IVA e Acconti: il costo di non decidere

di Andrea Arrigo Panato - 1 luglio 2013

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la norma che sposta al 1° ottobre 2013 il termine a partire dal quale viene applicato l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA dal 21 al 22 per cento previsto dal comma 1-ter del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla Legge 15 luglio 2011, n. 111, termine attualmente fissato al 1° luglio 2013.

La copertura del provvedimento è stata trovata più che raddoppiando la tassa sulle sigarette elettroniche, aumentando alcune accise e anticipando il saldo di alcune imposte: Irpef, Ires e Irap e gli acconti dovuti dagli istituti di credito sulle ritenute nel 2013.

In particolare:

  • Irpef e Irap: l’acconto aumenta dal 99% al 100%;
  • Ires: l’acconto aumenta dal 100% al 101%;
  • Ritenute dovute dagli istituti di credito: per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013 e per quello in corso al 31 dicembre 2014, il versamento di acconto dovuto dagli istituti di credito sulle ritenute viene portato al 110%.

Ancora una volta per non scegliere si va solo a complicare il sistema con nuove e paradossali distorsioni (acconti ormai superiori al 100% dell’importo, soprattutto in un periodo di fatturati ed utili calanti, sono assolutamente deliranti).

Ricordo inoltre che il sistema degli acconti è particolarmente faticoso per le imprese in start up che si trovano a veder mancare importanti risorse finanziarie proprio nel momento in cui gli investimenti sono piu gravosi.

Senza dimenticare che le difficoltà ad ottenere credito certo non facilitano la vita alle imprese.

Risulta sempre più evidente l’effetto distorsivo di una spesa pubblica che drena risorse alla spesa privata fatta di consumi e di investimenti.

Si continua a temporeggiare mentre l’unica risorsa che non si ha in situazione di crisi è il tempo. Tempo che prima o poi si trasformerà in nuove tasse.

Non si ha notizia di interventi strutturali volti a migliorare la competitività di un Paese ormai in ginocchio, sempre più burocrazia rallenta l’azione di chi produce.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di un sistema normativo semplice e stabile per poter compertere con i sistemi fiscali dei Paesi a noi più vicini.

Dobbiamo poter offrire agli investitori un Paese capace di attrarre capitali stranieri, semplice da capire nei suoi meccanismi normativi e facile da raggiungere.

Oggi in Italia non produciamo ricerca ed innovazione, abbiamo un cuneo fiscale sul costo del lavoro eccessivo, soffriamo di nanismo delle nostre imprese e di continue politiche economiche recessive.

Eppure questo è un Paese con risorse straordinarie se solo riuscisse a guardare i problemi da un punto di vista differente, superando vecchie soluzioni costantemente riproposte (incentivi su acquisto macchinari, incentivi per i neo assunti, ecc.) che a nulla hanno portato di buono.

La forza di radicali semplificazioni anche a costo di scontentare alcune categorie, questo no, non è ancora stato provato.

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

2 Commenti :

Inviato da Federico Righetto il 1 luglio 2013 alle 17:25

Sempre chiaro e puntuale. Sarebbe bello uno, anche uno solo, esempio delle radicali semplificazioni.

Inviato da Andrea Arrigo Panato il 2 luglio 2013 alle 9:24

Grazie Federico, di radicale nulla, solo manutenzione ordinaria. La normativa sulle srl semplificate e sulle start up innovative però è stata migliorata. trovi un articolo sempre in questa sezione del post. PS grazie mille per i commenti, ogni critica e suggerimento è bene accolto.

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