Che fortuna, siamo in crisi!

di Andrea Arrigo Panato - 9 dicembre 2013

Il titolo è provocatorio ma non troppo. Se proviamo a fermarci e a riflettere sulle caratteristiche di questa crisi scopriamo che:

  • Esiste una componente congiunturale aggravata dalle inefficienze del nostro Paese contro cui imprese e professionisti lottano a fatica quotidianamente e contro cui poco si può fare se non cercare di limitare i danni;
  • Esiste però anche una componente strutturale che può rappresentare una faticosa occasione di ripensare il nostro modo di fare impresa e professione.

Lo spunto lo fornisce l’Istat con il suo ultimo censimento, un po’ datato certo, ma molto interessante nella definizione dei principali trend.

Le aziende italiane appaiono soprattutto “conservatrici” con strategie sostanzialmente difensive volte a mantenere la propria quota di fatturato e a ridurre drasticamente i costi. Secondo l’Istat nel 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi, di questo gruppo fanno parte quasi il 64% delle imprese.

L’Italia ha un sistema produttivo caratterizzato da imprese di ridottissime dimensioni (oltre il 95 per cento delle imprese attive ha meno di dieci addetti e oltre il 50 per cento ne impiega uno solo) che presentano livelli modesti di competitività. Tutta la filiera di terzisti e contro terzisti rappresenta ovviamente oggi un punto debole del sistema industriale italiano ove caratterizzato da bassa innovazione e ridotti investimenti tecnologici.

Nonostante ciò la struttura organizzativa e le strategie delle imprese stanno mutando (seppur troppo lentamente), con effetti su:

  • flessibilità produttiva;
  • orientamento degli investimenti;
  • posizionamento delle singole unità all’interno delle “catene del valore” e sui mercati più dinamici.

La crisi sembra stia determinando cambiamenti sostanziali soprattutto ovviamente nelle imprese più competitive e reattive ai fattori esterni, ovvero quelle esposte sui mercati esteri, le quali hanno risentito, come quelle operanti sul mercato interno, dei problemi di liquidità legati alla difficoltà di accesso al credito e hanno dovuto fronteggiare, nel corso del 2012, il rallentamento della domanda internazionale, e in particolare quella dei mercati europei, principale area di sbocco delle merci italiane.

L’azione dei punti di forza competitiva, tuttavia, non manca di ostacoli. Sono, infatti, molteplici i fattori di impedimento alla competitività segnalati dalle imprese:

  • la mancanza di risorse finanziarie;
  • gli oneri amministrativi e burocratici;
  • la mancanza o scarsità della domanda;
  • un contesto socio-ambientale sfavorevole ;

Spicca, in particolare, il fatto che la mancanza di risorse finanziarie condizioni la competitività di quasi il 40% delle imprese di minore dimensione, anche più del problema della scarsità della domanda interna.

La stretta della liquidità inoltre pare caratterizzerà ancora per diversi anni il nostro settore bancario, sarà quindi necessario attrezzarci e agire di conseguenza evitando di inseguire sogni e speranze di ritorno ai tempi d’oro del credito facile.

Stranamente le imprese percepiscono come relativamente meno grave la carenza di infrastrutture, atteggiamento temo derivante dalla rassegnazione.

Meno problematica invece appare la mancanza di risorse qualificate e la difficoltà nel reperire personale o fornitori, segnalati come significativi elementi di freno da circa il 5% delle imprese. La crisi evidentemente ha anche i suoi vantaggi.

Si conferma il dualismo del sistema produttivo italiano in cui si trovano:

  • realtà produttive conservatrici che partecipano poco alle catene del valore locali e globali, hanno una limitata complessità organizzativa e scarse risorse da destinare all’investimento,
  • realtà dotate di dinamismo, in cui la complessità organizzativa svolge un ruolo determinante nel definire il collegamento alle catene del valore e le performance aziendali.

 

Principali profili strategici delle imprese italiane – Anno 2011

Dinamismo aziendale

Proiezione estera

Complessità organizzativa

- Innovazione di prodotto o di servizio

- Il mercato di riferimento è internazionale

- Gestione di tipo manageriale

Ampiezza dei mercati di riferimento (locale, nazionale, internazionale)

- Esportazioni

- Appartenenza a un gruppo

- Innovazione di processo

- Innovazioni organizzative

- Controllo familiare vs. non familiare

- Innovazione di marketing

- Presenza di relazioni con imprese estere

- Nazionalità del primo socio (italiana vs. straniera)

- Innovazioni organizzative

- Tendenza ad aumentare le attività all’estero

- Assunzione di personale a elevata qualifica

Ricerca di nuovi mercati

 

- Presenza di accordi di tipo formale (esclusi subfornitura e commessa)

Fonte: Elaborazioni su dati provvisori del Censimento dell’industria e dei servizi

 

Interessante inoltre analizzare i principali profili strategici delle imprese italiane e confrontarli con la struttura e l’apertura all’innovazione sia tecnologica che organizzativa della nostra organizzazione.

Le caratteristiche delle imprese più dinamiche e di maggior successo paiono essere:

  • forte legame con il territorio e con la propria storia;
  • creazione di rapporti strutturati con organizzazioni di maggiori dimensioni;
  • affrontare in maniera strategica i mercati esteri;
  • gestione di tipo manageriale;
  • investimenti su personale giovane e qualificato;
  • forte attitudine all’innovazione di prodotto, di processo, organizzativa e di marketing.

Il documento contiene qualche notizia desolante se la riferiamo al sistema Paese nel suo complesso.

“L’utilizzo di Internet è lacunoso nel mondo delle microimprese. Il 77% delle imprese tra i 3 e 9 addetti dispone di una connessione. Il 65,7% utilizza un collegamento in banda larga ed il 16,5% una connessione mobile. Il 42,2% delle microimprese reputa internet non necessario o inutile per l’attività che svolge. Le microimprese utilizzano internet soprattutto per i servizi bancari e finanziari (62,8%) o per ottenere informazioni (42,1%), ma anche per svolgere procedure amministrative interamente per via elettronica (26,9%). Un terzo delle microimprese utilizza un sito web o pagine internet.”

La buona notizia però è che questi limiti accomunano gran parte dei nostri concorrenti. Sta a noi adottare strategie meno conservatrici e scegliere partner dinamici che ci facciano da sprone al cambiamento.

 

Scarica il documento: Censimento generale dell’industria e dei servizi.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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