Fiducia, senso civico, capitale sociale, capitale relazionale

di Giampiero Vecchiato - 20 dicembre 2016

“È il momento di fare”: questo l’imperativo che gli imprenditori dovrebbero tenere bene a mente per uscire dalla crisi che ha “congelato” la nostra economia.

Cara Italia, paese seduto, è arrivato il momento di fare, di agire, di combattere per uscire da questo periodo buio e difficoltoso in cui questa volta il “solo” rialzarsi non basta. Occorre rafforzarsi, acquisire credibilità, rinnovarsi per fare in modo che le imprese facciano un salto di qualità e diventino “fonti zampillanti di futuro”, come le definisce un sapiente uomo politico. Del resto quella attuale è nata come grande crisi di reputazione ed è per questo che oggi più che mai serve professionalità, impegno e, soprattutto, determinazione.

Per portare il nostro Paese verso un sistema produttivo più strutturato, più patrimonializzato e capace di attrarre investitori internazionali, non bastano dunque aggregazioni, alleanze, fusioni, ma servono anche una buona preparazione e una strutturata capacità di lettura e analisi del contesto. Non va dimenticato che siamo ormai da tempo entrati in una fase di sviluppo del tutto diversa, nella quale non sono solo i moralisti a lamentarsi della mancanza di senso civico e dei suoi corollari: sono gli economisti e i sociologi che hanno scoperto, con prove sempre più solide, che un capitale sociale appropriato è un potente motore di sviluppo, e lo è soprattutto in un contesto di crescente complessità.

Il senso civico, il rispetto delle leggi, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di cooperare onestamente, l’investimento in formazione: sono ingredienti essenziali di quel capitale sociale. Verso questa direzione si muove uno dei più interessanti lavori di Pier Massimo Forni, docente di letteratura italiana all'università Johns Hopkins di Baltimora, il quale ha realizzato un manuale (“Piccola filosofia del vivere civile, Longanesi) sulla buona educazione e la qualità della vita nella società attuale. Nello specifico, egli ha formulato venticinque regole del vivere civile e le ha arricchite con delle citazioni di personaggi illustri quali Seneca, George Washington, George Bernard Shaw ed Elias Canetti.

Precetti che dovrebbero essere rispettati da ogni singolo cittadino, imprenditori compresi. All'interno delle venticinque regole di comportamento il tema fondamentale è quello del rispetto: quello da serbare per la propria persona, quello per il prossimo, quello per l’ambiente. Emergono anche l’importanza dell’ascolto e la preziosa riscoperta del silenzio, che diventano chiavi di lettura vincenti. Quello di Forni è un invito garbato all'equilibrio, alla presa di coscienza di quanto sia indispensabile costruire intorno a sé dei buoni legami, basati sul rispetto e la tolleranza. Insomma “se la vita è un'esperienza di relazione, bisogna cercare di affinare la competenza relazionale”. In ambito imprenditoriale, governare le relazioni, tenere vivo il dialogo con i propri pubblici è ciò che permetterà alle aziende di tenere le posizioni sul mercato e usare questo vantaggio competitivo quando il mercato ripartirà. Per ripartire servono, dunque, proprio buone relazioni, sia all’interno (dipendenti, collaboratori, fornitori, ecc.) che all’esterno.

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Bisogna togliersi dalla sindrome del marketing mix e fare leva sulla ricetta dell’alta reputazione se si vuole entrare in alti mercati. È necessario, inoltre, che la politica, l’impresa e il sindacato, su cui sono polarizzate le relazioni socio-economiche del nostro Paese, facciano spazio a tre attori, quali la piccola e media impresa, l’università e le libere professioni, troppo spesso marginalizzati. Proprio questi soggetti “isolati” devono rivendicare l’attenzione a loro dovuta in quanto fucina di innovazione. Osservando alcune aziende è possibile trarre segnali incoraggianti in quanto si riscontra che un numero sempre maggiore di PMI sta riscoprendo l’importanza strategica di un consolidato capitale sociale, della comunicazione, del governo delle relazioni con tutti gli stakeholder.

Ecco allora che acquista sempre più valore la struttura della rete di relazioni interpersonali che, se fitta e densa, può potenziare gli esiti delle azioni di una società. Allo stesso modo, diventa naturale passare da un approccio individualista al capitale sociale a uno relazionale, a quel clima di fiducia, di appartenenza, di senso civico: elementi intangibili che non possono, non devono più essere sottovalutati e che contribuiscono al buon funzionamento dell’azienda e al miglioramento dei rapporti interpersonali e non solo.

In altre parole occorre quindi, da una parte, valorizzare la rete di relazioni dell’individuo per qualità, intensità e ricadute positive e, dall’altra, aumentare il livello di coesione interna e di rispettabilità dell’azienda, organizzazione o istituzione che sia. Considerazioni che hanno portato alcuni studiosi negli ultimi anni a introdurre nuovi criteri per valutare le performance di un’economia nazionale come,per esempio, un indicatore del senso civico della popolazione. Il senso civico è equiparabile ad uno stock di capitale, non fisico, ma virtuale, che caratterizza l’intera società e che si traduce in una migliore performance da tutti i punti di vista.

In paesi dove il capitale civico è più elevato, l’amministrazione pubblica funziona meglio, i beni pubblici sono meglio conservati, l’economia prospera, l’ordine pubblico viene assicurato a più basso costo. Bisogna, però, ricordare che questo stock viene accumulato molto lentamente, ma può venire dissipato molto rapidamente. È per questo motivo che non c’è più tempo da perdere, che bisogna soltanto agire. È il momento di lavorare seriamente sulla propria reputazione, curare il proprio capitale sociale e relazionale, ridare linfa al proprio senso civico, rispettare sé stessi e tutto ciò che ci circonda, “senza però sfiorare il futuro in un modo così leggero da non lasciare traccia”.

Giampiero Vecchiato - Senior partner di P.R. Consulting srl, Agenzia di Relazioni pubbliche di Padova - Professore a contratto Università degli studi di Padova

in collaborazione con Marta Bagno

@pierovecchiato

Giampiero Vecchiato

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