Segantini: "Niente alibi per noi giovani commercialisti, questi i nostri nuovi spazi"

di Michele Chicco - 6 aprile 2017

Bisogna agire in fretta perché l'orizzonte temporale è molto stretto, ma toccando i giusti tasti i commercialisti potranno farcela a ridare il giusto lustro alla professione. Ne è convinto Fazio Segantini, presidente dell'Unione dei giovani commercialisti, che ieri ha aperto i lavori del 55esimo congresso nazionale di categoria, nel suggestivo scenario del porto di Napoli. Dal Sud i giovani professionisti del fisco provano a tracciare la strada da seguire nel futuro e si propongono come veri manager al servizio delle imprese, non più solo come infallibili uomini dei conti. Il motivo è presto detto: c'è da resistere ai cambiamenti tecnologici, senza lasciarsi sopraffare dalla tecnica, anzi sfruttando le opportunità offerte dall'informatica per aprire nuovi orizzonti. Altrimenti tutto rischia di saltare: "In quale orizzonte temporale? Credo in un tempo piuttosto breve, cinque o sei anni al massimo. Per questo dobbiamo fare sistema in fretta e inventarci nuovi spazi nei quali inserirci", spiega Segantini.  

Per come la vede il numero uno della UNGDCEC, a passarsela non-bene in questi anni "sono un po' tutte le professioni che hanno perso appeal" e per questo l'invito è "fare un ragionamento a tutto tondo" perché per i commercialisti possono valere le stesse riflessioni fatte dagli avvocati o dai notai. "Le professioni sono desinate a subire dei mutamenti fortissimi dovuti all'avvento della tecnologia e del progresso incalzante: la tecnologia che è stata utilizzata fino a ora ha solo reso automatiche alcune banali funzioni, ma in realtà il progresso informatico ci porterà ad avere grandi macchine ben più performanti che riusciranno via via anche a soppiantare il lavoro dei professionisti", dice con il piglio pratico tipico dei fiorentini. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e vanno dalla famigerata fatturazione elettronica alla dichiarazione dei redditi precompilata, "che è un po' il preludio di questo cambiamento". Per far sì che i si possa sopravvivere, allora, "è necessario cambiare mentalità, trovare nuovi mercati: vale per tutti e ovviamente anche per noi", sottolinea Segantini. 

 

Per evitare che sotto i colpi del digitale la figura del commercialista possa davvero "sparire in un orizzonte temporale di cinque-sei anni" bisogna rimboccarsi le maniche e pensare a strade alternative; del resto - come giustamente ricorda lo stesso Segantini - sarebbe inutile alzare le barricate e provare a fermare innovazioni che sono in grado di migliorare la vita di tutti: "Dobbiamo fare sistema per inventarci nuovi spazi", è il mantra. Da qui nasce il titolo del 55esimo congresso dell'UNGDCEC - "Il dottore commercialista 'nuovo' manager della crisi di impresa" - che punta proprio a far crescere tra gli associati la consapevolezza di potersi mettere in gioco e conquistare nuove caselle: "Puntare ad avere un ruolo manageriale all'interno della società serve a tutelare la nostra professionalità, solo così diventiamo indispensabili e non facilmente sostituibili con una macchina". Anche se molto intelligente. Ma questo è solo un esempio: "L'altro mio pallino - racconta - è il data scientist: è una delle professioni più ambite del momento e i commercialisti con le loro competenze sarebbero in grado di accettare la sfida: partendo dai dati fiscali, contabili e di bilancio dei nostri clienti potremmo offrire una consulenza a tutto tondo". 

 

Insomma, "la tecnologia c'è: bisogna solo governarla senza lasciarsi sopraffare" per poter vincere la sfida del futuro, ben al di là del lustro all'orizzonte. Certo, per poterlo fare senza affanni bisogna avere come alleato la politica, ma su questo Segantini mostra fiducia: "C'è consapevolezza da parte dell'amministrazione sulle sfide che abbiamo davanti; il viceministro Luigi Casero è un nostro collega e ha più volte riconosciuto l'importanza del ruolo dei commercialisti e ha provato spesso a coinvolgere la categoria". Zero alibi anche perché "sta a noi - dice il presidente della UNGDCEC - essere propositivi e trovare nuove strade: la politica sa quello che ci aspetta e qual è l'effetto della tecnologia sul nostro lavoro quotidiano". 

 

È inutile recriminare anche se le critiche arrivano lo stesso; non per chiedere aiuti, ma trattamenti equi: "Il mio discorso di apertura - sottolinea Segantini - ha avuto una forte connotazione sindacale e ho affrontato i temi del congresso partendo dal progetto di legge di riforma della crisi di impresa perché ci sono cose che ci lasciano perplessi: l'albo per la gestione della crisi e l'affidamento alla Camera di commercio degli organismi di composizione". Sullo sfondo c'è la consapevolezza che questi ruoli possano restare tra i compiti dei commercialisti e per questo "chiediamo spiegazioni; non c'era bisogno - sottolinea Segantini - di mettere altra carne al fuoco". Adesso, tra l'altro, ce lo si aspetta un passo verso le istanze della categoria, soprattutto dopo che con un po' di fatica a metà febbraio è stato revocato il primo storico sciopero dei commercialisti italiani. All'interno del mondo, soprattutto tra i giovani, la scelta a volte non è stata compresa e Segantini giovedì è ritornato a spiegare i motivi di una retromarcia "sensata: c'è stata un'apertura da parte del governo, era giusto farlo. Ma abbiamo preso l'impegno di mantenere alta la guardia se le promesse che ci hanno fatto non vengono portate avanti". Tutti avvisati. 

Michele Chicco

@mchicco

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