I manager del futuro? governano le relazioni e sono socialmente responsabili

di Giampiero Vecchiato - 17 gennaio 2017

La crisi ha portato con sé – sia pure tra molte contraddizioni e ambiguità – nuovi modelli di sviluppo che, anche se debolmente, cominciano a manifestarsi. Le aziende stanno trovando gli anticorpi e cercando di trasformare questi “segnali deboli” in opportunità per una nuova crescita. Ma i manager come hanno reagito o come stanno reagendo alla crisi? A questo tipo di crisi, in particolare: la prima dopo la globalizzazione e dove abbiamo scoperto che a) la crescita infinita non rappresenta più la soluzione per tutti i problemi; b) la capacità di autoregolamentazione del mercato non è poi così scontata. Una cosa è certa – come afferma Peter Senge del MIT di Boston – le aziende non possono lasciarsi guidare esclusivamente dai clienti/consumatori o dall'opinione pubblica. E' evidente che le imprese e le organizzazioni devono imparare ad ascoltare sempre di più e meglio le esigenze e le aspettative dei loro pubblici. Ma con uguale forza va ribadito che non possono appiattirsi su di essi né subire ricatti più o meno espliciti. Le imprese non solo non possono lasciarsi trainare, ma devono anche assumere una funzione educativa e di guida. Uno dei principali valori del marketing è rappresentato infatti dal posizionamento: essere unici ed esclusivi è un valore, non solo di tipo economico. Come si può essere “unici ed esclusivi” semplicemente ascoltando? Risulta evidente che l'ascolto va sempre più coniugato con la capacità di visione e di leggere/interpretare il contesto, e il futuro. “L'imprenditore punta su ciò che crede di vedere e gli altri non vedono ancora. Scommette sul futuro” (Sergio Ricossa).

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Per coniugare questi due elementi i manager devono imparare a “governare le relazioni” con tutti i pubblici dell'impresa e a essere “socialmente responsabili”.

Per quanto riguarda il primo aspetto, è opinione ormai condivisa che il governo delle relazioni con tutti i pubblici dell'organizzazione, abbia un ruolo sempre più rilevante nella creazione di valore per l'impresa. Le imprese devono imparare a tenere sempre aperto il dialogo e devono costantemente alimentarlo di contenuti per conversare (on e off line) con i diversi pubblici interessati e/o portatori di interesse. Inoltre, man mano che il numero delle comunità di riferimento si amplia e si ampliano i contenuti trattati, vanno implementate le piattaforme che consentono un efficace e trasparente governo delle informazioni e delle relazioni. “In tempo di crisi solo gli amici offrono aiuto!” recita un antico detto popolare; ma anche le relazioni con gli amici “non vanno date per scontate” e vanno curate, gestite, sottoposte a costante manutenzione....immaginiamoci la cura che bisogna mettere nelle relazioni commerciali, nei network, nelle partnership, nelle relazioni con tutti gli stakeholder, a partire da quelli interni.

Il secondo aspetto riguarda invece la responsabilità sociale che va indissolubilmente legata, da una parte, alla responsabilità individuale e, dall'altra, alla sostenibilità. La crescita fine a se stessa non convince più: ora serve un manager in grado di coniugare il profitto con la sostenibilità. Se allarghiamo l'orizzonte, questa crisi, nonostante la sua durata e la sua gravità, ci può dare l'opportunità per aprire un dibattito sulla sostenibilità dell'attuale modello di sviluppo, per creare le condizioni culturali (la funzione educativa del manager e dell'impresa) ed economiche affinché possa svilupparsi un nuovo modo di fare economia e, di conseguenza, anche un nuovo stile di gestione delle persone e quindi delle imprese. La sostenibilità può rappresentare la nuova stella polare nel fare impresa, dove un'impresa responsabile e un cittadino consapevole possono dialogare e legittimarsi vicendevolmente, per e nella costruzione del bene comune. La strada della partnership (quella che con Francesco Peraro abbiamo chiamato “La responsabilità sociale di territorio”, nel libro pubblicato da FrancoAngeli Editore), consapevole e costruttiva, è l'unica che può ridurre il conflitto tra impresa e lavoro e dare un futuro alla comunità. A patto che l'adozione di obiettivi ambientali e sociali, precisi e stringenti, a fianco degli obiettivi di profitto, non venga interpretata come una graduale perdita di libertà personale o d'impresa. Si tratta di adottare un radicale cambiamento di prospettiva che va condiviso con gli stakeholder e l'opinione pubblica. I manager ed i leader del futuro dovranno quindi fare propri i principi della sostenibilità, intesa non solo come “riduzione degli sprechi” e impegnarsi a comunicare l'idea che solo il rispetto per l'ambiente, la società ed il bene comune, può garantire ed espandere la libertà delle persone, mettendo in stretta relazione libertà con responsabilità, obiettivi locali con obiettivi globali, profitto con rispetto per l'ambiente. I manager devono pertanto fare propria la visione della responsabilità sociale d'impresa secondo la quale “la responsabilità sociale è una nuova modalità di considerare i rapporti tra le persone, tra le persone e le organizzazioni, tra le organizzazioni e tra queste e l'ambiente”.

Giampiero Vecchiato - Senior partner di P.R. Consulting srl, Agenzia di Relazioni pubbliche di Padova - Professore a contratto Università degli studi di Padova

in collaborazione con Marta Bagno

@pierovecchiato

Giampiero Vecchiato

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