Imprenditore vs manager. Se non è zuppa è pan bagnato? (seconda parte)

di Giampiero Vecchiato - 5 aprile 2016

IL SEGRETO DEL SUCCESSO È PUNTARE ALL’ECCELLENZA

L’imprenditore eccellente è colui che individua opportunità e crea imprese di successo per sfruttare tali opportunità. Di conseguenza, non si innamora dei propri prodotti, perché ciò che più ama è “fare impresa”. Creerà molte imprese e in settori diversi. L’imprenditore eccellente non si “lega” all’impresa per sempre e sa quando è il momento di affidarsi a un manager che sia capace di consolidare e ampliare quanto lui ha creato.

Il manager di successo è colui che va oltre la “buona gestione dell’impresa” riuscendo a creare il massimo valore per il mercato, curando l’efficienza di processi e persone per ottenere dall’impresa il profitto più alto e la sostenibilità nel tempo.

Il manager eccellente non si “lega” all’impresa per sempre e sa quando è il momento di passare la mano per consentire all’impresa di dotarsi di nuove energie e nuove idee.

 

LO SPIRITO IMPRENDITORIALE

L’imprenditore per eccellenza è una sorta di “spirito ribelle”, ama le sfide, gli piace mettersi in gioco e vede nel rischio una componente connaturata al suo agire, che gli consente di avvalorare le sue capacità.

Il vero imprenditore sfida prima se stesso e poi il mercato. È questa condizione, insieme alla maggior propensione al rischio diretto, ovvero quello preso in autonomia, a distinguere l’uomo imprenditore dall’uomo manager.

Attorno a questi elementi di fondo prendono forma e si esaltano gli altri atteggiamenti e comportamenti imprenditoriali.

 

L’imprenditore

  • Ha un approccio al mercato di natura “intuitiva”, dove trova più spazio la propria inventiva che non la comprensione profonda dei bisogni altrui (anche se appare un paradosso, spesso funziona);
  • prende decisioni in autonomia rispetto alla creazione del prodotto, alla gestione dell’impresa e agli aspetti di natura economico-finanziaria con la coscienza (a volte anche l’incoscienza) del rischio che ciò comporta;
  • è ambizioso e ha la ferrea volontà di “farcela con le proprie forze”, che si traduce spesso nella caparbietà e determinazione di imparare ciò che non si conosce e di sperimentare nuove soluzioni, cambiando le “regole del gioco”;
  • è consapevole che prima di ottenere un guadagno è necessario investire e accetta il fatto di non avere “lo stipendio fisso”;
  • ha fiducia nelle proprie capacità ed è convinto di disporre della competenza tecnica necessaria per creare il prodotto, oltre che delle doti per gestire la propria azienda (a prescindere dal fatto che tali convinzioni siano completamente vere);
  • mira in ogni momento a fare meglio e di più di quanto già si stia facendo a prescindere dal livello di successo raggiunto;
  • predilige la semplicità e la concretezza di ciò che funziona, in altri termini privilegia la sostanza alla forma;
  • è sempre in prima linea (a volte anche troppo), giocando un ruolo sempre e comunque attivo nei confronti del proprio lavoro;
  • è resistente alla fatica e allo stress, inarrestabile di fronte alle difficoltà e agli insuccessi, convinto del fatto che una soluzione esiste sempre e che individuarla è nelle proprie possibilità... L’imprenditore è ottimista per natura;
  • considera il denaro e il potere solo una conseguenza (piacevole) dell’aver messo a frutto le proprie abilità;
  • è un trascinatore che, sull’onda della passione, coinvolge e motiva i potenziali partner (collaboratori, finanziatori, fornitori, rete vendita, ecc.) a schierarsi dalla sua parte per sostenerlo nella sua impresa.

Tutto questo è condito da una buona dose di ego che, come è facile intuire, rappresenta una sorta di collante (necessario) per tenere insieme questi elementi che, in alcune situazioni, possono rivelarsi addirittura antitetici.

Se dovessi riassumere tutto questo in una battuta, direi che l’imprenditore è colui che ama le sfide impossibili (apparentemente), perché per lui tutto è possibile.

Attenzione però a non essere tratti in inganno dalla precedente affermazione: l’imprenditore non prende rischi inutili, perché intuitivamente sa cosa è nelle sue possibilità e cosa è “conveniente” fare o non fare.

 

Il manager

Anche se le qualità di base sono le medesime, il manager a differenza dell’imprenditore ha, in generale, un approccio più razionale e un bagaglio di strumenti e abilità tecniche e comportamentali particolarmente adatte per gestire situazioni complesse.

Da lui, più che la “perfezione assoluta”, ci si aspettano efficienza di gestione, massima capacità di pianificazione e controllo dei processi aziendali ed efficacia nella gestione delle relazioni con le persone (riconoscerne le qualità, motivarle, orientarne i comportamenti). La capacità di essere al tempo stesso “connesso e distaccato” dalla realtà dell’azienda, per garantire l’oggettività di valutazione e fare scelte a vantaggio dell’impresa che vadano oltre il “sentire” personale e individuale.

