Rapporto NordEst 2016: oltre l’impresa, oltre la manifattura

di Andrea Arrigo Panato - 4 aprile 2016

È di questi giorni la presentazione del Rapporto NordEst 2016. Per quanto l’analisi sia limitata a un territorio specifico del nostro Paese molte considerazioni sono da considerarsi di valenza generale.

Il 2015 è stato l’anno della ripartenza economica, soprattutto grazie a imprese capaci di crescere sul mercato nazionale e internazionale.

A fronte di una ripresa di alcune imprese eccellenti favorite da uno scenario economico internazionale positivo vi sono alcuni elementi di criticità:

  • Il grande successo dell’Expo di Milano è rimastro circoscritto al territorio metropolitano.
  • Numerose questioni di carattere strutturale restano aperte:
  1. ruolo critico delle Banche;
  2. scarsi investimenti in R&S;
  3. deficienze infrastrutturali;
  4. limiti di una classe dirigente incapace di guardare al futuro in maniera adeguata.

La Fondazione Nord Est ritiene ormai urgente ridefinire nuovi riferimenti e nuove centralità rispetto a reti e relazioni territoriali, mettere a punto strumenti efficaci per selezionare progetti e classi dirigenti capaci di tradurre in valore i fattori che ancora oggi caratterizzano e sostengono il Nord Est: il saper fare intelligente delle imprese e delle persone.

In sintesi l’analisi economica non fa altro che confermare alcune delle potenzialità di questo territorio, legate principalmente a un modello manifatturiero particolarmente innovativo e originale, ma insieme mette in evidenza i limiti di un sistema economico che stenta a generare istituzioni e assetti territoriali all’altezza delle sfide poste dall’economia globale. Conclusioni che probabilmente potrebbero essere senza troppe variazioni recepite in una analisi nazionale.

Da cosa ripartire per rilanciare un percorso di crescita economica? Ciò che continua a dimostrare segni di vitalità e di originalità è una manifattura di qualità che negli ultimi quindici anni ha saputo interpretare efficacemente la globalizzazione.

“Le performance ottenute dalle piccole e medie imprese del Nord Est sui mercati internazionali testimoniano il valore di formule originali che il mondo continua ad apprezzare. Anche in settori maturi come l’agroalimentare, l’offerta messa in campo da tante imprese, anche di dimensioni contenute, ha dimostrato di saper incontrare le preferenze di una domanda globale sempre più articolata e sofisticata”.

Interessante inoltre l’emergere di una combinazione originale fra prodotto e servizio. Il prodotto sempre di più incorpora in modo originale una quota crescente di progettazione, di logistica, di comunicazione, ma anche di storia e di territorio: “Manufatti di qualità sempre più evoluta emergono da una mescola originale di saper fare ereditato dalla tradizione e tecnologie d’avanguardia”.

È importante inoltre sottolineare come dal Rapporto emerga che imprese capaci di gestire il cambiamento, produrre manifattura di qualità e competere sui mercati internazionali contribuiscono a sviluppare attività terziarie di fondamentale importanza.

Come spesso abbiamo sostenuto su queste pagine imprese innovative fanno crescere i propri consulenti e viceversa, alimentando un circolo virtuoso per l’economia e l’occupazione del territorio.

L’Italia deve lavorare per rimettere in funzione quella cinghia di trasmissione che per anni ha consentito alle imprese della filiera e dei distretti di beneficiare del volano prezioso di chi sa gestire il cambiamento riuscendo a competere su scala globale.

 

Per approfondire: Rapporto Nordest 2016.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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