L’innovazione e i killer creativi

di Giampiero Vecchiato - 13 dicembre 2016

1. Che cos’è l’innovazione

L’ipercompetitività e la globalizzazione spingono le organizzazioni che vogliono sopravvivere e continuare a prosperare a sviluppare una caratteristica fondamentale: la capacità di innovare. Va precisato che l’innovazione è finalizzata ad un aumento del valore globale dell’organizzazione. Si possono individuare 5 tipologie di innovazione:

 

Innovazione di prodotto

Creazione di nuovi prodotti/servizi o miglioramenti di quelli esistenti. Questa è la categoria alla quale si fa solitamente riferimento quando si parla di innovazione.

 

Innovazione di processo

Ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’efficacia dei processi produttivi. Tradizionalmente viene classificata in incrementale (quando si modificano alcuni aspetti del processo produttivo) e rivoluzionaria (quando si cambiano radicalmente i presupposti ed i fondamenti del processo in questione).

 

Innovazione tecnologica

Riguarda sia lo sviluppo delle tecnologie tradizionali che lo studio e la realizzazione di nuove tecnologie.

 

Innovazione di marketing

Coinvolge le tradizionali leve del marketing quali il prodotto, il prezzo, la distribuzione e la comunicazione.

 

Innovazione di management

Interessa ogni aspetto della gestione strategica e operativa di un’organizzazione come, ad esempio, la comunicazione interna, la valorizzazione del personale, i rapporti con la comunità locale, la corporate social responsability, ecc. Elementi che non sfociano direttamente in nuovi prodotti/servizi ma che contribuiscono all’aumento del capitale intellettuale e relazionale dell’organizzazione.

 

2. Innovazione e creatività

Si può definire come “innovativo” qualsiasi approccio che rompe gli schemi precostituiti, cambia i paradigmi esistenti sostituendoli con altri. Proprio per questo motivo, come afferma Schumpeter, occorre iniziare un processo di “distruzione creativa” che non ha mai fine. Si viene così a creare un “circolo virtuoso” che distrugge l’esistente e lo sostituisce con il nuovo, che a sua volta diventa obsoleto e che sarà successivamente sostituito. Lo scopo è di ottenere qualcosa di nuovo e “originale” e quindi di innovativo.

Il problema tuttavia risiede nel fatto che l’innovazione non è né scontata né automatica. Il processo innovativo ha in altre parole bisogno di un innesco: la creatività. Essa rappresenta l’ingrediente fondamentale per fare in modo che il processo di innovazione si metta in moto, pur non garantendone il successo finale ex ante. La creatività deve quindi essere costantemente stimolata e alimentata, visto che senza di senza non può esserci alcuna innovazione.

 

3. Un ambiente creativo

Troppo spesso le organizzazioni impongono alle persone comportamenti che non solo non facilitano la creatività, ma che a volte la inibiscono totalmente. Il presupposto fondamentale affinché le persone siano creative e quindi innovatrici, è che l’organizzazione possegga una cultura che favorisca, supporti e alimenti costantemente l’innovazione. Deve esserci una tensione emotiva che spinga verso la rottura dei modelli mentali tradizionali. Le persone devono aver profondamente interiorizzato valori che siano coerenti con un’attitudine positiva verso il cambio di paradigma e l’innovazione stessa.

Non basta, in altre parole, avere un alto livello di creatività (sia personale che di gruppo) e possedere le necessarie tecniche e processi (project management, problem solving, brainstorming, ecc) per compiere atti creativi e ottimizzare gli sforzi creativi se il tutto non avviene in un contesto adeguato, se manca l’humus culturale che offre alle persone la possibilità di “rischiare” e di essere veramente innovative.

Per questi motivi vanno combattuti i “killer creativi”, dove per killer intendiamo persone, azioni, comportamenti, linguaggi, cultura, ecc che uccidono ogni nuova idea, ogni nuova proposta. E’ la creatività il motore che genera nuove idee, che permette alle persone di vivere bene all’interno dell’organizzazione e ad interessarsi del proprio lavoro. Se la cultura dominante all’interno dell’organizzazione non supporta e non richiede innovazione, oppure se la ostacola apertamente attraverso stili di conduzione e comportamenti basati, ad esempio, sul controllo senza autonomia e sulla sfiducia, il processo creativo e innovativo è destinato al fallimento.

La costruzione di una cultura organizzativa basata sulla creatività e sull’innovazione richiede quindi una leadership aperta, basato sulla fiducia, sulla delega, sull’autonomia e la responsabilità individuale.

 

4. Killer creativi

Quante volte, dopo aver avuto una grande, splendida idea, ce la siamo vista uccidere in un istante, quando era ancora fragile, da un amico, da un collaboratore, dal partner, dal capo?

Quante volte noi stessi abbiamo, magari inavvertitamente, ucciso le idee degli altri?

Quali sono quindi i killer creativi più evidenti, quelli che dobbiamo in linea di principio sopprimere prima che sopprimano a loro volta la nostra tendenza a innovare?

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L’abitudine

Pensare secondo schemi abitudinari, il non voler uscire dal proprio guscio.

La paura di sbagliare

Di perdere qualcosa, di regredire (“chi non fa, non sbaglia”).

 

La paura di esporsi

Di fare brutta, di essere giudicati, di non essere adeguati e/o all’altezza.

 

L’aggrapparsi agli idoli

Agli stereotipi, ai pregiudizi, ai totem, al contrario di ciò che è vivente ed in evoluzione.

 

La scarsa autostima

Chi si stima sa che il cambiamento lo arricchirà sempre.

 

La sorveglianza

Quando le persone si sentono costantemente osservate e sorvegliate uccidono il loro impulso creativo.

 

La valutazione

Quando le persone si sentono sotto esame e sono preoccupate del giudizio degli altri.

 

La competizione

Quando si è in una situazione “senza via d’uscita”, nella quale o si vince o si perde, e la vittoria diventa la questione principale e prioritaria (forte pressione).

 

Un controllo eccessivo

Quando si dice alle persone come debbono fare le cose (non esiste un’unica via per raggiungere un obiettivo!).

 

La limitazione delle scelte

Quando si uccide la curiosità e la passione restringendo le opportunità e il possibile campo di azione delle scelte delle persone.

 

Lo stress e la pressione temporale

Lo stress e la pressione temporale diminuiscono la propensione a ricercare nuove strategie di soluzione dei problemi e delle decisioni (riduzione e semplificazione delle opzioni per ridurre lo sforzo cognitivo).

 

Teniamo quindi presente che l’ostacolo più duro alla formazione creativa non sono né il pensiero logico classico, né quello scientifico, bensì:

a)    il principio d’autorità (Ipse dixit)

b)    il pensiero tecnico (Ha sempre funzionato!)

c)     l’abitudine (Va bene così! Perché cambiare?)

d)    la pigrizia (Chi me lo fa fare?)

e)     le idee correnti (lo dicono tutti!)

Giampiero Vecchiato - Senior partner di P.R. Consulting srl, Agenzia di Relazioni pubbliche di Padova - Professore a contratto Università degli studi di Padova

in collaborazione con Marta Bagno

@pierovecchiato

Giampiero Vecchiato

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