Sport dilettantistico, proposte di modifica dai commercialisti

di Gabriele Ventura - 12 gennaio 2017

I commercialisti chiedono più chiarezza sullo sport dilettantistico. Con un documento inviato al Governo contenente le proposte messe a punto dalla Commissione “no profit” del Consiglio nazionale, finalizzate ad ottenere una maggiore garanzia nelle deducibilità delle sponsorizzazioni in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche. Ma anche una definizione più puntuale dell’ambito di applicazione delle agevolazioni nel mondo del lavoro nello sport dilettantistico e dei confini delle agevolazioni tributarie fruibili dagli enti che operano in questo contesto.

Riguardo, in particolare, l’ambito di applicazione delle agevolazioni, l'articolo 67, comma 1, lettera m) del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 ha recepito il contenuto del comma 4 art. 25 della L. 133/1999, dell'art. 37 L. 342/2000 e in ultimo dell'art. 90 della L. 289/2002, determinando il trattamento fiscale dei premi, rimborsi, indennità e similari, derivanti dalle prestazioni rese in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche collocandoli fra i redditi diversi e definendo una soglia di esenzione Irpef fino al limite di 7.500 euro annui. Inoltre, ricorda il documento, sopra tale soglia si applica una ritenuta d'imposta del 23% (oltre addizionali) fino a 28.158,28 euro e, oltre, si dovrà applicare la ritenuta d'acconto ordinaria. Secondo quanto previsto dall'articolo 67 del D.P.R n. 917/86, sono collocabili fra i “redditi diversi”, se non sono conseguiti nell'esercizio di arti, professioni, imprese, né in relazione alla qualità di lavoro dipendente, le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e compensi, erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche e in seno ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale, resi in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche.

Il documento si sofferma in particolare su due principi: il riferimento alle cosiddette “co.co.co.” e il carattere residuale delle somme erogate nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche rispetto all'attività lavorativa principale svolta dal prestatore, in considerazione del fatto che le co.co.co. rappresentano rapporti di lavoro assimilabili a rapporti di lavoro subordinato, a differenza delle attività sportive dilettantistiche che costituiscono attività di carattere residuale. Per i rapporti instaurati a titolo di collaborazione sportiva (co.co.co. amministrativo-gestionale), secondo il Cndcec è opportuno il permanere degli obblighi in capo al committente di inviare la preventiva comunicazione di assunzione al competente Centro per l'Impiego, con l'accorgimento di riportare nello spazio riservato alle “note” che trattasi di co.co.co. sportiva ex D.Lgs. 276/2003: ciò, sottolinea il documento, allo scopo di garantire trasparenza dei rapporti in essere e conseguente conoscenza preventiva da parte degli Uffici del Lavoro.

Tra gli emendamenti proposti, uno riguarda la possibilità di garantire coerenza tra i principi generali, stabiliti dalle norme vigenti che trattano della deducibilità fiscale delle spese sostenute per sponsorizzazioni erogate prevalentemente alle associazioni e società sportive dilettantistiche, e l'interpretazione eterogenea emergente dalla prassi e dalla giurisprudenza.

Un'altra porposta di modifica riguarda le prestazioni svolte a favore di associazioni e società sportive dilettantistiche, con l’obiettivo di identificare in modo positivo il concetto di “collaborazioni amministrativo-gestionali” del D.P.R. 917/86, esplicitando che possono rientrarvi i compiti di segreteria, la tenuta della cassa e della contabilità, nonché le attività amministrative svolte direttamente a contatto gli associati e/o tesserati.

Il terzo emendamento è infine sulla definizione della fruizione delle agevolazioni tributarie, integrando le attuali norme con elementi di potenziamento quali:

  • identificazione di categorie di soggetti nei confronti delle quali sia certa la previsione agevolativa fiscale, nell'ottica di considerare l'attività sportiva come elemento migliorativo delle condizioni salutistiche, sociali e ricreative.
  • allineamento alla disciplina civilistica delle norme riguardanti la circolazione delle quote di società di capitali sportive dilettantistiche mantenendo il prezzo entro il valore nominale. 

  • previsione della figura dell'istruttore della pratica sportiva (o responsabile tecnico) riconosciuto dal Coni, dalle Federazioni Sportive, dagli Enti di Promozione Sportiva e dalle Discipline Sportive Associate, quale operatore fondante dell'attività sportiva dilettantistica insegnata e coordinata, a differenza della pratica “libera” che invece riguarda praticanti non interessati ad alcuna evoluzione, apprendimento, miglioramento delle proprie condizioni, così da evidenziare la separazione fra attività sportiva dilettantistica (agonistica o meno che sia) e attività ludico-motoria o amatoriale. 

  • previsione della definizione di un programma sportivo, deliberato con cadenza annuale dall'Organo di gestione dell'associazione o società sportiva, possibilmente depositato presso la propria FSN/EPS/DSA al momento del rinnovo dell'affiliazione al fine di instaurare un controllo di natura amministrativa e, eventualmente, indurre l'ente di affiliazione ad emanare prescrizioni all'associazione o società sportiva laddove sia riscontrata carenza nella previsione e/o nell'attuazione del programma anzidetto.

Gabriele Ventura

@gabrivent

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