Robert Half, nota società di recruitment specializzato, ha rivolto questa domanda a un campione di circa cento manager delle risorse umane italiani al fine di tracciare l’identikit del perfetto leader, dotato quindi di tutte le qualità necessarie per conquistare un ruolo dirigenziale. Questa è la fotografia che ne è uscita:

  • doti comunicative: 60%;
  • integrità: 44%;
  • capacità di motivare: 38%;
  • solide capacità di management: 30%;
  • visione strategica: 22%;
  • competenze tecniche: 20%.

Il Manager efficace è la persona che, con spirito critico, analizza e comprende una specifica situazione mantenendo la visione d’insieme; stabilisce le priorità e fa le scelte conseguenti; definisce gli obiettivi e il piano d’azione; assegna i compiti; verifica la loro corretta esecuzione dando alle persone i necessari feedback; condivide l’esito del lavoro svolto e informa puntualmente i portatori di interesse sui risultati raggiunti.

L’atteggiamento manageriale esprime il carattere pragmatico di chi assolve a questa funzione che si manifesta con:

  • l’orientamento al risultato;
  • il desiderio e la volontà di contribuire al successo dell’impresa nel suo insieme;
  • la naturale propensione a semplificare concentrandosi su pochi e prioritari elementi;
  • la naturale propensione a “vedere” il potenziale dei punti di forza, più che i limiti dei punti di debolezza;
  • la naturale propensione a dare e creare fiducia;
  • il “pensare positivo” che permette di trasformare un problema in opportunità.

Il manager per eccellenza si contraddistingue anche per specifiche capacità “tecniche” ovvero frutto di studio e sperimentazione e in particolare:

  • capacità di definire obiettivi di risultato, specifici, realistici, misurabili, come punto di convergenza di una visione olistica che, a partire dal vantaggio per l’impresa, è in grado di dare soddisfazione ai diversi attori in gioco – consumatori, persone dentro l’azienda, proprietà e investitori, fornitori, ecc. Come afferma Kenneth Blanchard (2009) in “One Minute Manager”, obiettivi da 1 minuto (che stanno in una pagina e si leggono in un minuto);
  • capacità di prendere decisioni efficaci, guidate dalla comprensione del contesto/situazione e frutto di un’accurata attività di “ascolto”, analisi e previsione delle reazioni e dei rischi (tramite l’uso di specifiche tecniche e strumenti di valutazione). Il manager eccellente prende sempre in considerazione più alternative e si prende, senza timore, il tempo necessario per valutare e riflettere;
  • tempestività d’intervento in ogni situazione (valutazione delle azioni, feedback alle persone, risoluzione dei problemi, correttivi da attuare, informazioni da condividere) applicando le tecniche di pianificazione e controllo in modo da esplicitare il legame “causa-effetto” di ogni azione e accrescere con continuità l’esperienza aziendale;
  • chiarezza comunicativa (probabilmente il termine più adatto per riassumere una serie di qualità e capacità fondamentali che gli consentono di essere capito al di là di ogni ragionevole dubbio) che comprende: proprietà di linguaggio, capacità di argomentare in modo sintetico e analitico, capacità di specificare ogni aspetto (obiettivi, azioni, valutazioni), in modo tale che su di esso non vi siano incertezze;
  • abilità negoziale per sapere affrontare e risolvere i conflitti interni (sempre presenti) e per trarre il massimo risultato d’impresa nelle articolate relazioni di mercato (inteso nella sua totalità);
  • avere le doti umane del leader: assumersi la responsabilità delle scelte e delle azioni, essere sempre in testa come lo sono i “condottieri”, essere assertivo e agire con sentimenti sinceri, saper dare fiducia e affidare compiti precisi (delega), essere equo, lodare ogni comportamento virtuoso (funzionale), correggere in modo specifico ogni comportamento dannoso (non funzionale), incoraggiare le persone aiutandole a sentirsi parte di una squadra, condividere le gioie di ogni successo e accollarsi la responsabilità di ogni insuccesso;
  • avere le doti del mentore per favorire il percorso di crescita e di responsabilizzazione delle persone all’interno (a volte anche all’esterno) dell’azienda, avendo sempre presente che la “qualità” dell’organizzazione è il frutto delle “qualità” delle persone che operano nell’impresa e della loro capacità di interagire.
 

IL FABBISOGNO DELL’IMPRESA: QUANTO IMPRENDITORE E QUANTO MANAGER?

Come sempre accade, gli assoluti non esistono, bensì esistono casi specifici che richiedono specifiche soluzioni. Ci sono però persone con maggiore o minore propensione a vestire i panni dell’imprenditore o del manager e imprese con bisogni manageriali diversi. In fondo, il mondo non è fatto di bianchi e di neri e nemmeno di gradazioni di grigio, bensì (e per fortuna), il nostro è un mondo a colori.

(Ha collaborato Claudio De Monte Nuto)
 

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Giampiero Vecchiato

@pierovecchiato

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