Dal Parlamento proposte di modifica alla normativa sulle start up

di Enrico Martini - 21 luglio 2014

Nei giorni scorsi, nel corso della trattazione in Commissione al Senato del D.L. “Competitività” (D.L. 91/2014), sono stati presentati alcuni emendamenti che, qualora approvati in via definitiva, rappresenterebbero una manutenzione della normativa a favore delle start up innovative introdotta a ottobre 2012 con il D.L. 179/2012.

Di seguito un sintetico resoconto delle proposte in discussione In Parlamento.

Una proposta emendativa chiarisce che l’ambito di applicazione della normativa sulle start up non si limita alle società di diritto italiano residenti in Italia ma anche - in ottemperanza al nuovo “Regolamento (UE) della Commissione n. 651/2014 del 17 giugno 2014, concernente l’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato UE che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune - alle società residenti in uno Stato membro della UE o dello Spazio Economico Europeo, purché abbiano un sede produttiva o un filiale in Italia.

La proposta di emendamento modifica la previsione contenuta nell’articolo 25, comma 2, del decreto-legge n. 179/2012 in senso conforme e compatibile con il dettato comunitario, non precludendo, in ultima analisi, la possibilità per le Autorità italiane di concedere aiuti alle startup innovative “in esenzione”.

Si propone di incrementare di un anno, da 4 a 5, il limite temporale entro il quale poter essere considerate start up innovativa dalla data di costituzione della società, estendendo del medesimo periodo la relativa facoltà di godere del particolare statuto normativo ad essa dedicato.

Conseguentemente sia per la start up innovativa che per l'incubatore certificato, il periodo massimo di esonero dal pagamento dell'imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio, viene esteso fino al quinto anno di iscrizione alla sezione speciale del registro delle imprese. Quest’ultimo intervento non sarebbe a costo zero per le casse dello Stato, anche se l’impatto in termini di minore gettito si scaricherebbe nel tempo oltre il quadriennio 2013-2016.

Altre proposte emendative intervengono sulla disciplina che regolamenta il cosiddetto equity crowdfunding per le start up innovative, ovvero la possibilità per queste società di utilizzare portali on line per la raccolta di capitale di rischio attraverso gestori specializzati. La modifica proposta intende ampliare la possibilità di raccogliere capitale in crowdfunding ai veicoli di investimento, siano essi OICR o società di partecipazioni che investono prevalentemente in start up innovative.

Favorire la raccolta dei capitali da parte delle start up rappresenta certamente l’elemento più decisivo per la crescita dell’ecosistema start up. Individuare forme innovative di raccolta di capitali anche per i veicoli di investimento specializzati e che destinano prevalentemente alle start up innovative la raccolta di capitale di rischio potrebbe consentire agli investitori interessati di investire sul settore delle start up innovative secondo una logica di portafoglio e attraverso operatori specializzati, frazionando e diversificando in tal modo il rischio elevato associato a tali operazioni ed evitando anche di dover gestire direttamente gli investimenti nelle singole start up.

Infine, sono state fatte proposte di introduzione di meccanismi atti a favorire la circolazione di azioni/quote di startup innovative.


Enrico Martini

@ericecolab

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