare le entrate dello Stato e rendere più contenibile tra le imprese la gestione delle spiagge italiane. L'obiettivo è scritto nero su bianco nel Programma nazionale di riforma allegato al Def e approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. I numeri: l'Italia ricava dalle concessioni marittime 103 milioni di euro all'anno, versati da 21.390 stabilimenti turistico-ricreativi che affollano le coste del Paese. Per chi fonda parte della propria economia sulle vacanze e può contare su chilometri di bagnasciuga è davvero troppo poco; tanto da spingere il Governo a combattere l'evasione e alzare i canoni per guadagnare qualcosa in più. "Al fine di recuperare gettito tributario, sono state adottate iniziative dirette a favorire l’adempimento spontaneo e a contrastare l’evasione", scrive il Governo nel Programma nazionale di riforma allegato al Def anche se il grosso del raddoppio agognato arriverà proprio dalla revisione dei canoni di concessione. 

Per ritoccare all'insù i prezzi lo Stato fa leva su una legge-delega che da un paio di mesi ha avviato il suo iter parlamentare. Il dl presentato a metà febbraio dal ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa, punta a far approvare una "delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo", come risposta ad una procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nel lontanissimo 2008. Bisogna agire e, più di quanto non faccia Bruxelles, è la matematica a imporre una profonda riorganizzazione che parta dall'aggiustamento dei canoni di concessione, vista la spesa media per stabilimento di appena 4.815 euro all'anno. Il testo presentato da Costa si fonda sui rilievi posti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che con una sentenza del 14 luglio 2016 ha chiesto un restyling della normativa vigente. La delega si snoda in sei punti:

a) criteri e modalità di affidamento;

b) limiti minimi e massimi di durata;

c) modalità procedurali per l’eventuale dichiarazione di decadenza nonché per il subingresso in caso di vendita o di affitto delle aziende;

d) periodo transitorio per l’applicazione della disciplina di riordino;

e) revisione dei canoni concessori con l’applicazione di valori tabellari;

f) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti in materia.

Con la revisione dei canoni di concessione previsti dalla norma non pagheranno tutti la stessa cifra, ma i "beni - viene spiegato nel Def - dovranno essere classificati in differenti categorie, relativamente alla valenza turistica, applicando a quelli di maggiore valenza un canone più elevato con l’attribuzione di una quota, calcolata in percentuale sulle maggiori entrate annue rispetto alle previsioni di bilancio, a favore della regione di riferimento". Insomma, una spiaggia non vale l'altra e i più naturalisticamente fortunati dovranno pagare un obolo più salato per poter piazzare un ombrellone griffato sulla sabbia. "La rideterminazione delle tariffe e dei meccanismi riferiti ai canoni demaniali attualmente in vigore, secondo i principi e criteri direttivi fissati con la delega, consentirà un maggior introito per le finanze pubbliche" che punta come minimo a raddoppiare il gettito rispetto a quanto incassato negli ultimi anni. Un surplus che servirebbe a dare ossigeno alle casse pubbliche; ma non solo perché nel documento di economia e finanza viene previsto che una parte dell'incasso venga attribuito alle Regioni e ai Comuni interessati.

Il ritocco dei prezzi delle concessioni si inserisce, come si è visto, in un più ampio disegno di riforma che mira a imporre i limiti minimi e massimi di durata dell'utilizzo privato delle spiagge italiane. Del resto, era uno degli elementi al centro delle critiche della UE che aveva messo nel mirino la normativa "in quanto fondata su un sistema di preferenza per il concessionario uscente ovvero di rinnovo automatico della concessione già assentita". In questo scenario, il Governo fissa anche gli "obiettivi prioritari di medio-lungo periodo" e punta diritto-dritto all'apertura e alla contendibilità del mercato, "assicurando nel contempo un uso rispondente all’interesse pubblico del bene affidato in concessione", si legge nel Programma nazionale di riforma allegato al Def. Nella delega presentata dal ministro Costa, tra l'altro, si fa riferimento all'obbligo di rispetto della qualità paesaggistica e di sostenibilità ambientale, di valorizzazione delle diverse peculiarità territoriali e di riconoscimento e tutela degli investimenti.

 

Michele Chicco

@mchicco

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