Focalizzazione: definire obiettivi e inseguire una vision chiara

di Giampiero Vecchiato - 12 maggio 2016

Diceva il filosofo Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Per l'impresa questo significa che il successo corrisponde necessariamente al raggiungimento di una meta. Non può quindi esserci un risultato positivo se prima non è stato definito un obiettivo chiaro.

Ciò che spesso avviene all'interno delle organizzazioni è, invece, esattamente il contrario: si rincorrono gli eventi del mercato, si inseguono le richieste dei clienti, ci si fa travolgere dalle urgenze, senza che nell'azienda avvengano progressi reali e crescita. L'azienda precipita così in una sorta di caos interno, di stato confusionale e di disorganizzazione in cui si sedimentano abitudini e comportamenti errati: il perdere di vista la mission aziendale, gli obiettivi da conseguire e i servizi da offrire ai clienti genera stress, insoddisfazione e porta all'insuccesso.

Perché questo avviene? Perché manca una chiara visione della meta, del percorso per raggiungerla e perché si confondono le attività urgenti con quelle prioritarie e davvero importanti per ottenere successo e profitto.

Bisogna, quindi, avere il coraggio di scegliere, la lucidità di individuare correttamente le priorità, rigore e disciplina per concentrarsi sulle attività realmente importanti, senza farsi trascinare nel vortice delle incombenze e delle urgenze quotidiane. Spesso questo avviene perché si spostano i “paletti” e si modificano gli obiettivi, senza aver prima raggiunto e consolidato quelli precedentemente definiti; perché gli obiettivi sono troppo generici e quindi difficilmente traducibili in termini numerici e/o oggettivi; perché mancano la volontà di fondo, la determinazione e il coraggio di accettare la sfida che il mercato pone.

Fare impresa è soprattutto questo: rinunciare alla comodità delle soluzioni già individuate che portano però alla stagnazione e avere il coraggio di cambiare, anche tutto se serve, da pionieri, da “capitani coraggiosi”, assumendo decisioni che non sempre sono fondate (o non solo) su dati, numeri, proiezioni, conoscenze tecniche, ma sull'intuito, sul “naso”, sul desiderio di realizzare per primi qualcosa di straordinario. Del resto, secondo il Carnegie Institute of Technology, solo il 15% del successo professionale è dovuto alla formazione tecnica, mentre l'85% è attribuibile a fattori della personalità. Non sembrava forse un folle Bill Gates quando, nel 1980, esprimeva così la sua vision: “Un personal computer su ogni scrivania, e ogni computer con un software Microsoft installato”?

Il sogno dell'imprenditore, quell'intuizione che si dà l'obiettivo generale di migliorare la vita dei propri clienti con prodotti/servizi di valore, per non essere pura follia deve trasformarsi in progetto imprenditoriale chiaro e definito. Quattro sono le parole chiave per farlo.

La prima è focalizzazione, ossia la capacità di concentrare la propria attenzione sulle priorità: chi non riesce a farlo, perde di vista l'obiettivo e non lo raggiunge. Per l'impresa, questo si traduce in perdita di posizioni nel mercato e in un rapido e progressivo depauperamento.

La focalizzazione, al contrario, consente di mettere a fuoco l'attenzione solo e unicamente sugli aspetti che davvero sono vitali per l'impresa e dai quali non si può prescindere per raggiungere l'obiettivo di crescita; essere focalizzati sgombera la mente da ciò che è ridondante o marginale e lascia risorse libere per dedicarsi con determinazione a un problema o a un obiettivo, raggiungendo passo dopo passo la meta che ci si era prefissata. Più le persone sono focalizzate, più probabilità hanno di fare centro. Per farlo e contrastare il caos che rischia di investire i processi produttivi, è necessario definire un piano di lavoro con obiettivi specifici a lungo termine, di almeno cinque anni, superando orizzonti temporali più brevi che generano la tendenza a voler fare tutto e subito, concentrandosi sugli scopi anziché sulle singole azioni e attivandosi solo sulle priorità necessarie al raggiungimento degli obiettivi.

Essere focalizzati vuol dire non farsi travolgere dalle distrazioni che dirottano l’attenzione su questioni non prioritarie, causa di stress, frustrazione, perdite di tempo e di aumento della conflittualità interna: mantenendo la focalizzazione si lavora il 20% in più, migliorando la produttività e la possibilità di portare contributi innovativi in azienda.

La focalizzazione consente inoltre di individuare con precisione il segmento di mercato in cui vogliamo collocarci, soprattutto in un contesto frammentario e in continua evoluzione: lo possiamo circoscrivere in base al prodotto/servizio, alla sfera di attività, al bacino geografico di riferimento o ancora alla fascia di prezzo e alla qualità. Il segreto è individuare una nicchia ancora inesplorata e ricca di potenziale, in cui poter sviluppare ciò che sappiamo fare meglio.

La seconda parola chiave è chiarezza: riguarda gli obiettivi dell'organizzazione, che non possono essere generici o vaghi; le aspettative rispetto alle performance da raggiungere, che non possono essere “di massima” ma vanno quantificate; l'onestà e correttezza con cui queste informazioni vengono riportate e condivise all'interno dell'impresa. Spesso i dipendenti e i collaboratori non agiscono in modo corretto, perché non è chiaro cosa ci si aspetta dal loro lavoro, o perché l'imprenditore tende a celare i problemi, perdendo così la possibilità di risolverli brillantemente e di conseguire gli obiettivi. Le persone che, all'interno dell'organizzazione, non possono condividere con chiarezza e convinzione gli obiettivi, non sono neppure consapevoli dell'impegno che è loro richiesto, quindi perdono fiducia e si disaffezionano. Sotto questo profilo, peraltro, la focalizzazione ha un impatto fortissimo dal punto di vista della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione.

La terza parola chiave è disciplina: secondo il dizionario Treccani, è il “complesso di norme che regolano la convivenza dei componenti di una comunità, di un istituto e simili, imponendo l’ordine, l’obbedienza e l’osservanza stessa di queste norme”. La disciplina non è rigidità di comportamento, ma il rispetto di un processo o metodo di lavoro. Dotare l'azienda di linee guida e di modelli di riferimento consente, invece, di essere flessibili e di intervenire puntualmente e con rapidità nelle singole fasi del processo, per inserire gli elementi correttivi necessari. La disciplina garantisce inoltre il monitoraggio costante dello stato di avanzamento e il controllo delle procedure, consentendo di assumere decisioni corrette e tempestive. Attraverso la disciplina si migliora la capacità di previsione e si innalza la qualità dei risultati.

Infine, l'ultima parola chiave è coinvolgimento: è ciò che trasforma il sogno dell'imprenditore nell'impresa di tutti e che fa leva anche su caratteristiche della personalità dell'imprenditore stesso come l'ottimismo, la positività, la determinazione, l'espansività. Il coinvolgimento crea fedeltà da parte dei lavoratori verso l'azienda e fa in modo che questi possano migliorare ogni giorno le proprie capacità professionali. Il coinvolgimento è il collante che permette di tenere insieme la squadra, anche nei momenti critici, e che garantisce il successo dell'impresa, perché l'organizzazione opera per far sì che il suo successo sia il successo di tutti e di ciascuno.

(Ha collaborato Marta Bagno)

 

Giampiero Vecchiato

@pierovecchiato

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