Responsabilità del commercialista nella redazione del bilancio

di Andrea Arrigo Panato - 9 luglio 2013

Una recente pronuncia della Suprema Corte in merito alle responsabilità professionali nella redazione del bilancio risulta di particolare interesse sia per l’attualità dell’argomento trattato, sia per aver riportato sotto gli occhi della categoria l’importanza di una lettera di incarico tra commercialista e cliente completa e ben strutturata.

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 14 giugno 2013, n. 15029, ha chiarito che il commercialista che ha ricevuto l’incarico di redigere il bilancio aziendale non è obbligato a riscontrare la veridicità dei dati contabili forniti dagli amministratori.

Secondo la Suprema Corte, per espressa previsione normativa, rispondono della veridicità del bilancio gli amministratori e il collegio sindacale. Il professionista non può quindi essere accusato di responsabilità verso la società per le irregolarità emerse.


Il Fatto

Nel caso in esame, la società Cliente fa causa al commercialista sostenendo la sua responsabilità professionale per aver omesso di verificare i dati contabili in relazione alla redazione del bilancio.

In particolare sostiene che il dottore commercialista, incaricato da una società di capitali di predisporre lo schema di bilancio di esercizio, ai fini di un corretto adempimento dell’incarico professionale, non può limitarsi a predisporre il progetto esclusivamente sulla base dei dati contabili trasmessigli dalla società, ma deve effettuare un esame critico quanto meno delle poste che, per la loro natura o il loro ammontare, appaiono macroscopicamente anomale, richiedendo all’organo amministrativo gli opportuni chiarimenti e informazioni e rifiutando, nel caso in cui questi non vengano forniti, di dar corso all’incarico ricevuto.

La società Cliente, conseguentemente, chiede la risoluzione del contratto di assistenza professionale per inadempimento, con la condanna del Commercialista al risarcimento dei danni e alla restituzione degli importi pagati.

 

Analisi normativa

Con la sentenza del 14 giugno 2013, n. 15029 la Corte di Cassazione ha chiarito che nell’incarico generico dato a un professionista di predisporre uno schema di bilancio non può ritenersi implicitamente incluso l’onere di verificare la corrispondenza alla realtà dei dati contabili forniti dagli amministratori.

A tale conclusione i magistrati sono giunti dopo un’attenta analisi del dato normativo che qui sintetizziamo nelle sue linee principali e come riportato in sentenza:

  1. la delega, attribuita al collegio sindacale, del controllo della regolare tenuta della contabilità sociale e della corrispondenza ad essa del bilancio (art. 2403 cc);
  2. l’individuazione nell’organo amministrativo, quale esclusivo referente e destinatario della responsabilità per gli obblighi inerenti la redazione del bilancio (artt. 2423 e ss. cc.) e, in particolare, degli obblighi sostanziali di chiarezza, verità e correttezza, oltre che di prudenza delle singole poste;
  3. la non delegabilità dei richiamati obblighi sostanziali di redazione del bilancio nemmeno ai singoli componenti del consiglio di amministrazione (art. 2381 cc);
  4. la previsione, nell’ambito della tariffa professionale dei dottori commercialisti, di specifiche voci inerenti il controllo contabile.

Le norme di cui sopra portano quindi a sostenere che il codice civile individui in maniera esplicita nell’organo amministrativo e nel collegio sindacale gli unici soggetti responsabili in relazione alla corretta informativa del bilancio.

 

Analisi della tariffa

La tariffa professionale nella voce prevista dall’art. 34 (onorari per la formazione dello stato patrimoniale e del conto economico, redatti a norma di legge e accompagnati da una relazione tecnica illustrativa) non include gli onorari “per l’accertamento dell’attendibilità dei bilanci”, contemplati invece dall’art. 32.

Tutto ciò ha portato la Corte di Cassazione a sostenere che nell’incarico generico di procedere alla redazione del bilancio “a norma di legge” non sia normalmente compreso quello di verificare l’attendibilità dei dati contabili forniti dagli amministratori.

 

L’importanza della lettera di incarico

Probabilmente una definizione dell’incarico professionale più attenta e strutturata avrebbe facilitato la difesa del collega in una causa che comunque alla fine ha visto, giustamente a parere di chi scrive, riconosciute le sue ragioni. 

Facile a dirsi più che a farsi, certo! Sicuramente però una maggiore attenzione alla tutela da parte del professionista è oggi necessaria vista sia la complessità degli incarichi sia le sempre maggiori responsabilità che gravano sulla categoria.

Appare sempre più necessario (oltre che ai fini di legge) a tutela del proprio operato predisporre un contratto ben strutturato e completo con il cliente.

Il CNDCEC ha predisposto una bozza di “lettera di incarico professionale” che riteniamo opportuno segnalare. Si ritiene che comunque non debbano mai mancare le clausole indispensabili riferibili a:

  • attenta definizione dell’oggetto e dei limiti dell’incarico;
  • grado di complessità dell’incarico;
  • compenso ed oneri ipotizzabili;
  • recesso (soprattutto per pratiche professionali di particolare complessità);
  • estremi della polizza professionale;
  • antiriciclaggio;
  • privacy.

Scarica: Bozza di “lettera di incarico professionale” predisposta dal CNDCEC

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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