Berretta (Clappppp): “Ecco come aiuto le Pmi a diventare grandi”

di Luigi Piscitelli - 25 marzo 2016

Prodotto, prezzo, punto vendita e promozione. Le quattro p del marketing mix a cui se ne aggiunge una quinta, le persone. Questa è la ricetta di Clappppp – nome che riecheggia il suono onomatopeico di un applauso –, società il cui intento è quello di stimolare e favorire la crescita economica attraverso l’integrazione di talenti, competenze, capitali e servizi.

Una giovane start up nata dalla mente e dall’intuito di Vincenzo Berretta, ex manager specializzato in marketing, che dopo una lunga militanza in grandi aziende del calibro di Merloni e Luxottica, ha deciso di intraprendere quasi per caso un percorso di consulenza non tradizionale alle aziende. Soprattutto a quelle medio piccole, che rappresentano il vero tessuto produttivo italiano.

La storia di Clappppp parte dalla Sicilia, terra di origine di Berretta, ma ben presto si espande in tutta Italia e oggi, a solo un anno di distanza dal suo debutto ufficiale, punta a raggiungere il traguardo delle 100 aziende seguite entro la fine del 2016. Al suo ideatore abbiamo chiesto di illustrarci la genesi di una realtà molto particolare nel panorama italiano.

 

Berretta, come nasce l’idea di fondare Clappppp?

Nella prima parte della mia vita professionale sono stato molto fortunato e ho imparato molto dalle aziende in cui ho lavorato. Tutto inizia circa 4 anni fa, in Sicilia, quando organizzammo una tre giorni in cui avevamo riunito una trentina di ragazzi con i quali abbiamo condiviso racconti e ideato giochi di ruolo proprio sul tema della consulenza. I ragazzi avevano anche a disposizione poche risorse economiche per provare a lanciare le proprie proposte. Ben presto, però, quello che era nato solo come una sorta di "gioco", si è trasformato in qualcosa di più concreto e molte aziende hanno cominciato a chiederci aiuto.

 

Cosa chiedevano in particolare le imprese?

Le richieste erano sostanzialmente sempre le stesse: come fare per trovare risorse economiche, come approcciare nuovi mercati, trovare risorse più motivate, ecc.. Da qui nasce l’idea di creare un modello di supporto all’azienda che però non ricalcasse quello dell’attività classica di consulenza. Allora ci siamo chiesti come poter essere distintivi rispetto a questo approccio tradizionale. La risposta è stata un marketplace delle soluzioni per il business delle Pmi. Abbiamo cercato di ricalcare l’approccio consulenziale senza però defilarci una volta stilato il piano, ma rimanendo accanto all’azienda e seguendo il piano di sviluppo.

 

E come si raggiunge questo obiettivo?

È necessario in primo luogo analizzare i bisogni delle aziende che andiamo a intervistare, che poi vengono suddivise in diverse categorie. In questo modo riusciamo a fornire soluzioni specifiche ai problemi e lavorando sulle economie di scala anche a offrire prezzi vantaggiosi. Inoltre, io stesso ci metto la faccia perché il professionista che consiglio alle aziende è una mia responsabilità e quindi serve instaurare un rapporto di fiducia.

 

Operativamente il processo di consulenza in cosa consiste?

La prima fase come accennato è la conoscenza e l’analisi dei bisogni dell’imprenditore. In secondo luogo i bisogni sono suddivisi in cinque ambiti principali: vendite, organizzazione, controllo di gestione ed efficienza, finanza e il mondo delle normative (fiscali, legali, brevetti, ecc.). A questo punto vengono realizzati dei percorsi di sviluppo, calibrati in base alla fase in cui si trova l’azienda e al suo budget. Qui inizia il percorso vero e proprio e quindi vengono presi i contatti tra l’imprenditore e il fornitore delle diverse soluzioni (per esempio l’università Bocconi, Linkedin, ecc.). Il consulente si mette al fianco dell’imprenditore e valuta se il processo sta funzionando. Le partnership ovviamente non sono a vita, forniamo ciò che rappresenta il meglio in quel preciso momento, anche perché l’innovazione è continua. Questo è in estrema sintesi il nostro processo di accelerazione che abbiamo chiamato Connecti-on.

 

In questo primo anno di attività, quali sono le principali esigenze che ha riscontrato da parte delle Pmi?

Innanzitutto esigenze di tipo organizzativo. È necessario sviluppare meccanismi di impegno, di maggiore coesione e di comunione di intenti tra il lavoratore e le aziende, sia dal punto di vista delle competenze, ma anche per rendere il luogo di lavoro più vivibile, un aspetto che l’imprenditore spesso non considera ma che è fondamentale. Inoltre esiste un problema di codifica del modello di business, che sta emergendo in maniera netta negli ultimi anni. L’innovazione, infatti, fa sì che il modello utilizzato fino a quel momento improvvisamente non sia più corretto.

 

E di contro quali sono i problemi che le Pmi devono affrontare, soprattutto in questa fase ancora abbastanza critica dal punto di vista economico?

Il primo vero problema resta quello strutturale, che fa sì che le Pmi non abbiano le risorse per arrivare a nuovi mondi. Anche le start up, che potenzialmente hanno le soluzioni tecnologiche per colmare alcuni gap, non hanno risorse e pertanto sperano nell’aiuto delle grandi aziende. Poi esiste un problema di esposizione al mondo. Prima il mercato locale era sufficiente, ora non più. Il mondo è diventato un competitor. Le piccole che non stanno innovando si ritrovano con una testa vecchia e regole del gioco inadeguate. Per sopravvivere devono essere forzate ad andare oltre. Infine c’è anche un problema finanziario. Le Pmi hanno bisogno di liquidità e di risorse da investire. Le banche spesso danno soldi solo a chi in realtà non ne ha realmente bisogno, per cui non esistono alternative se non soluzioni quali il crowdfunding, i business angel o altre forme di finanza alternativa, che danno l’opportunità di avere risorse da privati in maniera più rapida. La finanza d’altra parte sconta anche un problema di conoscenza.

 

In che senso parla di un problema di conoscenza da parte della finanza?

Le banche dovrebbero riuscire a capire in che condizione si trovano le aziende, ma spesso le piccole e medie imprese non riescono nemmeno ad arrivare allo sportello…

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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