Il consulente digitale: verso un nuovo scenario delle professioni

di Mario Alberto Catarozzo - 18 marzo 2015

Che le professioni siano in fermento non c’è dubbio e che il mercato professionale stia cambiando “pelle”, neppure. La vera sfida è capire dove stanno andando e qual è la direzione che le professioni stanno prendendo. In particolare, ci riferiamo alle professioni dell’area legale, quindi la professione dell’avvocato, del commercialista e del consulente del lavoro. Non esente da cambiamenti, anche piuttosto profondi, poi, la professione del notaio.

Leggiamo sul Sole 24 Ore Nova24 Tech quanto si stia trasformando in profondità il settore del retail, della vendita, dove il commercio fisico sta decisamente lasciando il passo a quello digitale, in cui la fisicità della merce entra in gioco solo nella fase finale del percorso di acquisto, quello della spedizione e consegna del bene.

Poco magazzino, vasta scelta, velocità di acquisto, velocità di consegna, zero barriere geografiche, confronto dei prezzi in tutte le variabili possibili, personalizzazione degli oggetti, pagamenti on line. Questi solo alcune delle caratteristiche del retail oggi. Se poi puntiamo lo sguardo sul futuro, la prospettiva è quanto di più imprevedibile si possa pensare, a partire dai mega store on line, da Amazon in poi, fino agli acquisti con i nuovi Smart Watch che stanno prendendo il via verso una nuova stagione della iper-connettività smart.

E le professioni? E il modo di fare la professione? E le richieste dei clienti dei professionisti? Tutto questo non cambierà? Rimarrà tutto legato al contatto diretto? Al passaparola? Alla fiducia che nasce dal guardarsi negli occhi? Molti professionisti scommettono di sì, adducendo come spiegazione che qui si parla di prestazioni professionali e non di beni d’uso, dove il contatto diretto, il rapporto di fiducia e di persona resta imprescindibile.

Altri, invece, si giocano la partita della competitività anticipando il cambiamento, cercando così di farsi trovare pronti all’appuntamento. Appuntamenti in videoconference con i clienti, aree riservate sul sito per lo scambio della documentazione, app di studio per rimanere sempre connessi con i propri clienti, uso dei social per consolidare e costruire la propria brand reputation on line, pagamenti con pos in studio (e poi chissà, anche questo con Smart Watch), consulenze on line, servizi (commodities) stile pay per use, relazioni on demand.

Si andrà verso la digitalizzazione dei rapporti anche tra professionista e cliente? Molti siti già propongono contratti richiesti on line, consulenze a distanza, separazioni e divorzi pagate a forfait (o a pacchetto), clausole contrattuali gestire su richiesta, insomma consulenze erogate senza che professionista e cliente si siano mai visti in faccia.

Negli Stati Uniti esistono già directory in cui i clienti possono esprimere il proprio giudizio sull’operato del professionista: la sua competenza, velocità, chiarezza, affidabilità, capacità di relazionarsi positivamente con il cliente. I clienti possono lasciare il proprio endorsement (parere), attribuire un voto numerico che esprima il giudizio sull’esperienza professionale vissuta, consigliare o meno il professionista. Insomma, una sorta di Trip Advisor dei professionisti.

Certo, in Italia tutto ciò non è ancora possibile, un po’ per le limitazioni deontologiche, un po’ per la cultura dei professionisti e dei clienti, ma nulla esclude che in futuro (neanche troppo remoto) anche per noi questo diventi realtà. Sul fatto che ciò sia un bene o un male preferiamo lasciare a ciascuno la propria opinione, certo è che se tutto (in un mondo ideale) fosse fatto con la massima trasparenza e correttezza, non sarebbe neppure così malvagio e, al contrario di quanto si pensi, potrebbe portare a migliorare ulteriormente il livello qualitativo delle prestazioni professionali, dal momento che il confronto potrebbe agire come una leva di miglioramento per ciascun professionista.

 

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

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