Le nuove Pmi stanno diventando grandi

di Andrea Arrigo Panato - 13 giugno 2016

In questo editoriale – seppur frettolosamente dato il periodo, ma sono certo che mi comprenderete – affronto un tema che mi sta molto a cuore con valutazioni certamente influenzate dal fatto che ho il privilegio di lavorare sulla piazza milanese o comunque nell’area del Paese che meglio sta reagendo alla crisi.

 

PMI, BERSAGLIO IMMOBILE

In questi giorni assisto a un proliferare di articoli di docenti, studiosi e semplici aziendalisti come il sottoscritto in cui si spiega alle Pmi tutto quello che non sanno fare, tutto quello che impedisce loro di stare sul mercato.

Fortunatamente molti imprenditori con cui lavoro non hanno tempo di soffermarsi troppo e continuano a fare utili. La mia è una evidente provocazione ma percepisco in chi fa impresa una nuova consapevolezza.

 

PICCOLO È BELLO SOLO SE SI CRESCE

I giovani imprenditori crescono, fanno fatica, molta fatica, questo Paese fa di tutto per non aiutarli, ma crescono. Piccolo è bello, piccolo non è più bello… mentre l’accademia si accapiglia le Pmi più interessanti semplicemente prendono coscienza che piccolo è bello solo se si cresce.

La conquista di nuovi mercati impegna ingenti risorse finanziarie e sforzi organizzativi. Gli investimenti in ricerca e innovazione implicano la costruzione di rapporti con università e centri di ricerca.

La collaborazione tra imprese rappresenta allora uno dei principali elementi per aumentare la capacità di innovare, di competere e dare impulso alla crescita delle attività imprenditoriali.

È evidente che la dimensione aziendale (e dei nostri studi professionali) deve cambiare ma non possiamo sederci a criticare pretendendo che una Pmi diventi una multinazionale di taglia Usa in pochi anni.

 

PROVIAMO A PARLARE DI MEDIA IMPRESA

C'è tutta una generazione di Pmi che sta rivedendo la propria dimensione per adeguarsi al mercato. Se ieri distinguevamo tra grandi imprese e Pmi, oggi mancando sostanzialmente in Italia le prime converrà approfondire l’analisi delle seconde scoprendo le distinzioni tra medie imprese (50 milioni di euro di fatturato, spesso con partecipate estere, ecc.), piccole imprese (10 miliono) che si dan da fare per crescere e microimprese (sotto 1 milione).

 

LE PMI STANNO LAVORANDO PER COLMARE IL GAP

Le Pmi crescono, dunque, sono consapevoli dei limiti ma stanno lavorando per colmare il gap culturale, finanziario, di mercato, ecc.. Studiano, si incontrano, creano network e imprese a rete. Lo sanno di essere in ritardo, hanno fretta di crescere ma stanno cambiando e vanno incoraggiate.

Fatturato e margini premiano questi nuovi imprenditori, e questa volta i soldi li lasciano in azienda, ci mettono del loro, incontrano le università, provano, sbagliano a volte, ma il mercato le premia. È importante per tutti noi sostenere questi nuovi campioni del made in italy, incoraggiarli.

 

INNOVAZIONE NELLA COLLABORAZIONE TRA PMI E STARTUP

Purtroppo continuo a leggere di facili distinguo tra Pmi e start up, tra imprese tradizionali e innovative, sempre sognando l’america e cercando disperatamente di importare modelli non sostenibili nel nostro Paese.

Credo che la via per la nuova imprenditoria sia più semplice e già segnata: identità, coerenza e lavoro duro per ridefinire la dimensione minima che l’impresa deve raggiungere per competere sul mercato. Settori di nicchia possono evidentemente consentire la sopravvivenza di imprese di dimensioni ridotte. Le altre dovranno correre e ridefinire la propria dimensione per competere sul mercato.

L’innovazione deve permeare qualunque impresa senza steccati o pregiudizi. La stessa collaborazione tra Pmi e startup si rivelerà un fattore critico di successo se il Paese riuscirà a stimolarla. Senza dimenticare che la prima forma di collaborazione è la fornitura. Le Pmi possono collaborare con le startup anche solo acquistandone prodotti o servizi.

 

LA NECESSITÀ DI PROPORRE DELLE STORIE DI IMPRESA

Quello che dobbiamo fare è indicare dei casi di successo, analizzare delle storie di impresa, raccontare chi ce la fa o ce la sta facendo. Soprattutto dobbiamo imparare a distinguere tra microimpresa, piccola impresa e media impresa. Le Pmi non sono tutte uguali, non adottano strategie simili e non si trovano ad affrontare gli stessi problemi.

 

IL RUOLO ZOPPO DI GRANDE IMPRESA E PA

Quello che manca purtroppo è la grande impresa che faccia ricerca e trasferisca innovazione alla filiera e una pubblica amministrazione capace di innovare e di acquistare innovazione facendo da volano per i servizi innovativi (e sia chiaro non parlo di aumentare la spesa pubblica, ma di cambiarne la destinazione).

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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