Start-up o Start-Old? Il caso Pasta Zalla

di Beniamino Piccone - 22 febbraio 2017

Sono passati ormai quattro anni dal varo dello Start-up Act (2012), ma sono ancora pochi i capitali di rischio investiti nelle start-up. Prevale il capitale di amici e familiari, il cosiddetto “family&friends”, nonostante gli incentivi fiscali non siano male.

A livello nazionale nel 2016 gli investimenti di “venture capital” sono stati pari a 217 milioni i di euro contro i ben 3,2 miliardi di euro del Regno Unito. In ogni caso, al 31 dicembre 2016 sono 6.745 le start-up innovative iscritte al Registro delle imprese (solo Milano fa il 15% del totale, confermando la dinamicità del capoluogo lombardo).

Spesso sono i giovani a lanciare le start-up, con la classica voglia di fare e sfondare tipica dell’età. In alcuni casi sono invece soggetti over-50 che si buttano nella mischia, nell’arena competitiva. Daniele Capozzi, fondatore di Pasta Zalla www.zalla.it , è un caso meritevole di essere raccontato. Dopo 25 anni da commerciale nel settore della pubblicità, a ben 52 anni si è buttato in un nuova impresa con un prodotto “vecchio” di centinaia di anni come il Tortellino.

Il progetto  Pasta Zalla ha preso ispirazione da articolo di Stefano Bonilli, fondatore di “Gambero Rosso”, che tesseva le lodi del vero tortellino. Capozzi, dopo aver letto e pensato, ha deciso di agire cercando di realizzare il "Tortellino del decennio" o anche il #Tortellinochenoncè e portarlo sulle tavole del maggior numero di persone possibile.

Nei primi mesi del 2012 Capozzi si organizza per “mettere su bottega”; il negozio “Pasta Zalla” (cioè pasta gialla, in dialetto bolognese), al quartiere Nomentano sarà poi inaugurato nel settembre 2012. Le soddisfazioni non hanno tardato a venire e ben presto Pasta Zalla è diventato una roccaforte bolognese nella capitale.

La cosa interessante è che Capozzi, senza pensarci troppo, e anche con poca consapevolezza del mezzo, ha aperto l’account su twitter @PastaZalla, riscuotendo un successo non banale, oltre 5.200 follower. Twitter permette, se ben usato, di ottenere enormi soddisfazioni, in particolare a livello di brand. Secondo Capozzi, “in poche battute si creano relazioni interessanti, con persone che hanno i tuoi stessi interessi e che possono essere coinvolte direttamente. Su Twitter si è tutti un po’ più “veri”, perché in 140 caratteri hai poco da raccontare storie, vai subito al sodo”.

Pasta Zalla vende sia a privati sia nel menù di due ristoranti interni presso Eataly a Roma Ostiense. I numeri sono ancora poco significativi, ma ciò che conta è il percorso di crescita. A fronte di tante piccole imprese che rimangono piccole, Pasta Zalla vuole crescere, non si accontenta di rimanere dov’è. E vuole farlo con l’aiuto della rete e dei social network.

Qualche numero. Tra novembre e gennaio Pasta Zalla ha movimentato presso una clientela di privati (botteghe e ristoranti) circa 2.000 kg di tortellini di cui circa il 50% totalmente fatti a mano e il 50% sempre rigorosamente artigianali ma con una parte della lavorazione meccanizzata.

Al di là delle aziende iscritte nel Registro delle imprese innovative (solo 300 su quasi 7.000  hanno un fatturato superiore ai 500mila euro), sono molte le imprese italiane che non hanno inventato nulla, se non il “come” il prodotto/servizio viene proposto alla clientela. Conta lo spirito di servizio, la cultura dell’eccellenza, la curiosità di diffondere sulla rete il proprio credo. Le vie sono infinite. Il nostro apprezzamento va a chi ci mette l’anima come Daniele Capozzi.

 

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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