Le nuove frontiere del turismo creativo

di Giada Marangone - 17 dicembre 2014

Cinque anni dopo l’inizio della crisi economica e finanziaria, l’economia mondiale è ancora piuttosto debole e i prossimi 50 anni vedranno un importante cambiamento di equilibrio economico verso le economie emergenti: è quanto ha affermato durante il Future Forum di Udine l’analista Alain Dupeyras, responsabile dell’Unità Turismo dell’Ocse e a capo dell’attività della Commissione Turismo che, in collaborazione con i governi dei Paesi membri, sostiene lo sviluppo di politiche nazionali che sappiano raccogliere le sfide poste all’industria del settore, promuovendo approcci integrati, la valutazione dei servizi e la cooperazione.

Prendendo in considerazione un periodo che va fino al 2060, le prospettive di crescita del Pil a livello globale sono considerate mediocri (+2,8%) e la crescita nei Paesi Ocse sarà più lenta rispetto al passato. Anche il turismo, influenzato da questo ambiente, porta a implicazioni sulla competitività del comparto (per esempio i costi relativi alla manodopera, alle materie prime, all’energia). É necessario, quindi che vengano attuate politiche adeguate per sostenere la performance di crescita del turismo, anche perché questo è uno dei più grandi e dei settori in più rapida crescita nell’economia globale e ha mostrato una notevole capacità di ripresa durante la crisi economica mondiale. Il turismo, infatti, contribuisce alla creazione di occupazione, di sviluppo economico e dei servizi esportazioni regionali. All’interno dell’area Ocse, il turismo contribuisce direttamente in media al 4,7% del PIL, al 6% dell’occupazione, al 21% delle esportazioni di servizi. Se consideriamo gli impatti più ampi del turismo, questo sale a circa il 9% del Pil e dell’occupazione.

Nell’ottica di crescita va, inoltre, tenuto in considerazione il fenomeno del turismo domestico: in 6 paesi Ocse (Canada, Germania, Giappone, Messico, Regno Unito, Stati Uniti) il consumo turistico interno supera il 78 per cento.

Per Dupeyras la chiave vincente è mettere insieme turismo e industrie creative (pubblicità, animazione, architettura, design, cinema, giochi, gastronomia, musica, arti dello spettacolo, software e giochi interattivi, televisione e radio, ecc.), settore che ha un notevole potenziale per la crescita economica. Il mercato di beni e servizi creativi è, infatti, cresciuto del 8,8% annualmente, dal 2002 al 2011, contribuendo in media in Europa del 4,5% al Pil e del 3,8% ai livelli occupazionali. In Italia, le industrie culturali e creative rappresentano il 5,8% del Pil e il 5,7% della forza lavoro e sono dominate da Pmi, con pochi grandi operatori globali, mentre in Europa l’80% delle imprese culturali e creative sono sia Pmi ma anche molte micro imprese, quasi il 60% delle quali ha solo uno o al massimo tre dipendenti.

Il settore creativo offre la possibilità di responsabilizzare gli imprenditori, incentivare il lavoro autonomo e la creazione di posti di lavoro mediante l’innovazione, lo sviluppo della proprietà intellettuale, l’istruzione e la formazione, il rafforzamento dell’identità culturale e la diversità, diversificando le economie nazionali e regionali e sviluppando collegamenti tra il turismo e lo sviluppo urbano.

Secondo Dupeyras “le istituzioni hanno un ruolo fondamentale nello sviluppare un turismo creativo, sostenendo le Pmi nella formazione di reti e cluster. Il settore privato sta infatti trainando la crescita di contenuti interessanti e attrattivi per i turisti e le organizzazioni del turismo hanno la necessità di essere coinvolte in questo processo, che l’industria creativo-culturale può fornire con qualità e rapidità. La collaborazione tra turismo e industrie creative implica infatti un processo di conoscenza e capacità di sviluppo con benefici per entrambi i comparti, oltre che con ricadute positive su una serie amplissima di altri settori economici, dall’agroalimentare all’industria”.

Le politiche dovrebbero, cioè, portare produttori e consumatori (i consumatori stanno sviluppando attivamente esperienze creative e contenuti anche per altri utenti) insieme per co-creare valore. Dupeyras ha anche rimarcato l’importanza di “dare “brand” a luoghi ed esperienze, perché ciò può connettere al meglio attività creative alle destinazioni, aiutando ad ancorare fermamente la creatività a luoghi specifici”.

Gli effetti legati al legame tra industrie creative e turismo sono l’aumento della domanda turistica e lo sviluppo di nuovi mercati, la progettazione di nuovi prodotti turistici, il miglioramento dell’esperienza legata al turismo, la creazione di nuovi approcci al marketing del turismo, l’aumento dei livelli di innovazione e l’applicazione di nuove tecnologie. Questa sinergia favorisce la qualità dei luoghi e delle atmosfere, l’attrattività e l’immagine delle destinazioni, oltre ad accrescere “infrastrutture dolci”, reti e cluster in cui la conoscenza e lo sviluppo di capacità siano al centro.

 

Giada Marangone

@giadamarangone

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