Cuchel (Anc): tutti i commercialisti uniti nello sciopero

di Gabriele Ventura - 20 gennaio 2017

Lo sciopero deve riguardare tutti i commercialisti. I quali, finalmente, hanno l’occasione di rivendicare in modo concreto il riconoscimento del loro ruolo e il rispetto della dignità professionale da parte delle istituzioni e dell’Amministrazione pubblica. Ne è convinto Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale dei commercialisti, uno dei sette sindacati che ha organizzato la protesta della categoria contro i nuovi adempimenti fiscali, dalla manifestazione del 14 dicembre scorso, allo sciopero in programma dal 28 febbraio al 7 marzo prossimi.

Domanda. Che risposta si aspetta dalla categoria in quanto a partecipazione all’iniziativa? Superiore alla manifestazione?

Risposta. Considerata la positiva risposta alla mobilitazione dello scorso 14/12 a Roma, è legittimo aspettarsi che i colleghi aderiscano ancora più numerosi alla prima astensione collettiva della storia della nostra Professione. Ritengo determinante, in questa circostanza, riuscire a dare prova di unitarietà, senza contare che le ragioni che ci hanno indotto a ritenere che fosse giunto il momento di esprimere in modo tangibile il disagio e l’insoddisfazione della categoria appartengono a tutti i colleghi, nessuno escluso. E tutti i colleghi hanno oggi, finalmente, l’occasione di fare qualcosa di concreto per rivendicare il riconoscimento del loro ruolo e il rispetto della loro dignità professionale da parte delle Istituzioni e dell’Amministrazione Pubblica.

D. Avete avuto qualche risposta del Governo/Entrate dopo la manifestazione e la conferma dei giorni di sciopero?

R. Le associazioni nazionali di categoria, firmatarie del codice di autoregolamentazione dell’astensione collettiva pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 185 del 11.08.2014, e promotrici oggi dello sciopero, hanno chiesto, dopo aver formalmente proclamato l’astensione collettiva alla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, un incontro sia al MEF sia all’Agenzia delle Entrate per illustrare le modalità di effettuazione dell’astensione e definire ulteriori aspetti organizzativi della stessa. Stanno quindi aspettando di essere convocate.

D. Quali risposte vi aspettate? In caso negativo, avete in programma nuove iniziative?

R. Ci aspettiamo innanzitutto un’attenzione da parte dei nostri interlocutori istituzionali. Un’attenzione che crediamo sia doverosa nei confronti di professionisti, il cui lavoro è alla base del rapporto dei contribuenti con il fisco, e che evidentemente hanno valide ragioni per ricorrere all’astensione, per cercare di ottenere risposte a ciò che chiedono. E’ bene precisare che le richieste della nostra categoria non rispondono unicamente agli interessi dei professionisti, sarebbe profondamente sbagliato pensare questo. Ciò che rivendichiamo, certamente, riguarda anche il nostro lavoro di tutti i giorni e le condizioni nelle quali ci troviamo a doverlo svolgere, ma le nostre proposte e le nostre istanze riguardano soprattutto la necessità di intervenire seriamente sul funzionamento del sistema fiscale del nostro Paese, sotto il profilo della semplificazione, della trasparenza e dell’equità. Tutto ciò evidentemente non è interesse solo dei commercialisti ma dell’intera collettività. Se da parte delle Istituzioni ci saranno impegni precisi ad accogliere le richieste che abbiamo formulato rispetto alla possibilità di superare alcune delle oggettive criticità del nostro sistema fiscale, con il senso di responsabilità che ci contraddistingue, come categoria, intendiamo privilegiare la linea del dialogo e del confronto. Se ciò non accadrà, siamo convinti della nostra protesta, che porteremo avanti, valutando anche ulteriori future iniziative.

D. Come valuta la risonanza avuta sugli organi di stampa? L’iniziativa dei commercialisti può essere stata sottovalutata o considerata “scomoda”?

Credo che l’attenzione da parte dei media, sia nei confronti della manifestazione del 14/12 che della proclamata astensione, si possa considerare nel complesso positiva. Non so dire se l’astensione della nostra categoria può essere considerata scomoda, probabilmente più che sottovalutata non è stata ancora compresa appieno. Può sembrare strano che i commercialisti facciano “sciopero”, è un qualcosa di nuovo che non è mai accaduto prima e forse ancora non è stato colto il significato di questa iniziativa come pure la sua portata. Siamo convinti però che i tempi siano maturi per dare un segnale forte da parte della categoria.

 

Gabriele Ventura

@gabrivent

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