Rompere la tregua con il governo, tra i commercialisti si invoca un nuovo sciopero

di Michele Chicco - 3 maggio 2017

Rompere la tregua di fine febbraio, per far sentire di nuovo e con più forza la voce dei commercialisti. Per ora è niente di più di una suggestione e quella dello sciopero è solo una delle opportunità sul tavolo della categoria che si è sentita tradita dalla manovrina approvata dal governo a fine aprile. Il decreto legge 50 del 2017, che mira ad aggiustare i conti dell'Italia, porta con sé alcune novità fiscali che, per usare un eufemismo, non sono state apprezzate dal mondo dei commercialisti. In estrema sintesi, si ritiene che le scelte del governo di queste ultime settimane vadano nella direzione opposta rispetto a quando sancito dal patto di febbraio, quando in extremis si evitò lo scontro frontale con la prima storica astensione dei commercialisti italiani. Ad oggi, quella di riprendere in mano la protesta lasciata cadere nel vuoto poco più di 60 giorni fa è una possibilità bisbigliata dai Giovani di categoria nei giorni scorsi; ma di certo se ne parla con insistenza anche tra i grandi: split payment e riduzione delle compensazioni libere sono i cardini sui quali si incentra la rinvigorita ribellione.

 

A sondare il terreno politico ci ha pensato la UNGDCEC che ha sintetizzato in una nota il malumore che serpeggia tra gli studi professionali di tutta Italia: facendosi scudo con la necessità di combattere l'evasione fiscale, secondo i l'Unione dei giovani commercialisti, il governo altro non fa che "vessare" i contribuenti per fare cassa e abbellire i conti pubblici. "La manovra correttiva appena pubblicata - scrivono - è la chiara dimostrazione che i provvedimenti degli ultimi sei mesi, introdotti in nome della 'lotta all’evasione', non servono a tale fine". Adesso, le nuove misure varate per evitare le più o meno severe sanzioni dall'Unione Europea mettono di nuovo a rischio il rapporto tra governo e professionisti. Scrive la giunta UNGDCEC: "La manovra, per come è formulata, sembra andare contro ogni buon proposito di voler ricostruire un percorso di collaborazione con chi ormai supplisce, silenziosamente, ad un sistema che mostra quotidianamente l’incapacità a gestire la macchina fiscale".

 

Da qui nasce la volontà di rispolverare quell'arma riposta a fine febbraio, con i Giovani "pronti a riprendere la protesta laddove l’avevamo sospesa". Come detto, a indispettire la categoria sono principalmente due elementi contenuti nel decreto legge: la restrizione delle compensazioni libere, che rischia di ledere "il principio di neutralità fiscale, sancito dalle norme comunitarie", e l'estensione ai professionisti dello split payment, "norma derogatoria ai principi IVA". E proprio questo allargamento era finito nel mirino della presidenza del CNDCEC pochi giorni prima dell'approvazione definitiva della manovrina, con il presidente Massimo Miani che aveva sottolineato come estendere lo split payment avrebbe duplicato il prelievo diretto sulla stessa fattura, già ridotta dalla ritenuta che si applica ai professionisti.

 

Lo scenario è sufficientemente ingarbugliato, soprattutto se a tutto questo si aggiunge il secondo fronte aperto nelle scorse ore da Miani sul costo delle liquidazioni trimestrali IVA: spesa stimata fino a mille euro per ogni studio, una cifra per alcuni insostenibile tanto da far serpeggiare nella categoria "una grave e crescente insoddisfazione". Per placare gli animi, forti dell'esperienza recente di inizio anno, i commercialisti potrebbero volersi sedere al tavolo con il governo e proporre un pacchetto complessivo di riforme in un libro bianco sulla tassazione in Italia. Questo rappresenterebbe il punto di partenza per far partire quel processo complessivo di riforma fiscale invocato (invano) da anni, ma non è detto che il disegno trovi le adeguate sponde parlamentari.

 

Per ora in difesa della categoria si è levata la sola voce di Enrico Zanetti, ex viceministro dell'Economia, che ha annunciato la volontà di presentare "una interrogazione al Mef in Commissione Finanze per capire le ragioni che hanno indotto l'Agenzia delle Entrate ad adottare modalità tecniche diverse da quelle solite per la trasmissione telematica delle liquidazioni periodiche IVA". A fine febbraio, ricorderete, un ruolo essenziale per raggiungere la pacificazione lo giocò il viceministro Luigi Casero che dovrebbe tornare presto a vestire i panni del vero mediatore per evitare la storica rottura. Le diplomazie sono al lavoro e il compito è ri-trovare una sintesi adeguata tra le diverse anime della galassia professionale: in avanscoperta sono andati i giovani duri della UNGDCEC, ora gli occhi sono tutti sui più moderati per capire fin dove ci si potrà spingere nei prossimi giorni. 

Michele Chicco

@mchicco

Se vuoi leggere altri articoli della Rubrica Fisco&Società CLICCA QUI

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK CLICCA QUI

seguici su facebook

0 Commenti :

Commento

Captcha