Small Business Act, lo sguardo europeo alle Pmi

di Maria Rosaria Iovinella - 15 dicembre 2014

Argomento un po’ sottovalutato mediaticamente eppure decisivo per l'Europa che sarà: lo Small Business Act è dal 2008 il perno della strategia europea al servizio delle piccole e medie imprese, con direttive importanti come quella sui ritardi nei pagamenti e sugli appalti. Un discorso che si approfondisce anche grazie all'azione dell'Ueapme (European Association of Craft, Small and Medium-sized Enterprises) e alle assemble continentali come quella tenuta a Napoli lo scorso ottobre, dove si è evidenziato anche il bisogno di selezionare nuove proposte per varare un nuovo small business act, al netto delle 2400 misure nazionali che la Commissione ha censito e che si collocano nell'ambito delle indicazioni già emanate. Ricordiamo che secondo i parametri della Ue possono definirsi pmi le aziende con un fatturato compresi tra i 2 e i 50 milioni di euro e tra 10 e 250 dipendenti; in Italia rappresentano gran parte del tessuto economico anche se dal 2007 a oggi, secondo il Rapporto Pmi del Cerved, una su cinque ha chiuso. Sul piatto ci sono diversi bisogni, fra cui la riduzione e la semplificazione degli oneri amministrativi, un più facile accesso al credito, un sostegno all'internazionalizzazione per le aziende che si rivolgono a mercati emergenti ma lontani. Ne abbiamo discusso con Luc Hendrickx, direttore dell'Enterprise Policy dell'Ueapme: a che punto è il percorso di attuazione dello small business act? Riassume Hendrickx: Lo Small Business Act non è propriamente una legge ma è un documento adottato dai membri della Commissione e dell'Europarlamento, senza valore legale; è una linea guida che, adottata una prima volta nel 2008 e revisionata nel 2010, guarda a un ulteriore adattamento a causa dei cambiamenti imposti dalla crisi. Bisogna vedere in che modo può essere rivisto per rispondere al meglio alle nuove esigenze delle piccole e medie imprese. Più in generale, a livello nazionale e locale lo Sba non è ancora una realtà e ancora non è stato applicato in moltissimi stati membri ma comunque ha fatto strada, anche in Italia, dove sono stati presentati diversi report sul suo avanzamento. Una delle proposte contenute nella stesura originale, la direttiva sui pagamenti arretrati, è stata votata dal Consiglio d'Europa ed è in via di approvazione anche nei singoli paesi europei. Il problema è tale in particolare per le imprese che hanno crediti nei confronti della pubblica amministrazione, in Italia per esempio il limite dei 30 giorni è abbondantemente sforato. I principi già ci sono, ma non vengono ancora applicati come dovrebbero”.

Le piccole e medie imprese devono di certo restare competitive sul mercato, dare il loro apporto alla crescita della Ue, intesa anche come creazione di un'unione con alti standard etici e ambientali per i consumatori. Cosa chiedono le piccole e medie imprese alla Commissione? Condizioni speciali, per esempio? “Noi non chiediamo condizioni speciali rispetto alle grandi imprese, difendere gli interessi delle pmi equivale a difendere l'interesse generale. Lo Small Business Act non le pone sopra la legge, ma dentro la legge. Molti principi, tramite un accordo istituzionale tra Europarlamento e Commissione, sono diventati obbligatori. Tra questi, il “Think small first”, che aiuta a tenere in conto le peculiarità tipiche delle pmi quando si stila un disegno di legge. Non siamo l'eccezione, siamo la regola, anche perché le pmi costituiscono il 99% del tessuto economico e produttivo europeo. Il secondo principio è quello di “una volta sola”. Le autorità pubbliche possono chiedere una volta sola una singola informazione alle imprese. Se non ci fosse questo principio, si produrrebbero troppi documenti, aumentando i costi. Su questo stiamo cercando di approvare un testo vincolante entro la deadline del 15 dicembre”.

Della competitività delle pmi e della loro capacità di impattare sul dinamismo delle singole regioni si è discusso anche alla joint conference Competitive Enterprises-Successful Regions, organizzata dalla Committee of the Regions e dall'Ueapme in termini di implicazioni e sfide della nuova politica di coesione della Ue. Un impegno per una carta di governance a più livelli è al centro del dibattito. Spiega Hendrickx: “Le pmi costituiscono il 99% dell'economia europea, quindi ovviamente svolgono un ruolo chiave, anche a livello regionale, contribuendo in modo decisivo al mantenimento della coesione sociale. Che cosa chiediamo alle regioni? Una governance multilivello, ove tutte le decisioni prese a livello locale e regionale siano prese in accordo con gli attori economico-sociali. Quando ciò avviene, si prendano decisioni in armonia, possiamo constatare che la policy è molto meglio e c'è più competitività. Abbiamo anche chiesto in questa conferenza congiunta l'istituzione di alcuni help desk a livello regionale, che aiutino le pmi ad accedere ai fondi europei, quelli accessibili su base regionale: parliamo quindi di un sacco di soldi su cui né le pmi né le organizzazioni sono molto ben informate e su cui non hanno le necessarie skills per accedervi in modo diretto”.

 

Maria Rosaria Iovinella

@mrsiovinella

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