Liberi e professionisti

di Andrea Arrigo Panato - 17 giugno 2013

Un aggettivo che completa il sostantivo. Entrambi estremamente impegnativi.

Un tempo ci si definiva con orgoglio liberi professionisti, oggi forse richiama troppo il lavoro precario e si preferisce rifugiarsi nelle definizioni di categoria (Commercialista, Avvocato, Consulente del lavoro..).

Eppure libertà e professionalità sono due valori da rafforzare e da riscoprire non solo quando è il legislatore a richiederlo (cosa che per altro avviene sempre più spesso).

Al professionista viene richiesto sempre più frequentemente di effettuare un’autovalutazione circa la ricorrenza o la rilevanza di situazioni direttamente riconducibili a rapporti personali o professionali che potrebbero essere origini di conflitti di interesse.

L’indipendenza costituisce un requisito di fondamentale importanza per il professionista, rappresenta il principale strumento per dimostrare ai terzi che svolge la propria funzione nel rispetto dei principi etici professionali, in particolare quelli dell’integrità e obiettività. 

Secondo la Commissione europea, «il criterio fondamentale per giudicare l'approccio adottato da un revisore legale per ridurre le minacce e i rischi per la propria indipendenza ... è se un terzo ragionevole e informato, che conosca tutti i fatti e le circostanze rilevanti attinenti a uno specifico incarico di revisione, giungerebbe alla conclusione che il revisore esercita in modo obiettivo e imparziale la sua capacità di giudizio su tutte le questioni sottoposte alla sua attenzione».

Nel nostro ordinamento l’art. 67 L.F. individua il requisito dell´indipendenza nei seguenti parametri:

  • assenza di legami professionali o personali con l´impresa e con coloro che hanno interesse all´operazione di risanamento, tali da comprometterne l´indipendenza di giudizio;
  • assenza, negli ultimi cinque anni, di alcuna prestazione di lavoro subordinato o autonomo (anche per il tramite di soggetti con i quali il professionista sia unito in associazione professionale) in favore del debitore ovvero assenza di alcuna partecipazione agli organi di amministrazione o di controllo di quest´ultimo;
  • possesso dei requisiti previsti dal codice civile per l´elezione alla carica di sindaco (art. 2399 c.c.).

L’articolo 2399 c.c. in tema di collegio sindacale così recita:

“Non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio:

a)     coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 2382 c.c. ovvero l'interdetto,  l'inabilitato, il fallito, o chi e' stato condannato ad una pena che importa  l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacita' ad esercitare uffici direttivi;

b)     il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;

c)      coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza.”

L'indipendenza difficilmente può essere stabilita con regole dettagliate, non è un concetto facile da imbrigliare. È una condizione difficile e faticosa, soprattutto in un momento di crisi economica come questo, in cui rinunciare ad un incarico può rappresentare un sacrificio importante.

Essere indipendenti significa però poter essere liberi.

Scarica la Circolare n. 30/IR dell'11 Febbraio 2013: IL RUOLO DEL PROFESSIONISTA ATTESTATORE NELLA COMPOSIZIONE NEGOZIALE DELLA CRISI: REQUISITI DI PROFESSIONALITÀ E INDIPENDENZA E CONTENUTO DELLE RELAZIONI

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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