Ed ecco a voi l’avvocato virtuale

di Mario Alberto Catarozzo - 9 marzo 2016

Se nel precedente articolo abbiamo parlato dell’Uber degli architetti, oggi muoveremo i nostri passi nel mondo del virtuale, questa volta, dell’avvocato virtuale. Certo, virtuale, salvo il fatto che si fa pagare davvero e risolve vere questioni giuridiche. Di chi stiamo parlando? Dell’ultima invenzione, made in UK questa volta, dove un ragazzo di soli 19 anni ha creato un software che da solo è in grado di gestire e portare a termine questioni giuridiche inerenti infrazioni al Codice della Strada.

Altre analoghe iniziative softwaristiche sono già attive e riguardano la possibilità di generare atti giuridici, oppure di estrapolare da sentenze precedenti, ratio e prevedere l’orientamento futuro dei giudici.

E pensate che in tutti questi casi siamo solo all’inizio o addirittura ancora in versione beta. Cosa ci dice tutto ciò? Che il mondo è cambiato, diranno in molti. Esatto! E poi? Che la professione sta cambiando, continueranno gli stessi. Esatto anche questo! Meglio? Peggio? Diciamo che in meglio o in peggio che sia, alla fine non importa a nessuno, importa solo che quanto funzionava prima comincia a non funzionare più e questo crea disagio e disorientamento.

 

MEGLIO APRIRE UN BEL BARETTO IN COSTA RICA

Questo è quello che molti stanno pensando; altro che professione! Qui meglio mollare tutto e fare altro, sicuramente ci guadagneremo in salute. Che dire, un baretto al sole dei Caraibi fa sempre gola, ma forse non è neppure questa la soluzione. Il cambiamento ha una sola logica, quella di stimolare l’uomo ad adattarsi per sopravvivere. Questa è la storia dell’evoluzione del genere umano. Ogni salto di conoscenza è avvenuto come risposta a un cambiamento che a volte ha assunto la velocità della crisi e a volte è stato più clemente, permettendo ai poveri malcapitati dell’epoca di mettere mano alla novità senza stravolgere le proprie vite.

 

E OGGI?

Beh, di tempo ce n’è dato davvero poco per adattarci. Le cose viaggiano veloci e non fai a tempo a maturarne una di novità che subito è sostituita dalla successiva. Allora l’unica cosa che opportunamente possiamo fare è non aggrapparci più a nulla, ma diventare anche noi “liquidi” nell’approccio alle cose. Per liquido, intendo (come insegna il filosofo Zygmunt Bauman) senza la ricerca di una forma che ci definisca, ma è la stessa capacità di adeguarci alle forme che la realtà assume a definirci come adatti alla nostra epoca.

Insomma, la soluzione sta proprio nel saper essere flessibili, aperti al cambiamento e curiosi più che spaventati.

 

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

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