Imprese non ostili, capaci di dar forma a dialoghi

di Michele Popolani - 6 marzo 2017

Le parole rafforzano i legami, o possono contribuire a lacerarli, in tutti i tipi di relazione. E di comunicazione vive anche l’impresa, dal punto di vista dei segnali che lancia al mercato, e dal punto di vista della “buona” o della “cattiva” comunicazione che circola all’interno delle aziende.

Da Trieste, nelle scorse settimane, è partita l’idea di diffondere “il virus positivo dello scegliere le parole con cura”.  Rosy Russo, insieme a un gruppo di sostenitori e di imprese “visionarie”, è riuscita a riunire a “Parole O_Stili” - la due giorni di metà febbraio che ha lanciato l’iniziativa - giornalisti, comunicatori, influenzatori della rete, opinion leader, consulenti, e molto altro ancora, mettendo al centro del progetto un obiettivo preciso: costruire legami tra persone che credono nella possibilità di migliorare le cose, nei rispettivi ambiti di attività, con il dialogo che unisce e cerca di “costruire ponti”, lontano dalle invettive che lacerano e molto spesso distruggono. 

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“L’ostilità non è nata con la Rete”, ha detto Alberto Fedel di Newton Management Innovation aprendo l’incontro, anche se oggi è proprio in rete che le “parole che feriscono” si moltiplicano diffondendosi indisturbate e senza argini, in un mondo che rischia sempre più spesso di non poter disporre più degli agenti “mediatori” che abbiano conosciuto prima dell’avvento dei social network. Due aspetti vanno sottolineati:

Comunicazione non verbale. Parole scritte, fotografie e filmati ci vengono proposti dai nostri contatti sui social network in un percorso in cui molti elementi non possono essere valutati, diversamente da quello che normalmente accade in un dialogo tra persone presenti fisicamente nello stesso luogo. La vicinanza fisica, infatti, ci permette di percepire il contesto attraverso la valutazione di molti elementi in più, primo tra tutti l’eventuale clima di tensione e la pressione a fare le cose velocemente che spesso origina malintesi e incomprensioni.    

I social network non sono media. Verifica delle fonti, controllo dei fatti, opinioni a confronto, equilibrio informativo: tutti elementi strutturali del lavoro giornalistico, che i frequentatori della rete possono considerare o meno quando pubblicano i loro post, twittano, instagrammano, eccetera. Naturalmente l’impatto di questa diversità è elevatissimo, e aumenta quando i contenuti vengono condivisi disperdendo l’informazione relativa agli autori originari e all’affidabilità delle fonti.

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Rispondere a questo aumento della complessità con una “iper-normazione” e una gerarchia alla “grande fratello” non appare una strada percorribile. Su questo, a “Parole O_Stili”, Alberto Fedel ha tratteggiato il quadro di riferimento che riguarda le imprese, il lavoro dei professionisti e il ruolo dei social network. Il consulente ha messo al centro la necessità di “superare tutte le rigidità”. L’attenzione a come si forma e a come evolve l’intelligenza collettiva nelle organizzazioni può fare la differenza. Le priorità sono legate alla consapevolezza di far parte di “comunità” che si possono tenere insieme attraverso la condivisione di valori e di comportamenti “non ostili”, che mettano al centro la “responsabilità” intesa come capacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni sugli altri, passando - come è stato detto - “dall’io al noi”. Una agenda densa, per le imprese e per i professionisti, da affrontare tenendo conto che per le imprese una delle sfide principali è quella della cosidetta “cittadinanza organizzativa”, da sviluppare facendo salire i contenuti dal basso. Ai professionisti che supportano le imprese (a partire da commercialisti, avvocati, consulenti d’impresa ma non solo) il compito di differenziarsi dalle fonti disponibili in rete gratuitamente o a prezzi low-cost, con un lavoro di costruzione di un valore aggiunto percepibile dal cliente. Un lavoro che per molti versi è simile a quello delle “media-company” che creano contenuti editoriali cercando uno spazio rispetto a quello che la Rete sforna incessantemente e gratuitamente.

Un dialogo, quello partito da Trieste a “Parole O_Stili”, che continuerà nei prossimi mesi, unendo competenze ed esperienze diverse con l’obiettivo di riflettere e costruire capacità che aiutino ad “abbassare l’ostilità” nel mondo della comunicazione, delle imprese e delle professioni, in Rete e fuori dalla Rete, soprattutto tentando, come ha sottolineato Vera Gheno dell’Accademia della Crusca, di “uscire dai propri ambiti di appartenenza”, in quel territorio spesso poco frequentato, al confine tra le diverse discipline, in cui si può fare il cambiamento vero.

 

Sito Internet:

www.paroleostili.com

 

Michele Popolani - Consulente di management

@popolani 

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