Arcadya, la nuova piattaforma per creare community

di Giada Marangone - 30 giugno 2014

Abbiamo intervistato Caterina Vidulli, ingegnere gestionale con la passione per i social media, e Alberto Cuculachi, laureato in economia e imprenditore per vocazione, co-fondatori di Arcadya, una piattaforma innovativa per creare community.

Cos'è Arcadya?

Arcadya (www.arcadya.it) è una piattaforma web che semplifica il modo in cui le imprese interagiscono e comunicano con i propri clienti. Nello specifico, abbiamo realizzato una piattaforma per creare community che consentano alle imprese di riunire in un unico ambiente tutti i loro strumenti di comunicazione con il cliente come, ad esempio, blog, forum, recensioni, schede prodotto, iniziative promozionali, eccetera.

Le imprese, utilizzando la piattaforma, potranno fornire al proprio cliente un unico punto di riferimento, dove trovare informazioni, partecipare alle iniziative, lasciare recensioni in modo semplice e coinvolgente. Un esempio del lavoro che stiamo facendo è la community per Liveness (www.liveness.me), start up nel campo del benessere, alla quale affiancheremo, nei prossimi mesi, un e-commerce.

Da dove nasce l'idea di Arcadya?

Siamo partiti da una considerazione: le imprese che sono riuscite a crescere in maniera significativa sono quelle che sono state capaci di creare community proprie di successo, con utenti coinvolti e la possibilità di interagire con il brand. Tra tutte, posso citare due casi molto interessanti: Lego e Coca Cola. Lego è riuscita a creare una community in cui gli utenti sono parte attiva grazie a processi di co-creation e interazione con i contenuti (così facendo è tornata ad essere un brand in voga); allo stesso modo Coca Cola (coca-colacompany.com) riesce a raggiungere mensilmente 1,5 milioni di utenti grazie a una community in cui gli utenti interagiscono e possono trovare contenuti interessanti. Questi numeri sono di 30 volte superiori a siti più statici di brand comparabili. La creazione di brand community è una grande opportunità e sta portando alla nascita di soluzioni nuove, capaci di aiutare le imprese ad emergere ed affermarsi. In Italia tale esigenza è ancora più marcata a causa della social media ability delle imprese inferiore a 2 (su scala 1-10; fonte: IULM, 2014). Per questo con Arcadya abbiamo sviluppato soluzioni semplici che permettano alle imprese di rendere più efficace la propria presenza online.

Come siete strutturati?

Attualmente siamo in sei. Oltre a noi, collaborano stabilmente Gabriele Monteduro, sviluppatore web esperto in database non relazionali, Patrick Palombo, grafico web con esperienza decennale, Luca Manassero, imprenditore seriale e CTO di professione e Tommaso Berlose, studente in ingegneria informatica ed esperto di mobile. Siamo alla ricerca di nuovi collaboratori con competenze informatiche per accelerare lo sviluppo della piattaforma.

 

Quali sono gli aspetti innovativi del progetto?

A livello tecnico utilizziamo una piattaforma web, da noi sviluppata, in grado di venire incontro alle eterogenee esigenze della clientela. Si tratta di uno dei pochi servizi che permette di gestire con facilità contenuti di diverso tipo e di garantire all’impresa il controllo sul livello di interazione e coinvolgimento dato agli utenti. A questa tecnologia uniamo la conoscenza, sviluppata in quasi due anni di analisi, e la mappatura del mercato, che ci permette di capire quali siano gli strumenti migliori da utilizzare a seconda delle esigenze. Abbiamo mappato oltre 500 servizi complementari integrabili che semplificano il processo di pianificazione, creazione, promozione e analisi dei contenuti e dell’interazione creata all’interno della community.

  

Quali sono gli sviluppi futuri?

Stiamo lavorando per semplificare la gestione della community per l’impresa: vogliamo offrire una serie di plug-in che consentano di utilizzare strumenti complementari, che rendano più semplice ed efficace l’utilizzo delle nostre community. Sul mercato esistono già migliaia di servizi per qualsiasi tipo di esigenza: dall’analisi dei contenuti, alla pianificazione del piano editoriale, all’automatizzazione della promozione, ecc. , molti dei quali sono davvero poco conosciuti. Il nostro obiettivo è selezionare i servizi complementari al nostro ed integrarli per offrire alla nostra clientela una soluzione completa che consenta sia di creare brand community efficaci sia di gestirle e valorizzarle con semplicità.

 

Cosa spinge un giovane ad aprire una start up?

Creare una start up dà la possibilità di lavorare su qualcosa di proprio, di vederlo crescere e questo porta enormi soddisfazioni. Ovviamente non è tutto "rose e fiori", anzi. Devi confrontarti con continui imprevisti e con l’incertezza costante. Lavorare in una start up significa aver il coraggio di cambiare tutti i giorni; ad esempio ciò che hai fatto fino a ieri, su cui magari hai perso giorni o mesi di lavoro, in un attimo può non servire più e devi ricominciare da capo. È una palestra incredibile.

 

L'Italia è un "terreno fertile" nel quale far crescere una start up?

Se aprire una start up non è semplice, crearne una in Italia è ancora più difficile. Ci si scontra con una cultura digitale per larghi tratti assente che limita sia i fondi disponibili che le risorse umane raggiungibili. Ritengo che ci sia ancora molto lavoro da fare per far diventare le startup italiane davvero competitive a livello internazionale. Deve innanzitutto cambiare la percezione del fallimento, non più una macchia indelebile ma un’occasione per migliorare, devono poi diventare più facilmente reperibili gli skill digitali (sia a livello di social media che di programmazione) e infine è necessario aumentare gli investimenti per rinnovare un tessuto troppo cartaceo e burocratizzato. 

 

Essere inseriti a H-farm è stato un bene? Che tipo di apporto fornisce un incubatore a uno startupper?

Essere in H-Farm è stata un'ottima occasione. Hai la possibilità di confrontarti quotidianamente con altri ragazzi che stanno vivendo un’esperienza analoga e riuscire a stringere relazioni che altrimenti sarebbe più difficile creare. In generale, l’incubatore aiuta la start up a darsi dei ritmi e a rimanere vicina alle reali esigenze del mercato. Inoltre offre la possibilità di confrontarti con persone esperte, di "crescere" in un ambiente in cui il mondo digitale ed è fucina di nuovi stimoli da cogliere.


Giada Marangone

@giadamarangone

 

Alberto E Caterina Di Arcadya

prev
next

0 Commenti :

Commento

Captcha