Il caso Zuegg, un ottimo esempio di passaggio generazionale

di Beniamino Piccone - 7 marzo 2017

Nel lontano 1860 Ernst August e Maria Zuech – questo il cognome originario della famiglia che diventerà Zuegg solo agli inizi del 1903 - a Lana d’Adige cominciarono la coltivazione della frutta insieme ai loro 14 figli. Si partì con il commercio delle mele, vendute anche in Russia – con la ferrovia del Brennero, aperta nel 1965 si arrivava fino a San Pietroburgo - per passare poi, tra le due guerre, alla produzione di succhi e confetture.

Negli anni Cinquanta Zuegg inventa il Fruttino, il primo multivitaminico italiano, costituito da marmellata di mele cotogne e aggiunta di vitamine. Un successo enorme. Una “bomba energetica” da dare ai bambini per merenda. L’Italia inizia a conoscere la Val di Non.

Sono passati 156 anni e la Zuegg è un’impresa coi fiocchi, i numerosi passaggi generazionali hanno funzionato. Oggi lavorano 20 milioni di chili di frutta all’anno ed il 30% arriva da frutteti di loro proprietà. Il fatturato 2016 ha superato i 300 milioni di euro, 5,5% in più che il 2015, 600 dipendenti, molti dei quali nel maxi-stabilimento di Verona, (un altro ad Avellino) costruito inizialmente nel 1962.

L’amministratore delegato di oggi, Oswald Zuegg, è pronto per partire con una nuova campagna pubblicitaria: “Il nostro segreto è produrre buona frutta e non bistrattarla. Dunque prodotti naturali, con sempre meno zucchero...Non ci sono più i bambini gracili di un tempo ma tanti bimbi e ragazzi obesi”.

Così come il suo padre Karl – che riuscì negli anni ’20 a trasformare la piccola impresa agricola a gestione familiare in un’azienda moderna e strutturata – così oggi Oswald Zuegg intende far le cose sul serio. Dopo aver ripreso da altri membri della famiglia il controllo totale delle azioni, e viaggiato in lungo e in largo nel mondo, il capo azienda si è focalizzato sulla materia prima, come è giusto che sia per chi trasforma frutta. “Garbage in, garbage out”, dicono gli americani. Se hai in ingresso fuffa, non puoi uscire con un prodotto di qualità. Il pubblico se ne accorge, non è stupido.

Zuegg sottolinea che “la frutta più bella non sempre è la più buona. Lo sanno tutti che il vino buono non si fa con la bellissima uva da tavola. Vale anche per le fragole: quelle belle e croccanti vanno bene per il consumo immediato, ma se le cuoci non rendono nulla. Allora noi produciamo fragole in Polonia, dove maturano ad agosto e non a maggio”.

L’idea di integrare le attività in modo verticale, garantendo in casa la qualità delle materie prime è un’idea vincente perseguita anche da veri primi della classe come Giovanni Rana – che ha comprato in Argentina dei terreni dove pascolano mucche per la produzione dei ragù – che Michele Ferrero che in Turchia coltiva su propri terreni le nocciole (visto le italiche “tonde gentili” non bastano più).

Il business delle marmellate va molto bene. Via l’acido citrico e dentro il succo di limone (come il temibile concorrente Rigoni). Meno la divisione succhi di frutta, poichè il consumatore è sempre più attento a ingerire pochi zuccheri. Solo nel 2016 Zuegg ha venduto 25 milioni di litri in meno rispetto al 2015.

Se solo il Sud Italia avesse avuto degli imprenditori come Zuegg, adesso, invece delle raffinerie dismesse, avremmo fior fior di aziende. Un errore colossale, sostenuto da politiche di industrializzazione statale che hanno prodotto illusioni e povertà. E truffe conclamate come quelle di Nino Rovelli della Sir.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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